LA PAROLA e LA STORIA. Avanti e arretu

LA PAROLA e LA STORIA. Avanti e arretu
avanti   Avanti, come in italiano, oltre che avverbio di luogo e di tempo (sta per ‘prima’) è una incitazione a proseguire diritto: ‘ma davanti a lu schìcciu fermati!’, ‘davanti al baratro fermati!’ ammoniva il detto contro ogni fanatismo. Schìcciu è un luogo in cui si può precipitare facilmente e schicciari significa far uscire con facilità: Pariva un partu difficili ma lu schicciàu nta nenti!, sembrava un parto difficile ma la  madre ha scivolato fuori di sé il bimbo via in quattro e quattr’otto; schicciaculi  erano detti i frutti piccoli del ficodindia.

Il contrario è arretu (dietro) ma le due parole sono dialetticamente congiunte e indicano, specie nella paremiologia, luoghi e tempi diversi: cu avanti non pensa arretu suspira (chi prima non pensa è poi costretto a sospirare), cu paga li pisci avanti arretu li mangia fetenti, chi paga i pesci prima poi è costretto a mangiarli puzzolenti.

Avanzarretu è invece un avverbio di modo ed indica e significa ‘alla rovescia’: dunque errare nell’indossare un capo di abbigliamento o fare le cose in modo deliberatamente errato invertendo l’ordine naturale delle cose: nci piaci mi faci li cosi avanzarretu, è uno che va contro corrente.

L’avverbio ha un equivalente in lingua grecanica: apissu-ambrotte.

Acqua davanti e ventu d’arretu  è invece un cattivo augurio,  una maledizione, ‘che tu possa avere mentre cammini la pioggia davanti a te e il vento di dietro; la si riserva a chi ha deciso di abbandonare gli amici o i familiari in difficoltà.

A volte qualcuno nella dialettica interpersonale cerca di anticipare l’avversario o il concorrente, facendo una mossa azzardata: si jettàu avanti no mi resta arretu (si è buttato avanti per non restare indietro).

A nd’arretu nd’arretu è una espressione che indica l’indietreggiare continuo in una malattia e l’avvicinarsi così alla fine ma, anche, il progredire di anno in anno verso il disastro economico e il fallimento: e chi facimu? Jamu a nd’arretu nd’arretu come i cordari?

L’espressione fa riferimento al lavoro dei cordai che lavoravano in coppia: uno girava la manovella della torcitura e l’altro indietreggiava aggiungendo la canapa al filo e allungando così la corda fino alla dimensione voluta. 

A volte ‘restare indietro’ si diceva ttrassari, (dallo spagnolo atrasàr, rimanere indietro, atràs) non presente nel dizionario di Rohlfs, con gli aggettivi derivati ttrassatu, dim. ttrassateddhu.

Ttrassari significa essere in ritardo rispetto a un programma che si era fatto, rispetto ad un lavoro stagionale: chist’annu sugnu un poco ttrassatu cu la puta, quest’anno sono un po’ indietro con la potatura, pensava mi finisciu dominica ma mi ddulliai un pocu e perciò sugnu un pocu trassateddu, pensavo di finire domenica ma ho perso un po’ di tempo e sono rimasto un pochino indietro.

Il Spagna era rimasto memorabile il paso atràs di Lagartijo, famoso torero di fine Ottocento che prima di uccidere il toro faceva un passo indietro: per difendersi, ove la bestia avesse evitato il suo colpo e contrattaccato, ma anche  per una sorta di riflessione su se e sull’altro prima di dargli, a cuore non leggero, la morte (Clara Gallini, Il paso atràs del matador, in “Belfagor”, n. 6/2000, pp.639-655).

Franco Mosino ha pubblicato, nel suo Storia del villaggio greco di Gallicianò (Bova 2002, p. 87), un documento dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria risalente al 1768 in cui il Governatore e Giudice di Condofuri Francesco Arcidiacono, scrivendo a Nicolò Ruffo signore della Terra di Amendolèa, nominava suo luogotenente tale Vincenzo Romeo con il potere di arresto in flagranza di delitto “perché non resti attrassata la giustizia”.