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APPUNTIp. Retroscena e suggestioni (sbagliate) del voto siciliano

APPUNTIp. Retroscena e suggestioni (sbagliate) del voto siciliano
VOTOSIC UNO. Riassumo. Di Maio sfida Renzi a un dibattito. Renzi accetta e si fissano i dettagli. Dopo 48 ore dall'accordo e 48 ore prima della sfida ci sono le elezioni regionali siciliane. A metà risultato elettorale , Di Maio disdice il duello perché Renzi è il signor nessuno e lui parla solo con quelli che contano e sono leader. Quindi, nella migliore delle ipotesi per lui, Di Maio dopo 3 mesi di Sicilia, confessa di non aveva capito cosa bolliva in pentola: immaginava che il centro destra fosse al lumicino e che valesse la pena sfidare Renzi che era al top. Insomma, confessa di non aver neanche vagamente immaginato cosa stesse maturando. Per lui il risultato siciliano è stato una sorpresa. Il gesto di Di Maio, secondo la lettura che lui stesso propone del voto (forse influenzato dai commentatori che hanno affollato le televisioni impegnati soprattutto a trovare conferma alle loro precedenti analisi che il voto siciliano però non conferma), è decisamente autolesionista: il leader pentastellato costruisce da solo l’immagine di uno che capisce poco e tardi le cose della politica.  

DUE. Ma questa è la migliore delle ipotesi. La peggiore è che Di Maio non abbia neanche valutato adeguatamente i numeri (come la quasi totalità dei commentatori TV che l’hanno influenzato) e non si sia accorto che la differenza tra il blocco del M5s e il blocco del Csx, unico e solo strumento per verificare i rapporti di forza, quando sono stati scrutinate 5236 sezioni su 5300 (cito i dati di corriere.it che ognuno può agevolmente verificare) sono: M5s 26,6; Csx 25,4; Fava 5,2. Quindi, tra M5s e Csx, nel territorio più difficile per il Pd e più ideale per il M5s, la differenza è 1,2%. Altra e diversa cosa sono i voti (disgiunti) raccolti dai candidati presidente che non misurano i rapporti di forza politici ma soltanto il gradimento delle candidature (la scheda elettorale siciliana, che pubblichiamo, consente di dare un voto al candidato presidente e un altro a un partito che può essere anche diverso da quelli che lo sostengono). Chi vuole capire bene deve spiegarsi perché Cancelleri pur prendendo il M5s il 26,6 personalmente raccoglie il 34,6, cioè l'8 per cento in più. E deve tenere presente che Micari, con un Csx che raggiunge il 25,4 raccoglie come Presidente solo il 18,6; cioè il 6,8 in meno. Cancelleri e Micari sono gli unici candidati per i quali la differenza tra il loro voto personale e quello dei loro partito-schieramento è tanto ampio da doversi considerare anomalo.

TRE. E' del tutto evidente, la notizia non farà piacere al Pd, che una parte significativa del Csx, dopo aver votato per un partito di Csx rimarcandone il legame, ha poi optato per il voto disgiunto quando s'è trattato di votare per il presidente. In questo caso la candidatura “sbagliata” non c'entra nulla dato che Micari è una personalità apprezzata da tutti. Né gli elettori si sono ritratti per la composizione dell’alleanza che, al contrario, ha ottenuto un maggior numero di consensi. Piaccia o no, bisogna trovare un’altra spiegazione. La più probabile è che gli elettori del Csx, pur convinti che il Csx avrebbe perduto - dato lo spettacolo offerto di rotture, insulti e via dicendo - lo hanno comunque votato. E pare anche molto probabile che per contenere la sconfitta abbiano (sbagliando) riversato parte dei propri voti su Cancelleri (facendo un secondo grave errore) nel tentativo di far perdere il candidato della destra Musumenci (nel sistema elettorale l'elezione del presidente non è collegata al successo delle liste ma al solo voto personale).  Fava non è stato preso neanche in considerazione come scelta alternativa e il suo risultato elettorale è la peggiore notizia possibile per gli scissionisti che hanno dato vita al Mpd. Insomma, il M5s che ha sempre temuto lo scatenamento del voto utile per indebolirlo, è stato il beneficiario di un massiccio voto utile che s’è mosso a suo favore in gran parte dal Csx.

QUATTRO. Questo fenomeno è direttamente connesso alla specifica situazione siciliana e al complesso equilibrio tra i candidati siciliani alla Presidenza dato il sistema elettorale che esiste in Sicilia. Non sarà presente alle elezioni nazionali la cui logica sarà di tipo interamente diverso. Il voto siciliano, per questo, non avrà grandi conseguenze sul voto nazionale (a parte quelle mediatiche che pure non vanno sottovalutate).

CINQUE. Va quindi tutto bene? Neanche per sogno. Infatti, tutto questo non significa che il Csx e la sinistra possono stare tranquilli tanto non è successo nulla. Significa, intanto, che dovendo scegliere tra il M5s e Fava ha scelto il M5s (ri-sbagliando) perché il Mpd viene considerato dagli elettori del Csx marginale e non utilizzabile per i propri progetti. Ma soprattutto significa che gli elettorati di Csx e sinistra sono attraversati dall'incertezza perché si stanno convincendo di essere destinati alla sconfitta. Ricorrono alla vecchia logica della responsabilità per contenere il danno e quindi perdono potenza e capacità di trascinamento. In questo senso, e solo in questo senso, le elezioni siciliane potrebbero avere conseguenze sul voto nazionale. Si paga in qualche modo questa difficoltà, ancor prima del risultato (Il Cdx unito in Sicilia continua a essere imbattibile). Renzi e gli altri dovranno fare i conti con un’insidia pericolosa dato che Csx e sinistra dimostrano di non credere alla possibilità di vincere lo scontro. Una convinzione che è, o può diventare, l’anticamera della sconfitta.

P.S. Dal voto siciliano vengono molte alte lezioni (qui non affrontate).