Riceviamo e pubblichiamo:Poco più di 900 giorni di carcere e un’ammenda di 1600 euro. Questo è, per la giustizia italiana, il prezzo della vita di un 17enne?
Siamo amareggiati e infuriati, il patteggiamento di una pena così mite da parte dell’assassino di Raffaele Musolino, per noi “Raffo”, non può che indurci ad una tanto amara quanto terribile riflessione su quanto, spesso, vita e giustizia siano parole vuote di significato, al giorno d’oggi.
Sono trascorsi 18 mesi da quel terribile 15 luglio del 2012, la notte che ha stroncato la vita di un nostro coetaneo, di un ragazzo che per noi era come un fratello, e quasi rischiava di stroncare anche quella di suo cugino, eppure ancora non riusciamo a trovar pace, ad accettare che quanto avvenuto non sia stato un seppur tragico ma comunque semplice incidente. No, perché mettersi alla guida di un’auto dopo aver bevuto alcolici e assunto droghe, equivale a tenere in mano una pistola carica e puntarla, volontariamente, sul primo bersaglio mobile che passa davanti: è omicidio e come tale dovrebbe essere punito. Aggravato, per di più, dal fatto di essere stato compiuto da chi avrebbe dovuto dimostrare ben più maturità della sua vittima, anche solo per la differenza d’età.
Lo ribadiamo con forza: per noi, e siamo sicuri che sia così anche per tante altre persone, Paolo D’Antona non è altro che un assassino. E vederlo in giro per la città, nei bar o alla guida di un’auto, riapre ogni volta una ferita che non può rimarginarsi.
Per “Raffo”, per la sua famiglia, per chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene, questa condanna così mite è un affronto personale e diretto, una stilettata dritta al cuore, ed è insopportabile.
Con immensa amarezza e sfiducia nella giustizia.
Gli Amici di Raffo: Angelo Ricci, Giuseppe Costa, Stefano Panetta, Emanuele Russo, Emanuele Criscuolo, Matteo Raffaele, Youssef.