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LA SVOLTA. L'aeroporto decolla. In autunno arriva il satellite. Ma (forse) problemi immediati

LA SVOLTA. L'aeroporto decolla. In autunno arriva il satellite. Ma (forse) problemi immediati
aeroporto1   UNO. Alitalia sta affrontando la peggiore crisi della sua storia. Il CdA propone un piano di ristrutturazione e gli azionisti ne subordinano il finanziamento all’accordo con sindacati e governo che ancora non lo conoscono. Montezemolo si è dimesso. Ha ambizioni politiche e non vuol legare il suo nome al piano che prevede 1 mld di risparmi e 2000 licenziamenti almeno; oltre al taglio di 20 aerei della flotta di breve e medio raggio (quindi Reggio), l’accordo sul rinnovo dei contratti di lavoro. E’ il disastro regalato all’Italia da Berlusconi che bloccò l’accordo di Prodi con Air France. E’ in questa situazione drammatica che va collocata la crisi dell’aeroporto di Reggio. La Regione, il Governo, il Comune hanno presentato proposte per evitare l’interruzione dei voli annunciata da Alitalia per il 27 marzo. Ma la sensazione è che nessuno, ad Alitalia, sia nelle condizione di decidere qualcosa assumendosi la responsabilità di rispettarla. Resta un quadro molto incerto. Il management della compagnia si gioca le ultime cartucce e questo spiega i comunicati arroganti delle ultime ore di Alitalia sulla Calabria e il botta e risposta col Governatore Oliverio. Clima incerto, dunque. Nelle prossime ore, quando si conosceranno i dettagli del piano potrebbero scattare scioperi e interruzioni che andranno ben al di là della vicenda Reggina.

DUE. Questo giornale ha già raccontato il disastro creato negli anni utilizzando l’aeroporto come una minna da mungere per posti di lavoro, consulenze, gettoni di presenza, presidenze pagate in maniera profumatissima. Le prime parole dell’ultimo comunicato dell’a.d. di Alitalia rivolto ad Oliverio hanno confermato quanto abbiamo sostenuto: "Sin dal dicembre 2015 il nostro management ha incontrato a più riprese - da ultimo lo scorso 8 febbraio - sia lei che suoi delegati e rappresentanti degli enti locali interessati. In ogni occasione la compagnia ha rappresentato l’insostenibilità degli operativi, pur assicurando piena disponibilità a proseguire le operazioni a fronte di un forte coinvolgimento istituzionale nella ricerca di misure idonee a garantire la continuità dei voli ed evitarne la chiusura”. Gli “operativi” che rappresentano “l’insostenibilità” sono, sia pure attraverso una terminologia barbara, i dipendenti Alitalia fatti lievitare negli anni in numero insopportabile… da Alitalia. Alcuni parlamentari hanno puntato tutto sul fatto che Oliverio non avrebbe saldato ad Alitalia (che denuncia un passivo annuo di 6 mln causa gli “operativi”) 1mln e 800mila euro di debiti pregressi di chissà quale amministrazione regionale passata, ma hanno sorvolato sul punto reale che ha fin qui affossato il Minniti: la struttura mastodontica e sovradimensionata dell’aeroporto creata da Alitalia incapace di sottrarsi alle pressioni clientelari del territorio in cambio di mano libera su tutto il resto.

TRE. Eppure le difficoltà che si preannunciano, paradossalmente, portano buone notizie per Reggio (anche se in un quadro di difficoltà contingenti da affrontare con attenzione. Ma procediamo con ordine. C’è una frase (ahimè incomprensibile) nel documento diffuso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, nella prospettiva, sblocca la situazione reggina là dove si precisa che (presenti i vertici del Ministero, Enac, Enav, Oliverio, Falcomatà, Accorinti, Irto, Russo e Giuseppe Marino) “Sono state individuate le soluzioni tecniche finalizzate a rendere maggiormente fruibile sotto il profilo strutturale l’aeroporto dello Stretto Tito Minniti”. Che significa che l’aeroporto Minniti diventa “strutturalmente” “più fruibile”? Il documento non lo chiarisce ma i calabresi hanno insistito perché la frase e l’impegno che comporta diventasse pubblico, cioè impegnativo e vincolante. E qui bisogna fare un passo indietro come nei romanzi dell’Ottocento. L’aeroporto di Reggio è stato fin qui penalizzato dalla sua scarsa accessibilità che rendeva necessaria, per poter decollare o atterrare, una professionalità speciale che non tutti i piloti possiedono. Il particolare brevetto necessario per operare a Reggio, da un lato, ha fatto crescere il costo di pilota ed equipaggio, dall’altro, ha ridotto il numero delle compagnie che avrebbero potuto utilizzarlo perché non tutte hanno gli “special professional” in organico. Questo problema, da qui a poco non ci sarà più. Per accrescere la sicurezza le operazioni di decollo e atterraggio tutti gli aeroporti italiani verranno affidati al satellite che guiderà le operazioni. Reggio è un piccolo aeroporto e chissà quando sarebbe arrivato il suo turno per l'istallazione del satellite. Ma il precipitare della situazione e le spinte potenti della Calabria hanno convinto il Ministero ad affrontare rapidamente la questione. Non a caso all’incontro romano erano presenti alche l’Enac e l’Enav che regolano le attività di trasporto aereo in Italia sulla base di leggi, regolamenti e circolari. Insomma, l'aeroporto diventa più fruibile non per i passeggeri ma per le compagnie aeree. I calabresi a Roma guidati da Oliverio, e forse anche il Ministero, non considerano più Alitalia la soluzione per Reggio e la sua uscita di scena potrebbe anche consentire un risanamento della struttura aeroportuale nel senso che il surplus attuale di personale verrà garantito dal destino che bisognerà garantire non ai circa 60 dipendenti di Reggio ma ai duemila e più di Alitalia che lasceranno, ovviamente noi speriamo con tutti gli ammortizzatori sociali del caso, l’ex compagnia di bandiera italiana.

QUATTRO. Ma c’è un punto irrisolto di grande delicatezza. Per quanta fretta si possa fare è impossibile che l’impianto satellitare possa funzionare prima dell’autunno. Cosa accadrà tra il 27 marzo e il momento in cui entrerà in funzione il satellite aprendo le porte a tutte le compagnie del mondo? Oliverio propone ad Alitalia di reggere qualche mese in più per evitare interruzioni. In cambio ha messo sul tavolo non solo i soldi che i suoi predecessori non hanno pagato (il milione e ottocentomila euro) e che a lui, dopo anni, sono stati richiesti solo il 7 marzo, cioè 8 giorni fa, ma ha messo sul tavolo anche altri finanziamenti, danaro cash molto appetitoso per Alitalia. Del resto, lo stesso comunicato Alitalia, pur facendo la faccia dura, anche a copertura delle proprie responsabilità, annunciava la disponibilità, in cambio di quattrini, a non interrompere i voli.

Insomma, la prospettiva s’è rasserenata. Ma i problemi non sono risolti. Molto dipenderà anche dalla piega che prenderà la vertenza Alitalia nel paese. C’è il rischio che salti l’annata turistica per motivi, questa volta sì, indipendenti dalla Calabria. Bisognerà fare attenzione e continuare a lavorare perché non slitti il tempo delle modificazioni tecniche da apportare all’aeroporto, come si è fatto in queste ore, sotto traccia ma con determinazione e proposte giuste e concrete.