Direttore: Aldo Varano    

CASSANO J. Senza colpevoli l'omicidio Cirolla, per la cassazione pentiti non credibili

CASSANO J. Senza colpevoli l'omicidio Cirolla, per la cassazione pentiti non credibili
cassaz Rimane senza colpevoli l'omicidio di Fazio Cirolla, assassinato il 27 luglio 2009 a Cassano dello Jonio. Oggi la Cassazione ha definitivamente assolto Archentino Pesce e Saverio Lento. La Procura Generale di Catanzaro aveva proposto ricorso contro la sentenza della Corte di Assise di Appello di Catanzaro che, dopo l'annullamento con rinvio dalla Cassazione, aveva assolto Pesce e Lento, per ben due gradi di giudizio condannati a 30 anni di reclusione.

I grandi accusatori erano stati i collaboratori di Giustizia Salvatore Lione e Lucia Bariova, ieri ascoltati nel corso del processo "Villa Verde" e dei quali i difensori degli imputati hanno contestato la credibilità. Il vero obiettivo dei killer, quel giorno, era proprio Lione, preso di mira dalla famiglia Forastefano che lo accusava di aver sottratto dei soldi dalla bacinella comune nel suo periodo di reggenza della cosca, mentre i vertici si trovavano dietro le sbarre. Quel giorno Cirolla era in compagnia del figlio quando i killer, dopo essersi scontrati con i figli di Lione, salirono al secondo piano dove tra i presenti c'era la vittima, che non riuscì a scappare. La Corte di Cassazione aveva accolto i ricorsi dei difensori Enzo Belvedere e Rossana Cribari ed aveva già indicato alla Corte di Assise di appello la «totale inaffidabilità del racconto dei collaboratori, alla luce delle notevoli discrasie del loro narrato, soprattutto se confrontato con quello di testimoni oculari del fatto - ha spiegato Belvedere -, che narravano di abbigliamento degli assalitori ben diverso da quello indicato dal Lione».

A complicare inizialmente le cose si era aggiunto un testimone di giustizia, Victor Coman, dipendente della concessionaria di Lione, che ha confermato la versione del titolare, indicando nei killer Pesce e Lento. Con un lavoro accurato, gli avvocati Belvedere e Cribari hanno dimostrato «la falsità del narrato del Coman, previamente concordato nella versione da rendere con il titolare Lione». Oggi, dunque, la Suprema Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura generale, «ha messo la parola fine ad un incubo per i due, che è costato loro 5 anni di custodia cautelare».