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Ammazzate il cane al vicino e atterrate Mimmo Lucano

Ammazzate il cane al vicino e atterrate Mimmo Lucano
lucmi  Riproponiamo ai lettori di zoomzud l'articolo l'articolo dello scrittore Gioacchino Criaco pubblicato dal nostro giornale 10 giorni fa.

"Ma ci mora u cana alu vicinu 'e casa". E’ una battuta folgorante, la prendo da Ettore Castagna, grande scrittore, e tanto altro, calabrese. Insieme al resto dell’aneddoto pennella un tratto caratteristico di una parte dei calabresi che, avendo la possibilità di vedere esaudito un desiderio, potendo augurarsi un bene per sé scelgono il male altrui.                           

La schiera degli astiosi è sempre più ampia, qui parliamo di Calabria, ma è ormai un vizio italico. Da noi, la primogenitura lo rende solo più evidente. Ci si sveglia insieme al sole e si vorrebbe che questo si spegnesse: niente luce e niente calore; così, per il gusto di castigare gli altri. E quelli che è più gustoso far soffrire sono gli eroi o, comunque, gli elevati, anche se solo di una tacca, dal resto dell’umanità. In Calabria ci esercitiamo da anni a sollevare uomini per il solo piacere di farli, poi, stramazzare al suolo.                                                                             

Mimmo Lucano il volo lo ha preso da solo, la Calabria se n’è accorta quando ormai era ad altezze vertiginose, in area internazionale. Ha realizzato, a Riace, un modello di accoglienza ai migranti, da far invidia al mondo; figurarsi noi calabresi che siamo capaci d’invidiare la tigna del calvo. Maledetta, soprattutto, fu la rivista americana Fortune, che mise “il curdo”, unico italiano, fra gli influenti del mondo, che è un po’ come i gradi degli scout, che nel mondo reale non hanno nessun valore. Il suo volo, poi, ce lo siamo visti di continuo, a gonfiarci il fegato, con la sua faccia da nonmenefregauncavolo, e adesso è arrivato pure Fiorello, Beppe, a portarlo in tv.                                                                                        

Mimmo Lucano è un predestinato al suolo, ha ali troppo piccole per un volo lungo, anzi, ali troppo esili per reggere un sogno dal peso smisurato. E non vengo certo a parlarvi di complotti, ho letto i resoconti della commissione prefettizia che è andata a Riace, e tutti sanno quanto Gullì, fra i commissari, sia un giusto. Aprirsi un varco nella giungla non è possibile farlo con le parole gentili, serve il machete. E aprire la strada ai sogni, a Riace, e in Calabria, lo si può fare solo con la ruspa. La benna non lavora di fino, qualcosa che non va se lo lascia dietro.   

Adesso a Riace ci sono gli ispettori del ministero, c’è l’attenzione della procura e quella della corte dei conti. I calabresi, che dovrebbero difendere il sindaco, da soliti ignavi se ne staranno a guardare, e quelli del cane del vicino si metteranno con le mani sui fianchi per dire, dopo, con gioia: “avete visto?”, “io l’avevo detto”.                                                          

Io non ho il dogma della legalità, anzi, venero la disobbedienza civile se necessaria a uno scopo nobile e, non lo so, ma se sarà una forzatura che potrà essere addebitata all’opera di Lucano, se si accerterà il suo fin di bene; il sindaco dovrà continuare a volare. Perché, per una volta, siamo primi in una cosa che è buona, qualcosa che scaccia la cronaca nera e riallaccia i fili di una storia nobile, che abbiamo avuto: la cultura dell’accoglienza, la società aperta.