REGGIO. Il grande teatro col Festival dei miti contemporanei

REGGIO. Il grande teatro col Festival dei miti contemporanei
teatro    Il Festival dei Miti Contemporanei inaugura la stagione proponendo subito quella che è una colonna portante del teatro italiano, sia come interprete quanto come produttrice e agitatrice culturale: Maria Eugenia D’Aquino.

Il suo spettacolo “Ipazia la nota più alta” (Produzione PACTA dei Teatri, Milano) è la sintesi di un percorso di conoscenza nel quale, senz’altro, l’interprete si è riconosciuta facilmente. Per la fondatrice di “Teatro in Matematica”, prestigiosa rassegna di illuminante contaminazione tra argomenti, il ruolo di Ipazia, la razionalista alessandrina fatta a pezzi dalle folle per la sua fede nel Dubbio, sembra tagliato su misura. In più, grazie alla sua verve artistica temprata dai decenni sul palcoscenico, con una semplice modifica del timbro vocale e dell’intonazione, con un rapido incappucciamento del capo, con un bastone o con pochi altri effetti, ha dato vita a numerosi personaggi dell’epoca, con risultati ora umoristici ora drammatici.

Per quanto il finale tragico della storia sia risaputo, l’attrice (ed autrice) non si fionda sulle sue parti più cruente, non cerca emozioni da stomaco, quanto piuttosto intende far prevalere il lato razionale e il desiderio profondo e incessante di conoscenza. Anche a costo di rimettersi in gioco, conducendo analisi spietate come la vera scienza. Perché il sapere è soprattutto spietato, come lo è l’ignoranza. Ipazia tagliata a strisce con dei cocci di vetro, intenta a capire il perché.

Maria Eugenia D’Aquino termina tra gli applausi scroscianti del pubblico assai sodisfatto.

Il Festival dei Miti ha proposto la giornata nel Castello di Scilla. Sono parole sprecate quelle per dire che il posto è di una bellezza struggente. Lo sappiamo tutti. Si respirano atmosfere tra Camelot e Ulisse. Il buffet di squisitezze è gradito dagli ospiti. Il panorama è suggestivo, le luci di Scilla creano un effetto presepe di bellezza impareggiabile. Probabilmente uno dei luoghi più belli del Mediterraneo.

Il secondo appuntamento della serata è con Corrado Accordino, altro importante protagonista delle scene teatrali nazionali. Con il suo “Così tanta bellezza” (Produzione La Danza Immobile- Teatro Binario 7- Monza) conquista il pubblico in pochi secondi.  Il monologo parte subito forte e in breve diventa irresistibile. Supera l’istrionismo, non si gode l’ardore recitativo, ma diventa, in un berseeker teatrale, scena, azione, immagine.

Seguirlo è facilissimo: dice ciò che tutti sanno ma che nessuno dice. A tratti più che in teatro sembra di stare di fronte ad uno specchio. Ma tranquilli: non accusa. Non lancia strali o giudizi. Semmai ride. Magari amaramente, ma ride. Ed anche quando alla fine viene fuori l’acutizzarsi del dolore con le nuove ferite di questo mondo contemporaneo arido, smarrito, sbandato dietro tecnologia ed edonismo, resta comunque la bellezza del dirsi la verità. Il momento topico è quando la vita perfetta del protagonista s’incanala in una disfunzione espressiva “pirandelliana”. Il protagonista non parla più come gli altri, bensì supera De Soussure, significato e significante si fondono in versi che non significano e non sono niente, la comunicazione diventa in-significante, riflesso dei rapporti umani, sempre meno autentici, sempre meno presenti. Una gran bella prova di teatro, applausi a scroscio.

Il grande Teatro nazionale sbarca a Reggio grazie all’opera del Festival dei Miti Contemporanei.  I due artisti che si sono esibiti hanno un curriculum di opere che per riempirlo ci vorrebbero due fogli protocollo a quadretti piccoli. La differenza c’è. Il Teatro è il luogo dell’anima messa a nudo, non è il retrobottega di un barbiere. Il Teatro è lo scheletro di tutto il metodo del raccontare, dall’Iliade a Kubrik. Per questo la nostra città dovrebbe nutrirsi di Teatro, di quello vero. Per imparare a dirsi la verità.