Bagnara come Gomorra? Un'altra estate scandita dal madrigale della lamentazione

Bagnara come Gomorra? Un'altra estate scandita dal madrigale della lamentazione
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"Devi smetterla o ti riempio di botte, hai capito?", ringhia un ceffo con il cappello da baseball e la barba da mujaheddin. Poi assesta un buffetto deciso al suo coetaneo, che gli risponde a tono: "Che cazzo vuoi? Vedi di finirla con queste reazioni". La scena termina così, con due amici che portano via il soggetto iracondo e tentano di indurre l’altro a più miti consigli. "Qui viviamo così, assistiamo sempre più spesso a questi tristi spettacoli. La colpa è della serie Gomorra. Ma lo sai che ci sono adolescenti che vanno in giro tranquillamente con fucili e pistole nel bagagliaio dell’auto?". Il rosso del cocktail rischiara una giornata grigia.

E' un'estate come tante a Bagnara Calabra. La seconda dal commissariamento per infiltrazioni mafiose. La triade commissariale, pur avendo sollecitato e ottenuto un movimento di partecipazione dal basso, un nuovo civismo, non scalda il cuore e le menti: è nell’occhio del ciclone. Negli anni della deregulation, del cittadino ridotto a suddito, invece andava tutto bene, verrebbe da dire. I commissari vengono accusati di idiosincrasia nei confronti del cittadino bagnarese, di vivere ancorati nel Palazzo e di guardare con sospetto la cittadinanza, di non fare sentire e riaffermare insomma la forte presenza dello Stato. Del resto la nomea di paese sciolto per mafia non è un buon biglietto da visita e si riflette nei rapporti formali. La situazione dei conti è allarmante e la responsabilità non è certo ascrivibile ai burocrati venuti da lontano. Detto ciò, in questa fase non occorre ergere piedistalli, bisogna venire incontro alle istanze collettive per uscire dal guado.

Gli ex amministratori tentano di riguadagnare credibilità e cavalcano la denigrazione a comando, per rifarsi una verginità politica. Il mare è sporco, chiazze di schiuma ristagnano vicino alla battigia, la spiaggia libera è una porcilaia. I dipendenti comunali non percepiscono lo stipendio da due mesi, l'isola pedonale non è ancora partita, si parla di costi insostenibili per l'occupazione del suolo pubblico, dopo gli anni del Bengodi. Assenza di regole, latitanza di catena di comando, scambio del diritto con il favore si sono sedimentati nel tempo. I problemi sono innumerevoli. Il nuovo furore ideologico del volontariato iperattivo infiamma il popolo di Facebook, ridà speranza. Lo spontaneismo viene salutato con roboanti osanna.

Nessuno fa niente per niente e dunque, dietro l'impegno apparentemente disinteressato, alcuni scorgono all’orizzonte qualche manovra elettorale. C'è stata anche una certa mobilitazione politica fatta di gruppi, che ritengono sia giunto il momento di riappropriarsi dei propri spazi all'interno delle dinamiche paesane, promuovendo un nuovo protagonismo giovanile. Gli strali sulle piazze virtuali per ora riguardano i politici locali, che hanno ridotto sul lastrico il Comune. Dopo le deleghe in bianco agli uomini della Provvidenza, c'è voglia forse di processi decisionali democratici dal basso, di comitati di quartiere, che si facciano promotori e interpreti dei bisogni del territorio. Il resto è un magma fatto di ex amministratori che parlano da opinion maker, gattopardi, manettari e tanto qualunquismo. Le forze politiche, o quel che resta di esse, stanno alla finestra. Spicca per inconcludenza il Partito democratico, che coltiva probabilmente alchimie ibride che sanno tanto di sconfittismo. Tutto scorre lento e inesorabile a Bagnara, anche l'immancabile madrigale della lamentazione. Il voto rimane un atto di fedeltà al compare, che riconosce per benevolenza pagnotta o briciole. Non è colpa dei Commissari, ma è comunque una legge matematica. Alle elezioni locali un minus habens con famiglione al seguito, conseguirà sempre più consensi di un laureato, masterizzando in Scienze dell'Amministrazione, con brillanti esperienze di governo. Funziona così.