La falce della Statale 106 ha colpito ancora. Francesco De Salvo, 61 anni, di Rossano, è la quattordicesima persona a perdere la vita nel 2016 sul budello che collega Reggio Calabria a Taranto. L’ennesima vita spezzata sull’asfalto, dove un impatto violentissimo tra un’auto e un pullman ha spazzato via in un attimo tutto quanto. De Salvo, insegnante all’istituto tecnico industriale di Rossano, stava percorrendo quella strada a bordo della sua Audi grigia quando ha incontrato di fronte a sé un autobus di linea della ditta “Romano”, pieno di gente. Le cause dello scontro non sono ancora chiare e sono al vaglio delle forze dell’ordine ma è chiaro quel che resta: rottami, detriti, sangue e dolore. E accade ormai con una frequenza disarmante: si può contare una vittima ogni 30 chilometri. Quell’asfalto che si affaccia sullo Jonio è disseminato di croci, visibili e invisibili. Costellato di fiori ormai rinsecchiti, foto ingiallite dal tempo, speranze sparse come semi e mai sbocciate. Un bollettino di guerra che per gli organi istituzionali si traduce in mera comunicazione di servizio. Traffico rallentato, strada bloccata. E poi si riparte, come se lì non ci fosse il sangue di nessuno.
Non si tiene più nemmeno il conto: rischiare la vita sulla 106 è normale. È un pericolo che ci si assume decidendo di salire in macchina. Quasi come scegliere di andare in guerra comporta il rischio di finire vittima del piombo. Ad aggiornare il bollettino ci pensa l’associazione “Basta vittime sulla strada statale 106”. Ripete i nomi di chi se n’è andato su quella lingua d’asfalto come un mantra, perché dimenticare diventa quasi complicità. E ogni volta che accade, ogni volta che qualcuno ci lascia le penne su quell’inferno grigio, li ricordano tutti i martiri dell’asfalto.
Un asfalto democratico, che non guarda in faccia nessuno e non fa distinzioni di sesso, età, nazionalità o religione. Ci sono Eugenio Vadalà di 28 anni e Giuseppe Barone di 18 anni, morti l’8 gennaio a Bocale. Francesco Nicola Dati, di 29 anni, che se n’è andato il 21 gennaio a Cirò Marina. Carmela Palermo, di 66 anni, deceduta il 6 febbraio a Rossano. Francesco Gaetano, di 62 anni, che ha perso la vita a Corigliano Calabro il 13 aprile. Maria Cristina Brancatisano, di 53 anni, morta il 15 maggio a Montebello Jonico. E poi Pasquale Scarano, di 67 anni, deceduto il 16 maggio a Brancaleone, Vittorio Leotta di 25 anni e Deborah Ranieri di 21 anni, morti entrambi il 22 maggio a Sant'Andrea dello Jonio, Dmytro Lazarenko, di 27 anni, deceduto il 29 maggio a Ferruzzano, Francesco Manoiero, di 20 anni, che ha perso la vita il 4 giugno a Catanzaro Lido, Francesco Antonio Tarantino, di 61 anni, morto il 22 Giugno a Simeri Crichi e Giuseppe Varlaro, di 22 anni, deceduto il 5 luglio a Cassano allo Ionio.
«Sulla famigerata “strada della morte” nel 2016 abbiamo in media una vittima ogni 14 giorni», si legge in una nota dell’associazione guidata da Fabio Pugliese. Una strada che colpisce ovunque: sono cinque le vittime in provincia di Reggio Calabria, quattro in provincia di Catanzaro, una in provincia di Crotone e quattro in provincia di Cosenza. «L’associazione intende altresì denunciare l’immobilismo istituzionale e l’incapacità dello Stato di cancellare, attraverso la messa in sicurezza subito e l’ammodernamento della Ss106, questa autentica vergogna ed, insieme, la più grande strage di Stato della storia della nostra Repubblica – continua -. Lo Stato assassino che ogni giorno uccide i calabresi sulla Ss 106 è incapace di investire affinché possa essere sviluppato un cospicuo piano di investimenti che possa provvedere ad una messa in sicurezza subito ed all’ammodernamento di una arteria viaria contraddistinta da illegalità diffuse e da una scarsa manutenzione che la rendono una mulattiera che versa peraltro in uno stato comatoso». Pugliese denuncia «l’indifferenza della classe politica calabrese tutta» che rimane silente di fronte alla costante tragedia e all’indifferenza del governo.