
Il nuovo libro dell’Emerito Professore Enrico Costa, nato come “Centone” di due opere di Rossini, è in realtà opera “Buffa” in proprio, occasione letteraria ed esempio divertente, divulgativo e profondo. Il professore ripropone la lettura della “Italiana in Algeri” e del “Un Turco in Italia” fondendoli, senza unirli, in una spericolata cavalcata di parole che compie un percorso di allegra ricerca culturale.
Il romanzo, perché alla fine l’unità delle esperienze lo trasforma in questo, oltre a proiettare su carta la grande musica del compositore italiano, si snoda attraverso le vicende dei due protagonisti e di una galleria di personaggi che rappresentano la varietà folle, o stralunata, o eroticamente possessiva, o anche semplicemente svagata, del genere umano. Saltellando in un Mediterraneo di cui si rimpiange l’unità culturale, attraverso le atmosfere azzurre dei luoghi e il chiacchiericcio cantato delle schermaglie amorose, il lettore s’immerge dopo poche pagine nel mondo magicamente reale dell’Opera Buffa. Un mondo che conquista senza invadere, e che con leggerezza solleva i macigni più pesanti del faticoso mestiere di vivere.
Rossini ne sarebbe stato contento. Tra lazzi e divagazioni, tra ricerche etimologiche e descrizioni gastronomiche, tra Bennato e i librettisti post-Metastasio, il professor Costa si diverte a giocare con il racconto e con le trame possibili. Inventa o rimarca, gioisce della musica – di cui il libro è permeato, e che ne stimola l’ascolto in modo decisivo- e trae spunti di assoluta comicità. I Pappataci e i Kaimakan, le gelosie e le paure, le ciglia sbattute e il braccio dato, tutto è gioco sottile, tutto è riflessione immediata, tutto è oggetto di sorriso e di approfondimento.
La grande erudizione di Enrico Costa, mai sfoggiata ma sempre usata in modo bonario ed ironico, lo accosta, per le modalità d’impiego e per lo sferzante umorismo, ad un grande della cultura italiana come Umberto Eco. Si serve del cumulo di nozioni per tracciare strade che, se all’apparenza hanno finalità quasi manieristiche (è del poeta il fin la meraviglia…) in realtà riconducono ad una visione umanistica della realtà. Una visione che però non tralascia mai l’insieme armonioso delle circostanze dietro le quali si cela il destino inesorabile della condizione umana. E la riflessione, che a tratti diventa autobiografica, diventa ardua, senza mai perdere di forza e neanche di allegria.
In “Selim e Isabella” si respira, alla fine dei conti, la gioia del racconto libero da ogni scopo, se non quello di manifestare un immenso amore per l’esistenza e la passione, lungimirante, per l’Architettura Sublime di ogni cosa, riflesso dell’esistenza di Dio. Un Dio sorridente.
*Selim e Isabella, città del sole, 2016, 18 euro.
Il professore Costa sarà ospite di “Calabria d’Autore” Venerdi 6 Maggio alle 19 per presentare il libro. Lo accompagnerà il musicista calabrese Fabio Macagnino.
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