Confermata la condanna a 12 anni di carcere per l'ex sindaco di Siderno, Alessandro Figliomeni. Reggono anche in appello le accuse della Dda a presunti boss e gregari della 'ndrangheta di Siderno coinvolti nel blitz "Recupero-Bene Comune". La corte presieduta da Bruno Muscolo ha infatti confermato buona parte delle pene inflitte in primo grado a Locri, quando vennero comminati circa 250 anni di carcere dalla corte presieduta dal giudice Alfredo Sicuro. Confermata anche le condanne inflitte a Franco Rumbo (17 anni) e Riccardo Gattuso (11 anni). Confermate le assoluzioni di Cosimo Commisso, Francesco Figliomeni, Massimo Pellegrino e Cosimo Commisso.
Nel corso della requisitoria, il procuratore generale Santo Melidona aveva evidenziato una «continuità» tra la “Siderno Group” e le cosche coinvolte nell’operazione “Recupero - Bene Comune”, una «persistente operatività» tra l’associazione che ha seminato il terrore a Siderno tra gli anni ’80 è ‘90 e quella colpita dalla Dda di Reggio nel 2010. Melidona aveva dunque chiesto la conferma delle pene inflitte in primo grado, invocando solo qualche riduzione di pena per reati ormai prescritti e qualche assoluzione in più. Insomma, la conferma dell’impianto accusatorio che aveva portato a maggio del 2014 il sostituto procuratore Antonio De Bernardo a invocare sei secoli di carcere per boss e gregari.
Le motivazioni di primo grado
Pensare ad uno ‘ndranghetista-politico, un tempo, era quasi un’eresia. Una cosa impossibile, da non considerare. Poi, però, la politica è stata «liberalizzata con prescrizioni». Ovvero anche gli affiliati potevano candidarsi, ma per farlo occorreva comunque «chiedere il permesso, mettersi a disposizione e poi “dare di conto”». È una frase di Giuseppe Commisso, alias “u mastru”, boss dell’omonima cosca di Siderno, a dare ai giudici di Locri questa certezza, messa poi nero su bianco nelle motivazioni della sentenza. Dodici anni sono stati inflitti all’ex sindaco Alessandro Figliomeni, «affiliato alla ‘ndrangheta – assieme al fratello Antonio -, ancor prima dell’omicidio del padre, Figliomeni Cosimo, definito dal Costa (il pentito Giuseppe, ndr) uno ’ndranghetista “vecchio stampo”, a suo tempo reggente della ‘ndrina di contrada Lamia». Un «uomo di malavita», l’ha definito Nicola Romano, presunto boss della “Corona”, la cupola dei locali meno potenti della jonica.
«Una volta liberalizzata la politica – scrive il giudice Alfredo Sicuro -, questa era stata terreno di conquista per le diverse famiglie di ‘ndrangheta, che cercavano, soprattutto nelle competizioni locali, di misurare le loro forze, facendo eleggere candidati di ciascuna ‘ndrina, indipendentemente dagli orientamenti politici». Ed il giudice ha una certezza: per due mandati, «la cosca Commisso era stata in grado di eleggere il sindaco di Siderno, Figliomeni Alessandro, e di controllare i “movimenti” di altri esponenti locali, dimostrando così la volontà e la capacità di infiltrarsi nelle istituzioni politiche e condizionarne l’attività, distorcendone i fini e, soprattutto, acquisendo un ulteriore strumento di potere e di governo del territorio».
Votare a destra o a sinistra aveva poca importanza: l’importante, scrive Sicuro, era che il candidato, una volta sostenuto, «oltre a prendere desse qualcosa». Decisioni prese a tavolino in modo che ogni candidato «che ha preso impegni» potesse avere un posto e «mettersi a disposizione». Così le discussioni di natura politica sfociavano in «un programma di infiltrazione della società di ‘ndrangheta di Siderno nella politica locale e nazionale», con lo scopo di «piazzare nelle varie competizioni elettorali i suoi referenti». E c’era una regola da rispettare: «in contrasto non si entra con nessuno» degli altri candidati della cosca. Ecco, dunque, il «metro di valutazione per i candidati da votare»: il rispetto. Alessandro Figliomeni, dal canto suo, era il «sindaco buono», diceva Romano ascoltato in cuffia dagli inquirenti, «un cristiano come noi», aggiungeva Domenico Gangemi, intercettato nell’inchiesta “Crimine”.
