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LUCANO. Chi (e perché) ha intrappolato l’uomo che realizzava i sogni?

LUCANO. Chi (e perché) ha intrappolato l’uomo che realizzava i sogni?
ria3 Per Mimmo Lucano parla la sua faccia, il suo sorriso, le sue lacrime. Per Mimmo Lucano parla il suo abbigliamento, la sua auto comprata a rate e la sua casa, i suoi conti correnti – postali, e già questo particolare è emblematico - prossimi allo zero.  Per Mimmo Lucano parla anche la richiesta fatta alla Carime di devolvere un premio direttamente al Comune di Amatrice.

Questo mio scritto potrà apparire agiografico, e me ne scuso. Ma io mi limito a raccontare i fatti, e se alla fine essi forniranno al lettore il ritratto di un uomo buono, dedito al prossimo, ai deboli e agli indifesi; di un uomo cresciuto coltivando un sogno riuscendo a realizzarlo; di un homo politicus nell’accezione platonica della locuzione, che ha sempre agito secondo coscienza, in coerenza con gli ideali radicati prima nel suo cuore e dopo nella sua mente. Ebbene, se Mimmo Lucano è fatto così, e se tanto raramente un uomo con tali caratteristiche riesce a governare una collettività, come fece Angelo Vassallo, nessuno è autorizzato a tracciarne la personalità in maniera diversa, amico o avversario che sia.

Domenica scorsa ho aperto gli occhi al mattino, e il pensiero è andato immediatamente a Riace e a Mimmo, e al desiderio di abbracciarlo per comunicargli  tutto l’affetto mio e  dei tantissimi cui questa persona ispira fiducia e ammirazione. Non per partito preso, ma per ciò che è riuscito a realizzare dimostrando che la Calabria è capace di fare quello che da altre parti non si è riusciti a fare.

Accompagnato da Peppe Toscano, sindacalista focoso e battagliero, ho inforcato l’autostrada con davanti ai miei occhi l’immagine di Mimmo come sempre me lo rappresento: sorridente, circondato da uomini e donne e bambini di tante etnie, di tante religioni, di tante estrazioni sociali, che per una volta non si fronteggiano per guerreggiare, ma si posizionano l’uno accanto all’altro per marciare uniti verso lo stesso obiettivo: la dignità dell’Uomo appartenente ad un’unica razza. La razza umana, come diceva Einstein.

Giungiamo a Riace e passiamo il tempo a passeggiare per le vie del paese, aspettando Mimmo che mi avverte per telefono di essere sulla strada di casa.

E’ stato dall’avvocato, ora che la Procura di Locri lo ha indagato per abuso d’ufficio, concussione e truffa aggravata, con grande soddisfazione dei vari Gasparri e del Giornale, che tempo addietro ha pubblicato un articolo tratto dalla relazione della Prefettura di Reggio Calabria nella quale si denunciano una serie di criticità amministrative e contabili, rilevate da un terzetto di funzionari, nel Modello Riace.

Ma com’è che proprio il Giornale, tristemente famoso per la specializzazione acquisita nell’attivare macchine del fango a comando, ha avuto la relazione della Prefettura? Mistero.

Ma non tanto misterioso, in quest’ottica, è il motivo che ha indotto l’House organ della disinformazione a saltare la prima parte di quello stesso documento.

Leggiamola insieme: “Si ritiene doveroso evidenziare, in via preliminare, gli aspetti positivi del “modello Riace”, verificati personalmente nel corso della visita ispettiva.

Il progetto assicura la necessaria accoglienza e assistenza nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e della dignità degli stranieri presenti. E’ stata constatata una realtà di pacifica convivenza con la popolazione residente in un clima di armonizzazione e serena integrazione con il tessuto sociale. Il modello in argomento offre altresì la possibilità, per i beneficiari, di praticare attività lavorative presso laboratori artigianali di ceramica, lavorazione del cioccolato, riciclo delle materie prime, lavorazione del vetro soffiato etc., che vedono impegnate quotidianamente alcune figure di tutor nei corsi didattici in questione. Sono state realizzate, altresì, delle opere di virtuosa riqualificazione ambientale mediante l’esecuzione di progetti sostenibili con il variegato contesto ambientale che si sviluppa dalla costa e raggiunge la collina dove è situato l’antico borgo di Riace. E’ stata riscontrata, nell’attuazione del progetto, la ricorrenza di elementi positivi, indispensabili per l’integrazione e l’interazione in sintonia con i principi stabiliti dal sistema di protezione (SPRAR) in base al quale le persone accolte devono essere proprio percorso di accoglienza e di inclusione sociale.”

MA:

“L’ispezione, tuttavia, è stata condotta partendo dal presupposto che gli aspetti positivi di cui si è detto non giustificano di per sé previsioni derogatorie alla normativa ordinaria. D’altro canto, l’erogazione di servizi sociali comporta l’impiego di risorse pubbliche, e come tale devono essere garantite l’economicità, l’efficacia e la trasparenza dell’azione amministrativa, sia sotto il profilo delle risorse impiegate, e della loro relativa efficienza, sia sotto il profilo degli effetti sugli utenti, che, non ultimo, a garanzia della parità di trattamento tra tutti gli operatori del settore.”

Dopo questo ritratto “a primo acchito ammantato da un idilliaco alone”, come sta scritto al termine -  in maniera ironica, sembrerebbe –   della stessa relazione, il tono muta radicalmente, e, in nome dell’efficienza, dell’efficacia, dell’economicità, i burocrati cominciano a bersagliare quello stesso modello del quale, poche righe sopra, hanno vantato anche l’efficacia. La quale efficacia non è concetto astratto, ma è la misura dei risultati raggiunti da un progetto.

E quelli decantati nell’incipit della relazione, cosa sono, se non ottimi risultati, da ogni punto di vista?

Certo, per gli zelanti burocrati è importante sottolineare che per molti degli alloggi assegnati a queste persone, che fuggono da guerre e povertà, non “viene verificata…l’idoneità all’accoglienza o destinazione d’uso, l’osservanza delle norme edlizio – urbanistiche (compreso i certificati di agibilità e abitabilità), di abbattimento delle barriere architettoniche (sic!!! N.d.a.), di sicurezza degli impianti e antincendi”. Come è fondamentale rilevare che, in un paese di poco più di mille abitanti, ci sono alloggi di proprietà di soggetti “legati da vincoli di parentela con personale in servizio presso l’Ente gestore”. 

Torniamo a Riace, dove domenica mattina Mimmo arriva a bordo della sua auto comprata a rate. Finalmente lo possiamo abbracciare. (...)