Direttore: Aldo Varano    

L’INTERVENTO. La lezione referendum: attenzione, non funziona più la mediazione politica

L’INTERVENTO. La lezione referendum: attenzione, non funziona più la mediazione politica
mediazione    (riceviamo e pubblichiamo) Parto da un esempio che dà forza all'ottimo ragionamento che sviluppa Aldo Varano negli "Appunti per una discussione sul voto del referendum".

Nel mio comune, dove come parte politica vinciamo da trenta anni le amministrative e tutte le "puntate" elettorali e referendarie, abbiamo perso nel passaggio del quattro dicembre, nel quale ci eravamo spesi per il No. E' stato uno dei sette (piccoli) comuni dei novantotto della provincia di Reggio Calabria nei quali ha prevalso il Si.

Il Sì sostenuto dall'ampia maggioranza di centrosinistra che ha vinto la Regione ma è stato strabattuto in Calabria.

A livello locale e nella proiezione piu' ampia, ci rendiamo conto, i risultati possono avere tanti significati. Stavamo registrando il massimo del distacco dei cittadini dalla politica, ma abbiamo dovuto dare ragione ad una novità: "Questo referendum ha rivelato che gira tra noi una grande voglia di partecipazione politica. Basta ricordare l'alta percentuale di votanti, soprattutto la implicita richiesta che arriva da alcuni mondi (quello giovanile come quello meridionale ) che si sentono fuori dalla dialettica sociopolitica e dai conseguenti meccanismi decisionali... (De Rita sul Corsera)".

Questa e'una lettura, altre possono essere l'invadenza di Palazzo Chigi, i risparmi finti, i punti inconcludenti a fronte di un gran numero di articoli della Costituzione che si volevano cambiare, il rinnovamento "a tanto al chilo" che e' rimasto sui banconi che lo spacciavano. "In Calabria il No plebiscitario - scrive Varano - e' stato un chiamarsi fuori e contro da un sistema che ha trasformato il Sud in un deserto ...".  La Calabria si trascina nella sua crisi e i cittadini si sono fatti sentire in maniera rumorosa (risultato ben oltre la previsione del referendum, come altrove). Ora bisognerà ascoltare realmente il territorio, senza escludere nessuna parte (è il tema della Città  Metropolitana, ad esempio, come della Calabria, come del Mezzogiorno).

I partiti con la bagarre sulla legge elettorale tengono (ancora) tutto incatenato. Facciamo il tifo per squadre che non entrano in partita, che non condividono le regole, che non sanno fare le formazioni. Paolo Guzzanti scrive che "destra e sinistra non esistono oggi in politica, sono gli elettori a seguire narrazioni antiche e ridicole. La destra è tutto ciò che affronta la realtà, per quella che è. La sinistra è  un sentimento,  uno stato d'animo, una " bella ciao" cantata insieme , ma senza piu' crederci, senza piangere".

Ma la sinistra è prevalente in tutte le istituzioni, ci mette le mani e la testa sul governo, altro che l'ugola soltanto, e il risultato è che si continua a scivolare su un piano inclinato. La destra è garantista,  piace quando non esagera, è liberista, può piacere se punta a unire le due Italie , se carica responsabilmente sullo Stato l'obbligo di  recuperare i ritardi del Mezzogiorno. Quei "due mondi, i giovani e il Mezzogiorno", aspettano di essere sostenuti. Ora, o si resta nella paralisi o si lavora all'affermazione dei diritti, alla partecipazione, ad una classe dirigente adeguata. Grillo e Casaleggio intanto stanno preparando l'elenco delle personalità, delle professionalità che serviranno al Movimento se conquisterà il governo. Non funziona la mediazione politica, c'è il vuoto della rappresentanza, in questi casi facile che irrompa "quello che Gramsci chiamava il dominio dell'elemento teatrale". Vale per tutti: le scelte in una democrazia parlamentare spettano alle maggioranze, ma le opposizioni non possono rimanere indifferenti ai buoni contenuti. D'altra parte, è sbagliato pensare che ci sia qualcuno ammantato di virtù redentrici.

*già senatore della repubblica