Il compleanno di Rino Gaetano. Ad esempio a me piace il Sud

Il compleanno di Rino Gaetano. Ad esempio a me piace il Sud
rino  Rino Gaetano il 29 ottobre del 2016 avrebbe compiuto 66 anni. Ci ha lasciato troppo presto, il folletto calabrese impossibile da definire e inquadrare in una precisa corrente artistica o in un movimento. Cantautore geniale e allegro, privo della smania didattica di esplicitare le sue idee in quei comizi estremamente politicizzati dell’epoca, ma dotato di una leggerezza grave che lo poneva al guado tra impegno e disimpegno.

Burlone, autoironico, smitizzante, eppure oggi già mito anche per chi è lontanissimo dalla sua visione del mondo, il calabrese d’origine Rino, romano d’adozione, ma cittadino del mondo a tutti gli effetti, ha lasciato un bagaglio di canzoni che non riescono ad invecchiare. La sua drammatica e prematura morte ne ha cristallizzato l’immagine e la sua musica rinverdisce ad ogni ascolto, struggentemente attuale, malinconicamente presente, sempre illuminante.

Ha toccato tutti i temi dell’esistenza, il caro Rino Gaetano: l’amore in ogni sua variabile, il lavoro e le sue nevrosi, la solitudine esistenziale, la critica del consumo spietato. Ogni sua canzone ha un senso compiuto anche estrapolata dal contesto storico e artistico in cui si muoveva; non è degli anni 70’, non è degli ’80, è solo dannatamente attuale sempre, e senza scorciatoie o strizzatine d’occhio al successo facile punta dritta al cuore e alla mente di chi l’ascolta, sollecitandone in egual misura sorrisi e lacrime, aggiungendo spunti di riflessione con ogni verso, fornendo argomenti di dibattito e di confronto, senza pontificare ma con l’umiltà profonda chi si percepisce uomo tra gli uomini.

Era fiero ed orgoglioso delle sue origini calabresi, senza però farne vanto o bandiera o motivo di speculazione; amava con la semplicità dei poeti, e con la stessa grazia riportava emozioni ed osservazioni di uno sguardo privilegiato; dotato di una capacità di sintesi unica, a tratti sublime, sempre precisa, il nostro caro conterraneo è tutt’oggi modello di una poetica mai più realizzata che coniugava amore per la vita e critica sociale.

Alcuni suoi brani sono da antologia scolastica; certe sue locuzioni sono ormai modi di dire che appartengono non solo allo slang giovanile ma al repertorio giornalistico e letterario contemporaneo. Mio fratello è figlio unico, o nuntereggae più (geniale neologismo che incrocia la musica di Marley con il romanesco), Spendi e spandi, Ma la notte la festa è finita, Berta filava. Intuizioni di una mente prodigiosa, come prodigiose sono anche le sue canzoni meno conosciute.

Con la sua musica abbiamo ballato, ci siamo divertiti, ci siamo arrabbiati, abbiamo riflettuto sul destino, sulla vita e anche sulla morte; Rino Gaetano e il suo sound innovativo per l’epoca rappresentano ancora oggi un balzo in avanti, un salto nella creatività, una spinta furibonda e sorridente per affrontare la pesantezza della vita con l’agilità delle menti libere.

Per rievocarlo nella sua capacità divulgativa di gioia e riflessione basta ascoltare uno dei suoi capolavori: “Ad esempio a me piace il Sud”. Rino Gaetano è tutto in questa canzone. “Camminare con il contadino che fa la stessa sua strada … e se mai qualcuno capirà sarà senz’altro un altro come me”.

Canzoni divise tra poesia, rimpianto e futuro. Aveva capito tutto, proprio pensando di averci capito nulla. Anticipatore e nostalgico, profondo e autentico, in pratica un grande artista.

“Seguire la luci di alcune lampare, e raggiunta la spiaggia mi piace dormire…” Dormi bene, caro Rino, la nostra gratitudine ti accompagnerà, per sempre.