Direttore: Aldo Varano    

Lo Ius Soli e il mio vicino di casa

Lo Ius Soli e il mio vicino di casa
ragazzi Ho un vicino di casa che fa footing sulla via Marina di Italo Falcomatà. Come me punta più alla durata che all’intensità col vantaggio di consentire ampie discussioni quando ci s’incontra. E’ il vizio della nostra origine greca la discussione. Nelle settimane scorse sulla via Marina Bassissima, direzione porto/Circolo Velico, ci siamo incontrati e il discorso è caduto sullo Ius soli. Mi ha colpito il suo sconcerto contro la legge. Anzi, una determinazione quasi furiosa che non avevo mai riscontrato da parte sua su altri argomenti.

 Eravamo nei giorni in cui il ministro dell’Interno Minniti (che è un calabrese di Reggio) non aveva ancora assestato il colpo decisivo e strategico per spezzare il pesantissimo flusso di barconi carichi di disperati che solcavano il mediterraneo verso l’Italia. Un flusso che la città di Reggio ha potuto verificare con gli occhi osservando i carichi di disperazione rovesciati quasi quotidianamente nel porto cittadino. Un flusso a cui la città ha risposto con onore e umanità.

Il mio vicino non è razzista ed ha di solito posizioni moderate e ragionevoli. Sì, è di centro destra, ma più vicino ai liberali che ai nazionalpopulisti ed ha perfino votato al referendum costituzionale per il Sì derogando dalle destre che ufficialmente hanno massicciamente votato, senza eccezione alcuna, per il No.

Mi ha detto che lo Ius soli è un grave errore, anzi una tragedia, E che da tutto il mondo da cui si scappa sarebbero arrivate in Italia barche piene di donne incinte per conquistare ai loro figli la nazionalità italiana e il diritto alla nostra cittadinanza. Di più, sarebbero arrivati a frotte, in coppia, per figliare sotto i nostri soli. Insomma, se si approva quella legge sciagurata si deve dar per sicuro che diventeremo l’ingresso ufficiale per chiunque e vi sarà una rottura drammatica degli equilibri demografici e sociali già oggi così pesantemente in crisi.

Gli ho detto che non era vero e lui mi ha risposto che ero un visionario (ho avuto il sospetto che volesse dire: il solito visionario). Ho cambiato strategia e gli ho chiesto quale fosse l’articolo della legge che prevedeva e/o consentiva il suo scenario. Lui mi ha risposto: “Ragiona, se si afferma il diritto che chi nasce qui diventa italiano perché non dovrebbero venire, o comunque tentare di venire, tutti qui?”.

Quando gli ho detto che il suo ragionamento era ineccepibile ma falso perché non esisteva un solo articolo della legge che consentisse a chi arrivava qui di assicurare al proprio figlio la cittadinanza italiana ma che anzi la legge fissava paletti che escludevano in modo radicale questa possibilità. Mi è sembrato barcollare. Il mio vicino di casa sa che io potrò anche essere visionario ma sa anche che non sono un bugiardo. “Ma se lo dicono e lo scrivono tutti!”, ha reagito. Su questo punto il mio vicino di casa ha certamente ragione. Non è facile convincere gli altri che una cosa che dicono e scrivono tutti sia completamente falsa e inventata.

Ho rilanciato: “Ma gli articoli di legge di cui parlano e scrivono tutti, quali sono? Dimmene almeno uno”. Mi ha rivelato quello che era ovvio: il mio vicino di casa non ha mai letto la legge sullo Ius Soli. Non è un suo limite, nessuno ha l’obbligo di leggere le leggi che vengono discusse dal Parlamento. Credo lo facciano di volta in volta solo piccolissime minoranze interessate per motivi di studio o di lavoro o perché hanno qualche altro specifico interesse.

Ho spiegato al mio vicino di casa che la legge sullo Ius soli modifica quella del 1992 ispirata allo Ius Sanguinis che consentiva a chi era nato in Italia da genitori stranieri di chiedere la cittadinanza italiana se era rimasto “legalmente e ininterrottamente” in Italia dalla nascita e fino alla maggiore età. La nuova legge, invece, temperando il vecchio Ius sanguinis conla cittadinanza italiana a chi nasce in Italia avendo almeno uno dei genitori in possesso di un permesso lungo di soggiorno della Ue. Quindi un immigrato regolare. Inoltre questo immigrato/a deve trovarsi in Italia ininterrottamente da almeno cinque anni. I figli, in questo caso, hanno diritto ad acquisire la cittadinanza, prima della maggiore età, se hanno svolto almeno un intero ciclo scolastico nelle scuole italiane di minimo 5 anni, risultando alla fine promossi, o corsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali che, alla fine, hanno regolarmente superato.

Il mio vicino di case è rimasto sorpreso e io, imperterrito, gli ho detto: “Insomma, la legge sullo Ius soli non solo non apre le possibilità di invasione di cui si dice, ma garantisce per legge che mai nessuno, che sia arrivato irregolarmente e all’improvviso, possa usarla con furbizia per i propri figli”. Lui ha fatto due obiezioni: “Scusa ma allora perché c’è sto casino e nessuno spiega niente? E comunque: se le cose sono come dici - ha aggiunto - perché si fa una legge che non serve a nulla?”.

Il mio vicino di casa non teneva presente che in Italia ci sono 800mila ragazzi, non ancora maggiorenni, che sono nati qui da genitori che avevano, quando loro sono nati, un regolare permesso di soggiorno. Ragazzi che ora parlano il nostro dialetto, amano la Ferrari, sanno tutto di Milan, Juventus o Roma e delle squadre di calcio locali. Ragazzi che vivono insieme ai nostri figli, che hanno con loro rapporti di studio, di lavoro, d’amicizia e d’amore ma non hanno nessuno dei diritti garantiti ai loro coetanei pur essendo non più distinguibili da loro, se non per colore e occhi a mandorla. Lui mi ha interrotto: “Ah, ma per questi qui sono d’accordo anch’io. Mica sono cieco. Li vedo anche io i ragazzi “mbrischiati” (mescolati, ndr) coi nostri”.

Eravamo già tornati indietro dal Circolo velico fino all’altezza del tapis roulant dove ci siamo dovuti separare. E’ rimasta in sospeso l’altra sua obiezione: perché allora, se le cose stanno così, c’è tutto ‘sto casino?

Gli avrei voluto dire che il casino era provocato dagli strateghi della paura che puntano, da sponde diverse, all’accaparramento di voti approfittando delle incertezze provocate dagli smarrimenti della crisi economica, dalle inquietudini dei rapidi cambiamenti, dalla percezione che andrà sempre a peggiorare. Naturalmente fanno danni perché bloccano una serena integrazione contribuendo ad accumulare rancori umani, culturali o sociali che prima o poi pagheremo tutti. Gli avrei voluto dire anche che quegli 800mila ragazzi sono figli dei 2,3 milioni di stranieri che lavorano in Italia e che nel 2015 (ultimo anno per cui ci sono i dati) hanno prodotto 127 miliardi di euro di ricchezza, quasi il 9% del valore aggiunto italiano e hanno pagato contributi per 1 punto di Pil. Insomma, molto più, anche in proporzione, del massimo mai fatto da un’industria come la Fiat.