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RIACE. Le controdeduzioni di Mimmo Lucano alle ispezioni della prefettura

RIACE. Le controdeduzioni di Mimmo Lucano alle ispezioni della prefettura
milu    Tre ispezioni, una sola relazione. E un’indagine che, ora, rischia getta ombre sul modello d’accoglienza di Riace. A pochi giorni dall’avviso di garanzia notificato al sindaco Domenico Lucano con le accuse di abuso d’ufficio, truffa e concussione, quello che rimane sono gli interrogativi, racchiusi in parte nelle controdeduzioni con le quali il sindaco, il 17 luglio scorso, ha replicato alle criticità burocratiche individuate dalla Prefettura e che hanno dato il via all’indagine.

La prima domanda è ovvia: perché delle due ispezioni successive a quella di gennaio, espressamente richieste da Lucano, non ci sono relazioni? Perché, obietta Lucano, le «lacune» della prima «inficiano, sul nascere, l’attendibilità delle sue risultanze». Una visita eseguita in maniera «approssimativa e parziale», senza la verifica delle strutture né l’audizione di migranti, operatori, popolazione e commercianti. Tutto si è concentrato sulla documentazione, dalla quale emergerebbero diverse criticità amministrative e gestionali.

«Alcune considerazioni - scrive Lucano - sono palesemente infondate e riconducibili ad oggettive carenze del sistema di accoglienza». L’affidamento diretto dei servizi, ad esempio. Ovvero senza bandi, una pratica che la Prefettura boccia. Ma, spiega il primo cittadino, è stata proprio la Prefettura ad invocare questo metodo con «continue ed impellenti richieste» di posti straordinari da attivare «con immediatezza» per sistemare quanti più migranti possibile. Insomma, non c’è sbarco, in provincia di Reggio Calabria, per il quale la Prefettura non abbia chiesto subito una mano a Riace bypassando i tempi di un bando.

«Il paradosso - si legge - è che proprio gli enti (ministero e Prefettura) che hanno richiesto, a volte con insistenza, la disponibilità immediata del Comune (...) sono, poi, gli stessi enti che ne contestano l’assenza di procedure di gare ad evidenza pubblica».

Ma la scelta ha anche un altro senso, cioè ridare linfa vitale ad un territorio povero, tramite «un processo di sviluppo della micro-economia sociale e solidale» in grado di evitare le «holding dell’accoglienza organizzata».

Le strutture, poi, individuate senza bandi sfruttando le abitazioni sfitte, per ripopolare un paese morente e dare ai migranti una casa vera e propria, in grado di garantire «condizioni di vita dignitose e autonome» e rispondere alla logica dell’emergenza. Chiamata diretta anche per gli operatori, 80 in tutto, di cui circa 12 ex beneficiari dei progetti. «Le criticità - scrive Lucano - non risultano fondate, in quanto la chiamata diretta fiduciaria è prevista dalla legge, così come la proroga». Tutto «in regola» con le linee guida. Le parentele? Un altro abbaglio, dice: in un paese di 1500 abitanti sono «inevitabili». E non ci sarebbe nessuna spesa non giustificata: la somma contestata (circa 638mila euro) «è stata regolarmente spesa e contabilizzata» per i «rifugiati di lungo periodo».

Poi il bonus, per il quale la Prefettura contesta la presunta difformità di qualche firma. «Nessun interessato - replica Lucano - ha mai mosso contestazione» e per scoprirlo sarebbe bastata «l’audizione degli interessati». Così come per le fatturazioni, la cui regolarità è attestata dall’ufficio rendicontazione dello Sprar. Ecco, dunque, l’altra parte del racconto, quella che sta a cuore al sindaco. Che critica i toni «immotivatamente punitivi e ostili» della Prefettura contro un sistema di accoglienza «nato spontaneamente sulla scia di un veliero trasportato dal vento sulla spiaggia di Riace».