RC. Crea: richiesta revoca ordinanza smaltimento rifiuti impianto Lazzaro

RC. Crea: richiesta revoca ordinanza smaltimento rifiuti impianto Lazzaro
Riceviamo e pubblichiamo:
 

Dopo nove anni di innumerevoli segnalazioni inoltrate dal Comitato spontaneo di cittadini “Torrente Oliveto” a tutte le Istituzioni competenti, si è giunti alla tardiva decisione di porre sotto sequestro l’impianto di compostaggio di una ditta privata situato in località Comunia di Lazzaro, per gravissime violazioni alla normativa ambientale. Da allora nessuna notizia è stata comunicata alla popolazione circa i provvedimenti adottati a salvaguardia dell’ambiente, quindi a tutela della salute pubblica. Non siamo stati informati nemmeno se l’impianto fosse stato messo a norma e i quantitativi giornalieri che lo stesso è in grado di lavorare. Tantomeno cosa ci sia interrato all'interno di tale impianto e, quindi, quali potenziali pericoli per la salute umana incombano sulle teste dei cittadini. Le Istituzioni competenti non si sono preoccupate di adottare i provvedimenti onde evitare che animali da reddito continuassero a pascolare sui siti inquinati. Questo territorio è stato stuprato, la salute dell’uomo esposta a gravissimi potenziali pericoli le cui tragiche conseguenze si potrebbero manifestare anche a breve o medio termine, senza che le istituzioni competenti abbiano dimostrato un minimo d’interessamento reale.
Ci rivolgiamo al Presidente della Provincia di Reggio Calabria, dott. Giuseppe Raffa, affinché voglia valutare l’impellente necessità di revocare immediatamente la propria Ordinanza con la quale ha autorizzato lo smaltimento giornaliero di 40 tonnellate di rifiuti speciali in un impianto privato di Lazzaro e disporre gli accertamenti necessari per verificare se effettivamente l’impianto sia in grado di trasformare tali quantitativi e comunque prima che si dia inizio alla lavorazione, che gli Enti competenti, tra cui la stessa Amministrazione provinciale, provvedano non solo alla bonifica e messa in sicurezza dei siti interessati dallo smaltimento illegale dei fanghi di depurazione e altro tipo di rifiuti, ma agli accertamenti per far luce su ciò che è stato interrato, proveniente anche da altre regioni, tra cui sembrerebbe Napoli.
Chiedo al Signor Presidente della Provincia perché non si sia provveduto a bonificare e mettere in sicurezza le aree ricadenti nel demanio fluviale interessate dall’interramento dei rifiuti, non solo a salvaguardia della salute ma anche a tutela dell’incolumità fisica dei cittadini. Va ricordato il potenziale pericolo che incombe sulla popolazione di Lazzaro, soprattutto in caso di intense e prolungate piogge, atteso che il torrente Saetta sovrastante l’abitato di Lazzaro è stato completamente occluso dalla grossa quantità di rifiuti destinati all’impianto di compostaggio depositati nel tratto che permette di raggiungere la discarica ove la profondità del torrente oggi è di circa 40 metri. Le acque piovane che si raccoglierebbero a monte di tale sbarramento darebbero origine ad una diga.
Si deve ricordare che per raggiungere la località Comunia attualmente i mezzi passano nel centro abitato di Lazzaro creando, oltre ai disagi dovuti dagli odori nauseabondi rilasciati dai mezzi di trasporto dei fanghi di depurazione, anche situazioni di pericolo, perché gli abitanti, in particolare i ragazzi, uscendo dalle case poste a ridosso delle strade rischiano di essere travolti dai mezzi in transito. Tale situazione di pericolo è stata più volte anche recentemente rappresentata direttamente da alcuni abitanti di Lazzaro Centro presso gli Uffici della delegazione comunale.
Inoltre la strada che conduce in località Comunia, ancora oggi transitata da mezzi pesanti che prelevano e trasportano massi da cava è in grave stato di dissesto. Ricordo che il provvedimento di sequestro dell'impianto in oggetto, avvenne anche dopo una copiosa raccolta di firme della popolazione locale e dopo innumerevoli interventi sulla stampa e sulle televisioni locali e regionali del sottoscritto e dei cittadini.
Non si comprende inoltre come le Istituzioni, anche nei giorni scorsi durante convegni e iniziative ufficiali, si siano dimostrate in evidente contrasto fra di loro; da una parte si cerca di tutelare la salute umana e l'ambiente con lodevoli iniziative e da un'altra si creano situazioni come quella in questione che va a contraddire anche le minime regole di buon senso: non è possibile che 40 tonnellate giornaliere di fanghi derivanti da depuratori (fogne!) vengano fatti transitare in un centro cittadino e poi ammassati e (forse) lavorati, se lavorati, a cielo aperto in prossimità del centro abitato.

Vincenzo CREA
Referente unico dell’ANCADIC Onlus
e Responsabile del Comitato spontaneo “Torrente Oliveto”