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IL LIBRO. Sulle tracce di Persefone, due volte rapita, di Pino Macrì

IL LIBRO. Sulle tracce di Persefone, due volte rapita, di Pino Macrì
biesse 1 È la ricerca storica, la protagonista del pomeriggio di venerdì 24 marzo alla Casa della Cultura  “Pasquino Crupi”, con il libro Sulle tracce di Persefone, due volte rapita scritto dall’ing. Giuseppe Macrì (Deputato di Storia Patria per la Calabria).

Un incontro proposto dall’associazione BiEsse presieduta da Bruna Siviglia, molto attenta e attiva nel campo della beneficenza e della cultura. E anche questa volta a essere proposto è un libro di assoluto interesse, che racconta con rigore storico documentale la vicenda della statua di Persefone (si crede, o Afrodite), oggi esposta al museo archeologico di Berlino. Da il via all’incontro, la prof. Raffaella Imbriaco presentando i relatori e, per sommi capi, il contenuto del libro che appare subito di grande interesse per chi ama la storia, l’archeologia ma anche l’intrigo internazionale e il racconto giallo. Si tratta infatti di un’indagine curata con pazienza certosina e puntigliosa per determinare l’attribuzione del luogo di realizzazione di questa bellissima statua di Persefone contesa tra Locri e Taranto, nonché come mai il Governo Italiano, più volte sollecitato a richiedere la restituzione del prezioso reperto, abbia sempre glissato su ogni proposta.

Il dott. Lamberti Castronuovo, presente al tavolo dei relatori, è intervenuto sottolineando ancora una volta, l’importanza di un luogo come la Casa della Cultura, disponibile ad accogliere in un ambiente ricco di stimoli, eventi di questo tipo che arricchiscono e fanno conoscere le ricchezze di cui la Calabria è feconda. 

Ha suscitato grande interesse, l’intervento dell’on. Natino Aloi, anche lui relatore, che aveva partecipato attivamente in passato, al tentativo di restituzione della statua cercando di suscitare la richiesta formale presso il Governo tedesco, attraverso delle precise interrogazioni sia all’on. Galasso sia all’on. Veltroni che in entrambi i casi liquidarono la faccenda con poche parole, rinunciando in partenza a ogni pretesa.

Quando prende la parola il prof. Macrì, finalmente comincia a dipanarsi il gomitolo di informazioni che ha suscitato la curiosità dei presenti, e con un moto di meraviglia tutti guardano l’immagine di questa famosa statua: una figura femminile imponente seduta su un trono, acconciata splendidamente con sottili trecce che le si appoggiano sul petto, e vestita di un tessuto sottile panneggiato delicatamente sul corpo. Le parole migliori per descrivere questa statua, forse sono quelle usate da Corrado Alvaro in Mastrangelina “Chi l’ha veduta nelle sale del museo di cui costituisce il tesoro, dice che è difficile resistere alla sua arcana maestà e insieme familiarità, che rievoca il focolare, la casa natale, gli avi, le compagnie d’infanzia, l’amore e le nozze”. Ma che c’entra Corrado Alvaro con questa Persefone? Ci racconta, l’autore del libro, che la storia di questa statua era risaputa nel locrese, ecco perché un autore di cose calabresi ne parla.

Naturalmente, non sono questi i motivi che spingono il prof. Macrì a reclamare come proveniente da Locri questa statua, ma una serie di circostanziate vicende tutte, e sottolineo tutte, documentate grazie alla sua infaticabile ricerca. Il libro ricostruisce una vicenda che parte dalla sua fine e che vede la statua di Proserpina già a Parigi nel 1914 e nel giro di poco tempo venduta al Kaiser Guglielmo II per un milione di marchi.

Subito dopo la guerra, nel ’23, l’on. Luigi Siciliani, calabrese di grande cultura, chiede che tale statua venga inclusa nelle trattative per il risarcimento dei danni di guerra, ma la richiesta si perde nel nulla. Risale invece agli anni trenta, l’inchiesta della Guardia di Finanza di Taranto che accerta lo spostamento di tale opera da Taranto a Eboli, decretando così impropriamente l’attribuzione del ritrovamento negli scavi di questa città, senza che per altro ve ne sia alcuna ulteriore notizia e prova.

Le vicende si intrecciano sempre più, in un alternarsi di testimonianze e smentite, ritrovamenti e sparizioni, lacunose testimonianze, e infine lo scioglimento di un voto del testimone oculare ormai ottantenne Giovanni Giovinazzo sembra fare finalmente luce sulla vicenda. Ma ancora non basta, non è sufficiente. E il prof. Macrì illustra con pervicacia ogni tessera di questo racconto, mostra grazie alle slide, i documenti da lui recuperati, quelli pubblici e gli atti esibiti nelle diverse inchieste. Tutto sembra portare in un’unica direzione: Locri.

Il pomeriggio si conclude con diversi interventi dal pubblico, tra cui spicca lo scambio di battute con la scrittrice reggina Pina Lupoi che ha incarnato con le sue parole molte delle curiosità dei presenti.

Nel suo Sulle tracce di Persefone, due volte rapita Giuseppe Macrì con la precisione dello storico e la mano dello scrittore racconta questa intricata vicenda, dimostrando come la storia di una statua realizzata circa nel 480 AC possa avere oggi ancora molto da dire.

*Giuseppe F. Macrì, Sulle tracce di Persefone, due volte rapita, Laruffa, 256 p., 16 euro.