LETTERA a ZOOMSUD. A proposito della polemica Fazio, Bregantini, Stella - di MARIATERESA MONETTI

LETTERA a ZOOMSUD. A proposito della polemica Fazio, Bregantini, Stella - di MARIATERESA MONETTI

di MARIATERESA MONETTI – (Riceviamo e pubblichiamo) La discussione intavolata da Aldo Varano in merito al caso Fazio-Bregantini-Stella, ha suscitato il mio interesse per cui do la mia risposta alle domande poste dal direttore sul perché i calabresi scattano come una molla senza ragione, sul perché continuino ad essere fragili e deboli.

Fragilità e debolezza non appartengono ai calabresi. E non scattiamo come una molla senza ragione. Semmai non siamo mai veramente scattati, preferendo mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, come aveva giustamente osservato Pasolini in una lettera inedita del primo ottobre 1959 (pubblicata in esclusiva dal Quotidiano della Calabria nel luglio del 2012) in risposta ad un ufficiale sanitario di Paola che gli chiedeva conto di un giudizio espresso su Cutro definito (nel suo reportage La lunga strada di sabbia) dallo scrittore “il paese dei banditi”. Pasolini non offende la Calabria, né i calabresi: quella lettera è semplicemente l’invito di un grande a <<lottare>>, guardando in faccia la realtà. Ecco la differenza con Fazio e Stella: non disquisizione, pura argomentazione, tanto per parlare da un improbabile e inopportuno “pulpito”; con Pasolini c’è il giudizio sì, la “diagnosi”, ma c’è anche la “cura” che è la <<lotta>>.

Se dovessi utilizzare un’espressione che dipinga il lato negativo dei calabresi, direi “una paralizzante permalosità”: pensiamo più a negare i cattivi giudizi che ci vengono rivolti e a rizelarci, piuttosto che mettere in atto tutti insieme con fiducia quel connaturato spirito di sacrificio, quell’atavica predisposizione a rimboccarci le maniche che ci caratterizza e che ci permetterebbe, finalmente, di rialzarci.

La “lotta”, quella che auspicava per noi già Pasolini 55 anni fa, ovviamente non è da farsi con i “forconi”, ma con la parola. Una parola usata non per oltraggiare e offendere, perché non serve a nessuno, né a chi la dice né a chi l’ascolta. Merita considerazione e ascolto, invece, una parola detta per renderci migliori, per diventare migliori. Merita considerazione e ascolto una parola che ci faccia assomigliare a Dio e non alle bestie, che ci avvicini alla parte più alta e più bella di noi. E questo vale per tutti, non solo per i calabresi! Non sono d’accordo con Bregantini. Non è l’estetica a fare l’etica, semmai è il contrario. Tutto il bello che può essere creato dall’uomo è il frutto, l’espressione, l’azione’ di una bellezza interiore. Ma la bellezza interiore nasce dall’etica, la bellezza interiore matura solo se seminata e coltivata con una parola che dica Bene, Rispetto, Lealtà, Accoglienza, Comprensione: parole ormai desuete, e non solo in Calabria. Una parola che abbia come obiettivo imprescindibile il bene comune, e non il proprio interesse. Perché non dalla Calabria, perché non dall’ultima e più umiliata tra le regioni, una rivoluzione culturale fondata sulla parola?