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L'ANALISI. Andrà tutto bene Mimmo Lucano, sull'esperienza di Riace basta mettere una croce

L'ANALISI. Andrà tutto bene Mimmo Lucano, sull'esperienza di Riace basta mettere una croce
riace1 “Il cane del vicino è morto e Domenico Lucano è stato atterrato”, sono le parole di una previsione facilissima con cui avevamo anticipato quello che sarebbe accaduto a Riace: Concussione, truffa, falso, sono le ipotesi di reato contenute nell’avviso di garanzia recapitato all’uomo che la rivista americana Fortune, l’anno scorso, ha inserito fra i più influenti del pianeta.   Orgogliosi, ma non paghi, facciamo una nuova e altrettanto banale profezia: ANDRA’ TUTTO BENE.
“Andrà tutto bene”, simboleggia il fallimento di schiere di illustri sceneggiatori americani, i migliori ci sono incappati: al verificarsi di un evento drammatico, immancabilmente, in bocca a qualcuno chiamato a risolvere la situazione, o a incoraggiare, spunta questa frase. E, immancabilmente, alle conseguenze dell’evento, non si porrà riparo. Tant’è che quando si sente non resta che cambiare canale, se ci si è affezionati al protagonista in ambasce. Un autentico epitaffio, che le toccatine di ferro non potranno mutare. Il film di Riace aveva già scritto un immutabile e drammatico finale.

Andrà tutto bene Mimmo Lucano, sull’esperienza di Riace ci si può mettere una croce sopra. Senza ipocrisie, lo sappiamo tutti bene, che tempo che i meccanismi giudiziari concludano i loro intricati corsi, la polvere avrà coperto ogni fasto.

È costantemente così, lo è sempre stato per i migliori. Le frasi di rito, sulla fiducia nei giudici, sono condoglianze, i fiori al posto delle opere di bene richieste. 

Il paradosso è che i giudici non ne hanno colpa, di fronte alla prospettazione di reati, rilevati da una commissione prefettizia, non possono fare altro che una verifica giudiziaria. E non è una conclusione vigliacca, il sistema giudiziario di colpe ne ha tante, come è inevitabile in una nazione infetta, ma, come si dice di solito per misericordia, stavolta l’indagine era davvero un atto dovuto dopo le conclusioni prefettizie. E se fossimo in un paese illuminato non ci sarebbe un dramma, davvero ci sarebbe una fiduciosa attesa.

Gli italiani non sono mai stati illuminati, hanno avuto tantissime menti luminose, ma di esse si sono fregiate quando le teste che le hanno contenute erano diventate crani vuoti. Gli eccelsi contemporanei non li amiamo per nulla, preferiamo prima seppellirli per poi, dopo un bel pezzo, risuscitarli.

Però non possiamo dire che da qualche parte non ci sia una colpa, se tutto continua a finir male. Per trovare il responsabile basta rifarsi ai detti antichi: il problema sta nella testa. La testa di una nazione è la politica. La nostra è notoriamente una testa malsana, che mai ha saputo costruire regole semplici, efficaci, ragionevoli; buone da applicare e rispettare. Continueremo a seppellire le migliori intenzioni, sacrificandole sull’altare di una legalità astrusa, e sotto i piedi di una nazione irreversibilmente mediocre.