Ma c’è di più: a Figliomeni viene attribuita la carica di “santista”, «l’ultimo grado», afferma Francesco Muià, considerato uomo dei Commisso, tanto che a Siderno ce n’erano al massimo dieci. Che Figliomeni fosse partecipe alla cosca Commisso, col “privilegio”, in quanto politico, di occupare posti di primo piano nella pubblica amministrazione, perorando così la causa della cosca, è un assunto «ampiamente dimostrato», scriveva il giudice. Ma il suo rapporto privilegiato col “mastro”, ad un certo punto, cambiò. Figliomeni tenne un comportamento «da cattivo “uomo d’onore”, per mancanze di rispetto e movimenti non autorizzati, che avevano portato il mastro a proporre ai responsabili delle ‘ndrine la sospensione delle attività del locale di Siderno». A lui Commisso contestava il suo opportunismo, ma anche di comportarsi come se le casse comunali «fossero di sua proprietà», utilizzando il suo ruolo di sindaco «per agevolare persone connesse ad ambienti di ‘ndrangheta».
Ecco il dettaglio della sentenza pronunciata ieri all'aula bunker di Reggio per 31 imputati:
1. Cosimo Ascioti alias “u lupu” anni 10 e mesi 9 di reclusione (in primo grado 13 anni e sei mesi)
2. Antonio Commisso (classe 1983) assolto ( 1 anno e 6 mesi piu 600 euro)
3. Cosimo Commisso assolto (assolto)
4. Vincenzo Commisso (classe 1958) assolto (1 anno e 6 mesi più 600 euro di multa)
5. Giuseppe Correale alias “u baiaffa” e “u sparacaglia” anni 14 e mesi 8 (16 anni e 8 mesi)
6. Michele Correale alias “zorro” 24 anni (25 anni)
7. Antonio Costa anni 10 e mesi 10 (10 anni e 10 mesi)
8. Michele Costa anni 11 (11 anni)
9. Alessandro Figliomeni 12 anni (12 anni)
10. Vincenzo Figliomeni 4 anni e sei mesi e 15.000 euro multa (4 anni e sei mesi e 15.000 euro multa)
11. Antonio Futia alias “u ngilla” 13 anni (14 anni)
12. Giorgio Futia 5 anni e 18.000 euro multa (5 anni e 18.000 euro multa)
13. Michele Futia (classe 1990) 9 anni e sei mesi (9 anni e sei mesI)
14. Michele Futia (classe 1933) anni 6 e mesi 8 (8 anni)
15. Antonio Galea anni 6 e mesi 10 (8 anni e 3.500 euro di multa)
16. Riccardo Gattuso 11 anni (11 anni)
17. Domenico Giorgini 10 anni (11 anni)
18. Francesco Muià anni 24 e mesi sette (26 anni e 2 mesi)
19. Giuseppe Muià 13 anni e 6 mesi (14 anni e 6 mesi)
20. Giuseppe Napoli anni 6 e mesi 6 e 1300 euro multa (15 anni)
21. Massimo Pellegrino Assolto (Assolto)
22. Riccardo Rumbo 17 anni (17 anni)
23. Vincenzo Salerno Assolto (Assolto)
24. Antonio Scarfò 3 anni e 10.000 euro multa (3 anni e 10.000 euro di multa)
25. Carlo Scarfò 1anno e mesi sei e 3.000 euro multa (anni uno e mesi sei e 3.000 euro multa )
26.Michele Sorbara assolto (2 anni e 900 euro di multa)
27.Gennaro Tedesco assoluzione e non luogo a procedersi per prescrizione reato (2 anni)
Non doversi procedere nei confronti di Figliomeni Domenico, Figliomeni Francesco, Figliomeni Giuseppe e Figliomeni Maria per intervenuta prescrizione del reato.