RECENSIONE. Al Primo di Villa SG scene con fermate di Domenico Loddo

RECENSIONE. Al Primo di Villa SG scene con fermate di Domenico Loddo
loddo Ci sono luoghi dove l’impensabile può accadere, dove il paradosso appare uno dei possibili scherzi dell’esistenza, dove il racconto dell’irrealizzabile diventa il pretesto per riflette sugli esseri umani e le loro esistenze originali, come originale è la vita. Uno di questi luoghi è il teatro, che si fa carne di personaggi plasmati dalla creatività dei loro autori. Come quella colta e ipertrofica di Domenico Loddo (per i più Domneico Bafometto Loddo). Il Teatro Primo di Villa San Giovanni, ancora una volta si è fatto ventre accogliente per  la prima nascita della sua nuova opera: “Scene Con Fermate. Dialoghi all’indomani dell’oggi nell’impossibilità di essere ancora ieri”.

Proviamo a immaginare a cosa succederebbe se nel nostro spazio scenico si incontrassero due o più personaggi antitetici per storia, geografia, cronologia e attitudine”, scrive l’autore. E così grazie al pensiero visionario di Domenico Loddo, il moto del tempo e dello spazio è distorto, plasmato e confuso. Questa operazione immaginifica ha consentito a Gesù di incontrarsi con Socrate, a Darwin di trovarsi al cospetto di un San Pietro indifferente, ha catapultato Maria Antonietta all’interno della casa di una casalinga disperata di Voghera, ha creato l’amore saffico tra Giulietta Capuleti e Lucia Mondella, il rapporto contrastato tra Giovanna D’Arco e Giordano Bruno.

Le intuizioni sceniche sono tante. La musica è eseguita dal vivo da Domenico Canale che arriva sul palco come un’apparizione il cui senso si comprenderà alla fine dello spettacolo. Gli attori - guidati dalla regia di Christian Maria Parisi - Milena Bartolone, Silvana Luppino, Stefano Cutrupi, Paride Acacia, Tino Calabrò, sono sudore e carne. Con le loro multiformi interpretazioni, danno un senso alla parola “passione”, per un mestiere che richiama l’urgenza dell’anima e del corpo come un tutt’uno inscindibile.


Ma su ogni cosa prevale un testo pieno  di parole, di citazioni nascoste - un omaggio appassionato a Jorge Luis Borges, Manlio Sgalambro, Fleur Jaeggy, Alan Moore, i Doors - di significati che ribaltano la logica e la linearità scontata dei nostri pensieri, di sorrisi per l’affare buffo che è l’uomo, di  malinconie per un passato ”inaccessibile” e un futuro “inarrivabile” . L’opera è un percorso in cui diverse visioni si incontrano e si scontrano quasi in un processo sillogistico, dove la sintesi tocca a noi spettatori trovarla, sempre che ci sia.

Alla fine i  grandi del passato che hanno percorso la scena, ci appaiono piccoli esseri umani, fragili, buffi e divertenti, inermi, alla ricerca di una qualche felicità, di un senso al loro esistere, di un incontro che fermi il tempo che renda salvo lo spazio, bisognosi l’uno dell’altro, nelle loro perfette solitudini.

“In silenzio soffro i danni del tempo, vivo il rimpianto della via smarrita, nell’incerto cammino del ritorno… a chi darò i miei ricordi? A chi accarezzerò la mano? Per chi inventerò domani, con stanche frasi appassionate? Di chi conoscerò ogni piega, ogni umore, ogni voglia, ogni respiro? Con chi vivrò ancora ciò che mi appariva noia? Con te che te ne vai, con te, con te, con te …”.