I beni culturali costituiscono spesso una delle poche risorse che un territorio come la Calabria possa vantare, una risorsa da tutelare con determinazione affinchè non abbiano più a ripetersi fatti come quelli di Sibari e Cauolonia e insieme da gestire sul piano economico in maniera nuova e adatta ai tempi perché possa trasformarsi, per il territorio in cui ricade, in una opportunità di sviluppo e di lavoro anche per i tanti, troppi, giovani in attesa di occupazione. Un tema complesso anche in sede europea che l’Associazione Culturale Anassilaos e i giovani del Sodalizio vogliono affrontare nei suoi più diversi aspetti, culturali ma anche giuridici. A tale approfondimento è dedicata la lezione che il Prof. Avv. Luciano Maria Delfino, Direttore scientifico FIABA International Corporate University – Roma, terrà mercoledì 26 marzo alle ore 16,45 presso la Sala Biblioteca della Provincia di Reggio Calabria sul tema: “I modelli nazionali e dell’Unione Europea nella materia dei beni culturali”. L’illustre relatore affronterà, innanzi tutto, la configurabilità di un diritto comunitario sui beni culturali analizzando l’ipotesi circa la sostanziabilità di un modello europeo in materia di beni culturali che sorge con il trattato di Maastricht anche in assenza, nel quadro normativo comunitario, di una trattazione organica del tema venendo considerata l’accezione cultura in senso più ampio rispetto alla materia dei beni culturali. Lo stesso intervento dell’UE sulla salvaguardia e sullo sviluppo si pone soltanto quale elemento integratore dell’azione degli stati membri nella conservazione e salvaguardia del patrimonio culturale di importanza europea per cui sarebbe necessario e opportuno intendere il patrimonio culturale non soltanto come la sommatoria del patrimonio culturale dei singoli Stati membri, bensì anche come selezione della testimonianza di civiltà suscettibili di caratterizzare la dimensione culturale del’Europa. Lo studioso analizzerà le disposizioni dei trattati dell’UE ( Maastricht e Lisbona) in materia di beni culturali e i diversi modelli nazionali, quello italiano, portoghese e spagnolo che evidenziano un potere discrezionale maggiore in tema di restrizioni fondate e giustificate dall’esigenza di protezione del patrimonio storico, artistico ed archeologico, rispetto a quelli francese ed inglese che fanno riferimento più al concetto di tesori nazionali di valore artistico invece che al concetto di patrimonio. Per quanto attiene poi al nostro Paese lo studioso, nell’affrontare gli articoli della Carta Costituzionale che trattano della tutela del bene culturale analizzerà la concezione statalista dei beni culturali prospettando nuovi orizzonti nell’ipotesi gestionale del bene culturale.
RC. Mercoledì l'incontro “I modelli nazionali e dell’Unione Europea nella materia dei beni culturali”
Riceviamo e pubblichiamo: