“L’attenzione verso il corpo si è trasformata in una preoccupazione assoluta e nel più ambito passatempo della nostra epoca” Zygmunt BaumanBasta fare una passeggiata sul Corso Garibaldi di Reggio, su corso Mazzini di Catanzaro o di Cosenza per rendersi conto della grande verità che questa affermazione contiene. Reggio, Catanzaro, Cosenza, ma anche Vibo e Crotone sono perfettamente inserite nel contesto della neo-società dell’apparire, fondata sulla ricerca della perfezione fisica ad ogni costo, anabolizzanti e chirurgia plastica compresi.
La bellezza del corpo è il classico specchietto per le allodole: la trappola consiste nella potenza dell’apparire. La forma a scapito della sostanza. Il fumo più dell’arrosto.
Secondo le nuove regole etiche, un bel fisico non passa inosservato anzi non deve e non può. Tutto ciò che ci circonda non fa che ricordarcelo in ogni momento. L’abbigliamento è rigorosamente per taglie perfette, dove le taglie perfette sono il punto di equilibrio su cui poggia tutto il consumismo odierno. Non c’è possibilità di scelta: vestirsi diversamente significherebbe essere tagliati fuori dalla moda del momento e quindi essere il “diverso” della categoria tempi moderni.
Non resta quindi che fare sforzi per entrare nelle taglie “slim” degli indumenti, dal momento che non sono più i vestiti ad adeguarsi ai vari “tipi fisici”. Adesso è il corpo che deve adeguarsi ai vestiti. Imposizione questa che manipola tutti, si fa beffe facendo credere che ci siano possibilità di scelta, quando in realtà i prodotti da scegliere sono sempre gli stessi: stretti e per gente in forma.
La televisione violenta il cervello. Programmi che esaltano solo la superficialità e il materialismo irrompono giornalmente nelle case di ognuno di noi. Creano personaggi compiuti di sola esteriorità che vengono proposti come modelli di fascino. La gara a chi è più bello è nociva alla nostra salute mentale.
La vera bellezza è a stretto contatto con l’imperfezione, con la diversità delle forme e con la differenza di peso. La bellezza è disarmonica, personale, paradossalmente invisibile.
L’individualismo estremo, teso in realtà ad una omologazione di massa, conduce alle estremizzazioni, che non vanno mai bene, ma è anche vero che deve essere evitato per via del puro buon senso e non per finta ribellione o mancata empatia.
C’è la pubblicità assillante e invadente. Figure maschili e femminili danno consigli su come vestirci, cosa mangiare e come divertirci. Esprimono giudizi e impartiscono soluzioni. Siamo vittime di una sistema che divora la mente e favorisce i corpi.
E poi ci sono i social network palcoscenico dell’esteriorità. Mezzi incontrastati dello sviluppo dell’immagine. Fortezze dove il potere dell’apparenza si trincera per non essere fatto a pezzetti dalla realtà. C’è Photoshop che trasforma i ranocchi in principi, i bruchi in farfalle e spiana le montagne.
Insomma ritocca la verità consentendo la gara ai commenti migliori e facili e la vincita per il premio alla falsa identità. I “selfie” che illudono di essere principesse o attrici. I muscoli da muratore (massimo rispetto per loro, che almeno lavorano) e i cervelli di struzzo. Labbra e sguardi seducenti ed incapacità a formulare un pensiero razionale. Riccioli piacenti, sorriso smagliante, e ragionamenti da pitecantropi.
Siamo in caduta libera. Una nuova forma di pazzia, l’immaturità cronica e il narcisismo quasi onanista dell’Io. La follia limpida del sembrare tutto e non essere nulla.
I ragazzi di oggi, giovanissimi e giovani sono nel vortice di una centrifuga che li strizza il più possibile per asciugare in loro ogni possibilità di confronto. Tutti insieme hanno tantissimo in comune.
Maschi e femmine sono attenti alla cura esteriore nella stessa maniera. Lo stesso gusto estetico e la stessa estetista. E non c’è neanche una volontà di seduzione dietro: non c’è una potenza sessuale, o un banalissimo desiderio d’amore. C’è soltanto il voler assomigliare necessariamente al modello di perfezione indotto e seguire il messaggio culturale della fisicità come strumento primario per essere. Sono perduti al pensiero.
Basta camminare per le strade “importanti” delle città calabresi all’ora di punta e osservare le ragazze e i ragazzi: sono tutti uguali. Sono tutti molto simili. Sarebbero loro l’unica risorsa della società che però li omologa e li depotenzia di fronte alla vita.
I ragazzi, uomini del futuro, non dovrebbero essere così. Devono sforzarsi a coniugare bellezza esteriore ed interiore. E’ importante curare l’aspetto fisico, ma non fondamentale. Più importanti sono gli scambi di vedute, l’impegno sociale, la raffinatezza dei ragionamenti, il contenuto di un libro o l’esperienza di un viaggio.
È solo così che potrebbero diventare risorsa vera della società: con i pensieri e le idee sviluppati attraverso l’interesse globale per la vita che non ha confine con il corpo, ma lo include senza però farne il centro del mondo.