Direttore: Aldo Varano    

CASO LUCANO. Gramellini, Criaco e la Procura di Locri

CASO LUCANO. Gramellini, Criaco e la Procura di Locri
giu   Massimo Granellini sul Corsera, Gioacchino Criaco su questo giornale, hanno scritto uno indipendentemente dall’altro, la stessa cosa su Mimmo Lucano arrivando al cuore del problema. Entrambi sono convinti che Lucano alla fine uscirà a testa alta da questa vicenda. Ma entrambi hanno avvertito che sarà del tutto inutile perché il meccanismo scassato della giustizia italiana si snoda con una lentezza atroce e nel frattempo il “sospetto” avrà ucciso il “sogno”. Sarà tutto ok tra 312 (trecentododici) anni assicura Gramellini. Lucano stia tranquillo, aveva già spiegato Criaco, a lui “andrà tutto bene” ma “sull’esperienza di Riace ci si può mettere una croce sopra” perché tempo che “i meccanismi giudiziari concludano i loro intricati corsi, la polvere avrà coperto ogni fasto”.

E’ facile essere d’accordo. E anche immaginare che i magistrati di Locri non abbiano colpa alcuna. Diciamo la verità: siamo di fronte al frutto inevitabile e oggettivo dell’irrazionalità dell’obbligo dell’azione penale (obbligo a sua volta vanificato e trasformato in discrezionalità dallo scassume della giustizia italiana).

Ma siccome siamo inguaribilmente illusi e visionari, ci auguriamo che negli uffici della procura di Locri abbiano chiaro il quadro.

Lucano, in una terra povera di opportunità come la Calabria, per non dire la Locride, è diventato suo malgrado una risorsa collettiva straordinaria. Il sindaco di Riace racchiude e rappresenta un bel pezzo del (pericoloso) teorema per cui sono possibili crescita civile e cambiamento. Perché in Calabria la difficoltà a cambiare è, prima di tutto e soprattutto, connessa al convincimento diffuso e radicato che è sbagliato provarci perché è impossibile riuscirci. “Statti calmo e non ti agitare perché tanto è tutto inutile”, è la regola aurea che governa il processo storico. In realtà, non è solo Lucano a rappresentare la speranza e la possibilità del nuovo. Ma lui è un po’ speciale perché, a mani nude, ha fatto quel che ha fatto raccogliendo i riconoscimenti che ha raccolto. Il riconoscimento, che arriva il più lontano possibile da fuori regione, in una terra isolata come la Calabria, ha un effetto dirompente perché costringe i calabresi a pensare: guarda, quelli che non sono calabresi si sono accorti che qui è successo qualcosa. Insomma, se ce l’ha fatta lui che è uno normale (è il sospetto che spinge a fare storia) perché non dovrebbero riuscirci anche gli altri, noialtri e perfino io?

Sarebbe importante se la Procura di Locri, a partire dal Procuratore, tenesse conto di tutto questo. Sia chiaro: nessuno pretende o chiede che Lucano non rispetti al legge. Se ha rubato, signor Procuratore, fatelo chiudere in cella fino all’ultimo minuto che gli tocca. Ma se, come noi sospettiamo, non ha fatto nulla di cui vergognarsi, per una volta tanto forzando un po’ le procedure (mai violarle!) e i tempi burocratici, non si potrebbe impedire che passino i 312 anni previsti da Gramellini o che la polvere copra ogni fasto (Criaco)?

Possibile che non sia possibile stabilire, non dico in un’ora, ma in dieci o venti giorni, se Lucano è un farabutto come insinua quel che sta accadendo o uno perbene come sembrano credere tutti quanti dalle Alpi a Pantelleria (per non dire degli americano che l’hanno già incoronato uno degli italiani più influenti -in positivo- del mondo)? Ecco se la Procura di Locri, certo senza violare le regole, facesse il miracolo facendoci sapere subito come stanno effettivamente le cose sarebbe un bel giorno per la Calabria.

P.S. L’avviso di garanzia è (dovrebbe essere) una garanzia (lo dice la parola stessa) per chi viene accusato. Ma nei fatti, piaccia o no, non è così. Tortora fu delinquente da un secondo dopo che lo misero in manette. Tutti pensano che chi riceve l’avviso di garanzia sia un malacarne. Hai voglia a ripetere che non è vero. La colpa non è dei magistrati, né dei giornalisti (tranne quando concordano le cose). Ovviamente, non si tratta di cancellare l’avviso di garanzia ma di rimuovere l’arretratezza della giustizia italiana e del suo ordinamento in cui si confondono quelli che accusano con quelli che giudicano.