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L’INTERVENTO. Il 21 marzo e il muro d’ombra che separa il popolo della Locride dall’antimafia

L’INTERVENTO. Il 21 marzo e il muro d’ombra che separa il popolo della Locride dall’antimafia
don ciotti    Giorno 21 marzo, ci sarà la giornata nazionale del ricordo delle vittime di mafia, un grazie a “Libera” per aver scelto la Locride.  Nelle piazze saranno letti i nomi delle vittime: è giusto non dimenticare ed è sacrosanto che ogni vittima venga considerata “nostra” trasformando il lancinante dolore di una famiglia colpita da un dramma in consapevolezza di un intero popolo.

Ogni vittima ci appartiene allo stesso modo. Francesco Fortugno sicuramente vittima della violenza mafiosa a fianco di Vincenzo Scuteri, muratore e “fascista” ma caduto da combattente ignoto sulla pubblica strada perché ha avuto il coraggio e la fierezza di dire “no” alle imposizioni mafiose. Ho raccontato tante volte la sua storia anche perché ai più il suo nome  non dice assolutamente nulla: un muratore caduto non fa notizia, né fanno notizia gli orfani cresciuti senza padre, né la moglie costretta a fuggire dalla nostra Terra. Invece noi crediamo che sarebbe già una piccola “rivoluzione” culturale qualora le vittime fossero considerate uguali senza creare un assurda gerarchia dei caduti!

Ma è stata casuale la rimozione della sua morte? Scusandomi per l’ardire, tenterò di introdurre qualche argomento di riflessione. Voglio ricordare tre fratelli, anche loro avevano un nome: Ilario, Nino, e Alfredo. Il loro papà era un pecoraio alto e robusto. Il figlio maggiore gli somigliava come una goccia d’acqua. Per lui non ci furono carezze ma punizioni gratuite. Fu strappato alla scuola ancora bambino e costretto a dormire in campagna ed a guardare le pecore in compagnia di un cane bastardo. Si abituò a scannare i capretti e gli agnelli senza provare una punta di pietà; a punire il cane perché non correva a sufficienza al suo richiamo; a terrorizzare le capre e le pecore.

Poi incominciò a scontrarsi con altri pecorai per ragioni di pascolo e con gli agricoltori per gli sconfinamenti arbitrari del suo gregge. Nessuno si accorse mai di questo bambino a cui è stata negata l’infanzia. Nessuno si accorse del ragazzo che cresceva considerando gli altri come nemici. La lotta contro tutti è stata la sua scuola e così fu per i suoi fratelli più piccoli, disperati e ribelli tra tanti rassegnati. “Scarti umani” senza speranza di redenzione!

Tentarono il riscatto collettivo aderendo ai socialisti ma ben presto si accorsero che il “sole dell’avvenire” era molto distante dal loro orizzonte. Ripiegarono verso la ndrangheta. La loro forza fisica, il loro “coraggio”, la stessa “crudeltà” divennero il loro lasciapassare. Nel giro di pochi anni scalarono le gerarchie mafiose. Quando furono capi ndrangheta tutte le porte precedentemente sbarrate si aprirono come per incanto.

Chi dall’alto della sua posizione sociale non li avrebbe mai neanche degnati di un saluto, porgeva loro la mano con calore, dava la precedenza…non per rispetto ma per paura. Magistrati ed uomini di legge assicuravano protezione e affidavano loro la guardiania delle terre. I carabinieri della locale stazione facevano finta di non vedere. Diventarono molto potenti e quindi “irrispettosi” alle stesse gerarchie mafiose. Nel giro di pochissimo tempo caddero, giovanissimi, l’uno dopo l’altro. Coloro che qualche tempo prima erano ossequiosi nei loro confronti tirarono un sospiro di sollievo, considerando la loro morte una “benedizione” piovuta dal Cielo.

