Direttore: Aldo Varano    

LA CALABRIA e I PROVERBI. Sazi e digiuni, valenti e meschini

LA CALABRIA e I PROVERBI. Sazi e digiuni, valenti e meschini
cal   Lu saziu non cridi al sdijunu / e mancu lu valenti a lu mischinu.

Il proverbio è costituito da due parti  che, in questo caso, sono disposte di seguito e collegate ‘in parallelo’ dalla congiunzione ‘e’; nella prima (tema) si annuncia che chi ha la pancia piena non può conoscere (crìderi, dove c’è una vaga eco del sintagma medievale credo ut intelligam, credo per capire) le sofferenze di chi non ha da mangiare mentre nella seconda (rema, ciò che si aggiunge all’enunciato precedente) si estende il tema dell’inconoscibilità al fatto che il valenti non può intendere la condizione del mischino.

Dal punto di vista lessicale nel tema rileva s-dijunu, digiuno (ma in calabrese esiste anche d-dijunu, col raddoppiamento della consonante iniziale, e Pasquale Cavallaro usa: nu jornu chi llu lupu, ‘n-dijunutu’…, che dà l’idea di una permanenza della fame nel tempo) che potrebbe risultare o da una aggiunta eufonica della ‘esse’  o, poco verosimilmente, una forma di francesismo da ex-dejuner, uno che da tempo ha finito di mangiare. 

Nella seconda parte valenti sta per ‘forte’ che però un uso antifrastico (valenti / pigghia la merda cu li denti), da cui valentizza, azione vigliacca fatta passare per prodezza: nci jettasti nu schiaffu a nu vecchiu catambaru, a facisti a valentizza!, hai dato uno schiaffo a un vecchio cadente, l’hai fatta la prodezza.

Valente è anche una  ‘persona in salute’, robusta: spagnolo valiente, fuerte e robusto in su linea, ma anche spavaldo, come il sardo balente, usato come qualificativo del bandito in fieri e del bandito consolidato; anche lo spagnolo ha una bella antifrasi che è anche monitoria verso gli spacconi: los valientes y el buen vino se acaban pronto, i valenti e il vino buono finiscono presto.

Mischino, come l’italiano ‘meschino’, è un lemma derivato dalla parola araba meskìn, povero, declinato nelle lingue mediterranee (in Sicilia, mischinu, poverino, e mischinazzu, poveraccio, in Sardegna miskinu, in Spagna mezquino) con significati molteplicemente peggiorativi (debolezza, sofferenza, invalidità, indigente) che è il senso del nostro proverbio: Chi ha avuto il favore della natura non sa cosa vuol dire esserne privo.

La cultura popolare registrava la prevaricazione dei potenti ma anche l’attenuazione, l’antifrasi, l’antidoto: infatti in Calabria, come nel detto spagnolo che prevedeva vita corta per il valiente, un altro proverbio certificava, forse per minaccia agli strafottenti o forse per indurli a salutari ripensamenti, che

Lu valenti mori a manu di lu miskinu.