REGGIO. In ospedale sono sicuri: Benedetto si dimette

REGGIO. In ospedale sono sicuri: Benedetto si dimette
benedetto    Il direttore generale del Riuniti di Reggio Francesco Benedetto starebbe pensando alle dimissioni, anzi sarebbe prossimo a presentarle. L'indiscrezione è di quelle pesanti ed ha ripreso a correre dopo una riunione in serata nella saletta degli incontri della Direzione al piano rialzato dell’ala antica dei Riuniti. E rischia di provocare un terremoto nella sanità Reggina, già pesantemente provata da indagini giudiziarie e disservizi. La voce, delle prossime dimissioni si era già diffusa nella giornata di ieri e s’è infittita in tarda serata in ospedale. Tanto da essere arrivata anche all'orecchio del principale "accusatore" di Benedetto, il segretario della Uil Nuccio Azzarà che in qualche modo l’ha rilanciata e confermata: «Questa voce si è propagata all'interno dell'ospedale. Credo si vada proprio verso questa direzione», ci ha spiegato al telefono.
È questa la piega clamorosa svolta, a poche ore dall'avviso di garanzia recapitato, oltre che a Benedetto, anche al responsabile dell'area amministrativa Giuseppe Neri e al direttore sanitario pro tempore Sayd Al Sayyad. Tutti e tre sono accusati di abuso d'ufficio in relazione alla nomina dell’avvocato Giulio Carpentieri a direttore amministrativo dell'Azienda Ospedaliera. «La cosa più importante - commenta Azzarà - è che la Procura, a distanza di poco tempo dai nostri esposti, ha emesso tre avvisi di garanzia, dimostrando grande volontà di perseguire i reati commessi nella pubblica amministrazione e dalla cosiddetta area grigia».
Le indagini sono condotte dal pm Gerardo Dominijanni, «persona di grande valore - aggiunge il segretario della Uil -, che in questo tipo di reati ha manifestato grandissima competenza. Esprimiamo grande fiducia e facciamo un plauso all'autorità giudiziaria, unico punto di riferimento in un momento di deriva sociale come questo».

La notizia delle dimissioni, però, al momento, non trova un riscontro in un atto formale, che, però, potrebbe essere già stato consumato o arrivare in brevissimo tempo. «Se questo corrispondesse al vero - aggiunge Azzarà -, nonostante le motivazioni ufficiali, queste dimissioni troverebbero spiegazione nella nostra battaglia. Rispettiamo Benedetto come uomo, ma siamo critici sul percorso da lui avviato».

Ma le critiche di Azzarà vanno soprattutto alla politica, completamente assente, dice, in un ospedale senza bussola dopo lo scandalo dell'inchiesta "mala sanitas". Un ospedale, il Riuniti, dove nervosismo e tensione tra il personale sono papabili. «Di fronte a questa situazione - aggiunge ancora Azzarà -, le dimissioni sono un sussulto di dignità».

Sono critiche lunghe un anno quelle mosse dal sindacato, che ha prodotto numerose denunce sulla base di «indicatori che non corrispondevano a criteri di crescita». Sul caso Carpentieri sono quattro gli esposto presentati dalla Uil, l'ultimo dei quali affonda le proprie radici nel contratto triennale fatto sottoscrivere da Benedetto a Carpentieri ad aprile, un mese prima di compiere 65 anni, età che l'avrebbe automaticamente escluso per legge dalla possibilità di essere nominato direttore generale. «Benedetto, così, ha vincolato la pubblica amministrazione ad avere come direttore sanitario un professionista che nel giro di un mese ha perso un requisito - sottolinea Azzarà -. Si tratta di un espediente, un contratto a prestazione impossibile».

Secondo l'ipotesi della Procura, Carpentieri non possiede i requisiti per «lo svolgimento di qualificata attività di direzione tecnica o amministrativa, con diretta responsabilità delle risorse umane e strumentali, per un periodo di almeno cinque anni nell'ambito di enti e strutture sanitarie pubbliche o private di media o di grande dimensione». La delibera di nomina firmata l'8 aprile da Benedetto cita l'articolo 17 della legge 124 del 2015, con la quale il governo ha rivisto, tra le altre, la norma che disciplina il conferimento di incarichi a soggetti in pensione, per i quali cariche e collaborazioni «sono comunque consentiti a titolo gratuito».

Precisando che, per le nomine dirigenziali e direttive, «la durata non può essere superiore a un anno, non prorogabile né rinnovabile, presso ciascuna amministrazione», consentendo la naturale scadenza degli incarichi già in corso, come era quella di Carpentieri al momento dell'approvazione della legge 124.