Il Nobel a Bob Dylan (e io feci bene a scappare da casa)

Il Nobel a Bob Dylan (e io feci bene a scappare da casa)
Dylan  Senza avere una direzione, una casa per rilassarsi, una donna con cui giacere sazio, il conforto di un pensiero forte. Senza una via da seguire, un orizzonte da rincorrere. Senza parole a volte persino senza   musica. Sentirsi ed essere, realmente e soltanto, una pietra che rotola.

Incessantemente, rimbalzando, subendo colpi e ferite; rinunciando al ruolo, deponendo la maschera, evitando la facilità e abbracciando il tormento.

 Il vecchio Robert Zimmermann ha superato il secolo breve e il suo crepuscolo, approdando infine al più alto riconoscimento possibile. Premio Nobel per la letteratura per il joker che ha sempre guardato le strade attorno a lui, raccontandoci l’umanità con la crudezza della poesia autentica.

 Schivo, disinteressato al successo, lo sguardo puntato sugli ultimi, mai innocente anzi carnefice in prima istanza di se stesso, Bob Dylan ha sempre rifiutato etichette e stereotipi anche quando farlo poteva significare guai. Traditore di tutti, ma solo in apparenza in realtà sempre assorto nella sua incessante ricerca.

Folk singer profetico e poi vagabondo elettrico. Con il movimento hippy e subito dopo accanto a Peckinpah lanciando coltelli nel migliore western di sempre. Uomo che amava le donne a sua volta riamato, e poi solitario e distaccato sperimentatore di peyote e mescalina. Politico senza mai parlare di politica afferrando le problematiche sociali dal collo, Dylan ha scolpito le parole nello stesso vento della sua prima grande canzone. Le ha musicate estraendone le note dai sintagmi. Ha creato opinioni, correnti di pensiero, mode e filosofie, e poi magari ha cambiato idea. Ha cercato Dio arrivando persino a sfiorare la Fede, si è imbevuto di Marx, Sorel e Bakunin, ha rinunciato mille e mille volte al facile appetito della gloria, come una pietra che rotola, perché non poteva essere niente altro.

 Spietato come chi tenta di raccontare la realtà, un po’ Ulisse un po’ Achab, prodigioso nelle intuizioni, precursore, innovatore ma anche furibondo avversario delle derive moderniste, Bob Dylan ha inventato i cantautori, ed è l’erede diretto degli Aedi che musicavano la poesia. Il Nobel sarà per lui l’ennesima partenza, e per noi che lo amiamo la definitiva conferma della sua grandezza.

Ho visto Bob Dylan dal vivo all’Arena di Verona il 20 maggio del 1984. E’ uno dei ricordi più belli della mia vita; sapevo di assistere a qualcosa di più di uno spettacolo. Era il mistero di questa esistenza, piuttosto, che emergeva da quella voce nasale e sfiancata, ma inconfondibile.

Scappai da casa, per il concerto, allora. Oggi so che avevo ragione.