Un pezzo di Calabria è esposto dall’1 marzo al Museo Egizio di Torino. È il Toro cozzante, un reperto bronzeo di età magnogreca ritrovato nel parco archeologico di Sibari 12 anni fa e adottato dall’imperatore Augusto nella sua monetazione. L’esposizione temporanea all’Egizio è promossa dal Polo museale della Calabria e durerà fino l’1 ottobre: il Toro in bronzo dopo tornerà nel Museo della Sibaritide.La valorizzazione di questo reperto, esposto in un museo prestigioso come quello Egizio, apre il Museo archeologico di Sibari a contatti ampi e di carattere internazionale oltre a focalizzare l’attenzione, non solo specialistica, su un patrimonio archeologico di grande interesse che già nell’antichità testimoniava un grande sincretismo culturale. A differenza della altre famose statue in bronzo di cui si fregia la Calabria (Bronzi di Riace e di Porticello, esposti al MArRC) trovate in mare, si conosce esattamente il contesto di provenienza della statua di Toro cozzante che è stata rinvenuta in un importante edificio pubblico romano, ma è di molto anteriore ad esso: si data infatti tra la fine del V secolo e gli inizi del IV secolo a.C.
La statua, che rappresenta il simbolo della polis panellenica Thurii, è stata parzialmente restaurata in epoca romana ed esposta come un antico e venerato simbolo di continuità storica e politica tra la fondazione periclea e la colonia latina.
“Il prestito al Museo Egizio di Torino trova ragion d’essere nella tematica specifica sull’Egitto scelta per la mostra”, spiega la direttrice del Museo della Sibaritide Adele Bonofiglio. “Il Toro costituisce infatti un reperto archeologico di grande interesse perché collegato al culto di Iside e quindi alla presenza dei culti isiaci anche a Sibari, oltre a costituire un oggetto di pregevole fattura”.
Le scoperte più recenti della ricerca archeologica sull’area di Casabianca – dove è stato trovato il Toro – da parte della Scuola Archeologica di Atene, attestano infatti la presenza di un santuario dedicato ad Iside (la dea della fertilità nella mitologia egizia). Si tratta di un’opera di elevata qualità artistica che si può porre a confronto solo con originali greci in marmo o in terracotta, ma non con altri originali bronzei che sono andati perduti e sono noti soltanto dagli autori antichi.