Direttore: Aldo Varano    

L’INTERVENTO. Regione, cultura e non solo: o si cambia o la Calabria sempre più marginale

L’INTERVENTO. Regione, cultura e non solo: o si cambia o la Calabria sempre più marginale
sculco (rep) C’è bisogno di un impegno nuovo che ridia senso, vigore e slancio al patto fra politica e calabresi e che veda chi ha l’onere di governare la cosa pubblica disponibile all’ascolto, pronto a fare autocritica rispetto agli errori fin qui commessi e soprattutto rapido nel cambiare passo e direzione. O si cambia, attivandosi, ognuno per la propria responsabilità politica, sociale, economica e culturale, per rendere possibile il cambiamento, o si rischia di tenere la Calabria ai margini delle dinamiche nazionali ed internazionali in atto e di compromettere la tenuta delle stesse istituzioni democratiche regionali, visto che ci sono tante, troppe e gravi questioni, ovunque, in ogni settore e in tutti i territori, che hanno acuito la sfiducia dei cittadini, mentre la Calabria, priva di una visione generale, naviga a vista nello scenario meridionale e nazionale.

Dinanzi all’inconcludenza della politica nel fronteggiare la fragilità dello sviluppo e nel prosciugare l’enorme bacino di disoccupati, nonché la recrudescenza del disagio sociale e delle povertà ad ogni livello, la domanda sull’utilità della Regione, e nello specifico della legislatura in corso, trova piena legittimità. O si è nelle condizioni di svoltare o non resta che trarre responsabilmente le logiche conclusioni.

Tra i tanti episodi di discrepanza eclatante fra scelte della politica e bisogni dei cittadini, ha assunto una dimensione preoccupante la polemica sula ripartizione delle risorse pubbliche per sostenere eventi culturali. Una polemica specchio di una condizione di difficoltà che vede la nostra regione prigioniera di logiche autoreferenziali incentrare sulla quantità piuttosto che sulla qualità e sulla referenzialità piuttosto che sul merito e che, se si vuole dare segnali di chiara discontinuità col passato, non può essere risolta magari includendo gli esclusi. Naturalmente, non dubito che se ne possa parlare, oltre che sulla stampa, presto e direttamente nell’Aula del Consiglio regionale.

Tuttavia occorre evitare il rischio che soffermandoci eccessivamente sulla tecnicità che consente o meno alla Regione di includere o escludere questo o quel progetto, si perda di vista la vera questione. Ossia la piaga endemica che caratterizza la regione: l’assenza di un progetto di crescita e sviluppo organico e sistematico di cui il progetto culturale parte non marginale, ma integrante e fondamentale. In realtà, è di questo che occorrerebbe discutere, coinvolgendo non solo le forze politiche consapevoli dell’intollerabilità della situazione attuale, ma anche le teste pensanti di questa regione: intellettuali, giornalisti, università e saperi diffusi. Perciò, forse, non sarebbe male ritagliarsi uno spazio di approfondimento che ridia autorevolezza e unitarietà alle numerose iniziative culturali.

E’ urgente, va da sé, un’idea di Calabria dettagliata in ogni aspetto, che deve porsi la domanda di cosa si vuol fare di una regione periferia dell’Europa che è dentro il Mezzogiorno, ma non è in grado di porre con forza, sui tavoli romani ed europei, la questione del divario di sviluppo che azzoppa lo stesso Paese e denuncia il velleitarismo di ogni leadership politica; di una regione che è perno fisico del bacino mediterraneo, ma non è capace neppure di organizzare un evento culturale di qualità per discutere del privilegio che ci è assegnato dalla geografia e dalla storia. Le risorse ci sono per mettere in piedi un appuntamento che focalizzi le turbolenze nordafricane, levantine e mediorientali (dando così una mano anche alle iniziative del Governo) ma anche le opportunità economiche e sociali che il Mediterraneo dischiude per il Mezzogiorno e per l’Italia intera.

Insomma, quanto accade in Calabria sugli eventi culturali che chiedono sostegno alla Regione è sicuramente grave, ma più grave è l’inerzia che contraddistingue la politica e le stesse agenzie culturali nel dare impulso e vita a momenti di confronto che vadano oltre la spettacolarizzazione che spesso si esaurisce senza lasciare alcuna traccia utile e in un frangente obiettivamente troppo beve considerate le risorse di cui abbisognano. Occorre dare alle innumerevoli iniziative sparse sul territorio un coordinamento che non può esser solo burocratico e normativo, ma deve contenere un’idea puntuale di Calabria. Tuttavia, a me pare che sarebbe illusorio pensare di poterlo fare, se prima non si afferma, nei fatti e con immediatezza, un pensiero politico che contenga il rigore amministrativo necessario sostenuto da una forte progettualità in grado di spiegare qual è la Calabria che intendiamo costruire”.

*consigliera regionale della Calabria