Una giornata al museo, per i Bronzi ma non solo

Una giornata al museo, per i Bronzi ma non solo
Museo I bronzi di Riace ritornano a casa; il museo della Magna Grecia di Reggio Calabria, dopo i lavori di ristrutturazione, è infatti ripartito alla grande: così come avrebbe voluto Paolo Orsi, il celebre archeologo trentino che fu soprintendente alle antichità in Calabria nei primi decenni del ‘900 e che per primo auspicò un grande contenitore in regione dedicato ai giacimenti archeologici.

Le statue bronzee greche per eccellenza sono tornate nel museo progettato dall’architetto Marcello Piacentini dopo il terzo restauro e una lunga attesa di 5 anni. Per vedere i Bronzi da vicino bisogna passare per due stanze che filtrano l’aria e proteggono il delicato equilibrio microclimatico all’interno della sala. Appena dentro la sala a loro dedicata il Bronzo A e il Bronzo B (così vengono definiti dagli esperti) fanno da superstar, sorvegliati a vista, protetti dal sistema di sicurezza e adagiati su due basamenti antisismici in marmo bianco. Nella stessa sala sono conservati i bronzi di Porticello (V sec. a.C.), ritrovati nel 1969 al largo dello Stretto di Messina.  

Il progetto del MArRC (Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria) è di grande impatto e lo proietta a livello mondiale, sono oltre 400 le vetrine di reperti contenute nella struttura. Il percorso espositivo – un viaggio nell’antica Calabria – parte dalla sala dedicata al Paleolitico: ci sono ornamenti di 19mila anni fa trovati nella grotta del Romito (in provincia di Cosenza), che è una delle espressioni più alte dell’arte paleolitica italiana e aiuta il visitatore a capire come viveva il nostro antenato, l'uomo di Neanderthal; il visitatore può conoscere come si svolgeva la vita nei villaggi e come nacque l’agricoltura (IV mila a.C.); si delineano i primi utilizzi del cavallo domestico e dell’aratro (III mila a.C.). Un viaggio indietro nel tempo attraverso il lavoro quotidiano, le prime espressioni d'arte, gli oggetti di tutti i giorni.
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Ogni stanza del museo è ben definita, luminosa ed elegante. Il percorso è guidato da pannelli descrittivi, ricostruzioni in 3D e giochi interattivi. È evidente – continuando la visita – come la cultura, la storia e l’arte locale siano state contaminate e modellate dai traffici mediterranei che vedevano nella Calabria un punto di approdo e di primi insediamenti stanziali. All’inizio del 1° millennio a.C. i primi attori di questi scambi sono stati i Fenici, provenienti dalle fiorenti città-stato dell’attuale Libano. Gli Enotri, si attesta, sono il primo popolo non barbaro ad abitare l’attuale Calabria. Secondo Aristotele dal re enotrio Italo la Calabria e la Basilicata avrebbero preso il nome di Italìa e questa terra venne infine colonizzata dai Greci (IIIV-IIV sec. a.C.).
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L’esposizione museale continua e mostra a tutto tondo l’importanza acquisita dal territorio calabrese (e non solo) con la crescita della leggendaria Magna Grecia. Locri Epizefiri, Kaulonia, Krimisa, Kroton, Sybaris. Le fondazioni di queste polis, la vita economica e sociale delle colonie magnogreche, i rapporti con i Brettii, la produzione artigianale e artistica, sono efficacemente rappresentate nella grande sala a loro dedicata all’interno del MArRC. Basta citare qualche unicum: la testa marmorea di Apollo Aleo di Cirò, i Dioscuri e i pinakes di Locri, i fregi degli edifici sacri provenienti dall’attuale Monasterace Marina. Ancora, vengono mostrate le attitudini magnogreche e locali agli spettacoli teatrali e alla musica. Si conclude il tour dell’esposizione permanente con la visita sulla Reggio antica, Rhegion, «il centro del Mediterrano».museo