E’ drammatico dirlo ma al punto in cui si era arrivati –forse- non avevano tutti i torti! Ma doveva proprio andare a finire così? In questa terra la morte e la galera debbono essere ancora per tanta gente l’unico punto di incontro tra Stato e cittadino?

Io ero sindaco ma da tempo non mi rivolgevano la parola. Avevo detto un “NO” forte e chiaro ad una loro “richiesta” ma -oggi come allora- continuo a pensare che quando i tempi saranno maturi per riflettere sulle vicende di questa nostra Terra si scoprirà che carnefici e vittime sono figli di una stessa storia fatta di sconfitte, di arretratezza e di ignoranza, di disuguaglianza, di privilegi e di arroganza.

In quegli stessi anni un importante magistrato in servizio ed ex presidente del tribunale di Locri affermava di essere a conoscenza di crimini gravi -anzi gravissimi- occultati dai magistrati di quel tribunale. Tutti fecero finta di non sentire!

Da ciò capirete quanto non sia facile tracciare una linea retta per dividere il “bene” dal “male” ma è casuale il clima di omertà diffusa dinanzi alle parole del magistrato dure come pietre?

In tempi relativamente recenti ho partecipato -da sindaco- ad una riunione del “comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza” perché un uomo del mio paese era stato ucciso in un contesto di pesanti indizi mafiosi.

Durante la riunione del “comitato” mi è stato domandato se avessi partecipato ai funerali. Ho risposto di no ma solo perché ero fuori. In compenso, il giorno dopo, ero andato a casa della vittima. Aveva lasciato la giovane moglie e tre bambini in tenera età. Non sarebbe stato facile ma sentivo il dovere di tentare di occuparmi di loro. Adesso non se ne occupa più nessuno ne lo “Stato”, né la Chiesa, né la “politica”.

Dio non voglia ma la storia potrebbe ripetersi. E’ normale il clima di indifferenza (a volte ostilità) dinanzi a tre orfani lasciati al proprio destino?

Ho raccontato storie diverse unite da un unico filo che ci lega in un’unica tragedia collettiva. Non ho la pretesa di aver svelato l’arcano ma solo delle piccole storie che confluiscono nel  fiume nella grande Storia.

A voi trarre le conclusioni!

Forse per sconfiggere la ndrangheta è tempo di aggiungere al confronto sempre più labile ed incomprensibile tra  “destra”- “sinistra” , la lotta tra chi sta  “ sopra” e chi sta “sotto”. Tra caste e popolo. Tra privilegio ed emarginazione!

Non sono per la “legalità” predicata e custodita da alcuni sacerdoti e vestali dell’antimafia. Solo per fare un esempio: smantellare il sistema sanitario come sta avvenendo oggi sarà pure legale ma è in contrasto con il sacrosanto diritto alla salute soprattutto per coloro che non possono permettersi l’assistenza privata. Ho un’altra ed alta concezione della “legalità” rispetto ai coloro che la sbandierano in ogni dove ...! Si cambi strada finché si è in tempo altrimenti   piangeremo altri morti, vedremo altri giovani coperti da un lenzuolo, altri ragazzi in catene, altri privilegiati in cattedra con la pretesa di rappresentare la “legalità”.

Non so quante persone ci saranno giorno 21 a Locri per manifestare consapevolmente a fianco dei familiari delle vittime di mafia. L’altra sera a Locri eravamo un centinaio ad ascoltare Don Ciotti. Avremmo dovuto essere in centomila ma c’è uno spesso muro d’ombra che separa la gente comune della Locride dall’antimafia per come si è concretizzata in questi anni. Lotta alla mafia come mantenimento di un “ordine ingiusto” è un vecchio trucco delle caste dominanti a cui la gente non si presta più!

So che non è questo il pensiero di “Libera” né di don Ciotti, ed  apprezzo molto i loro sforzi in questo senso. Si trovi in piccolo spazio per riflettere su quanto è accaduto in questi anni nella Locride e nella Calabria intera, lo si faccia anche in nome delle tante vittime, spesso, colpevolmente ignorate.