ALCHEMIA. Ndrangheta, politica e affari. Caridi, Galati e i villini bloccati dei Raso

ALCHEMIA. Ndrangheta, politica e affari. Caridi, Galati e i villini bloccati dei Raso
GalatiECaridi    «Si fa tutto insieme e con questi qua se la mangiano Roma», dice Francesca Politi al telefono. Lei, nipote del boss Girolamo Raso, è una che parla. E parla soprattutto di quei lavori bloccati, nella zona “Parco naturale decima malafede”, area del Comune di Roma sottoposta a vincolo ambientale. È su quella zona periferica che si concentrano le mire della cosca Raso-Gullace-Albanese che, attraverso la ditta Politi, ha intenzione di costruire tre villette nel polmone verde della città.

Questa vicenda è tra quelle che più chiaramente, per il gip Barbara Bennato, fanno parlare di un rapporto tra Girolamo Raso, esponente apicale della cosca nella sua articolazione laziale, e i rappresentanti delle istituzioni. In particolare si fa riferimento a Giuseppe Galati, deputato rieletto nel 2013 alla Camera, attualmente nel gruppo Ala di Verdini, nonché componente della commissione bilancio; e Antonio Caridi, senatore di Gal.

Per il primo, però, non ci sono indizi tali da poter affermare che si sia consumata la corruzione: Galati ha sì incontrato i protagonisti della vicenda, ma non è provato che lo sblocco dei lavori possa essere attribuito a lui. Né che abbia accettato e ottenuto, in cambio, un appartamento nel complesso dei Raso.

LA FIGURA DI GALATI – Per il giudice, le risultanze investigative «danno conto solo di un coinvolgimento, eticamente riprovevole, dell’onorevole Galati nella vicenda del blocco dei lavori di realizzazione edilizia in zona vincolata, nella zona sud della periferia di Roma ma difettano della prova sia della proficuità dell’intervento richiesto ed offerto, sia della ricezione od anche solo dell’accettazione da parte dell’onorevole, della promessa di dazione gratuita di un immobile di proprietà di Rocco Politi». I lavori in questione, infatti, erano stati bloccati il 13 settembre 2007, con conseguente denuncia di Rocco, Rosario e Giuseppe Politi, condannati successivamente a sei mesi solo per la violazione dei sigilli, mentre il reato di abuso edilizio era andato prescritto, con conseguente restituzione del manufatto ai proprietari. Dunque non si può evincere un effettivo intervento di Galati a favore dello sblocco: quei lavori, sottolinea il giudice, potrebbero essere ripartiti naturalmente dopo la sentenza. Le indagini documentano però un gran movimento, tra Roma e Reggio Calabria, per arrivare a quello sblocco. Movimento che vede tra i protagonisti Giuseppe Iero, tra i fidatissimi di Caridi, lo stesso senatore e Jimmy Giovinazzo, sposato con la nipote del boss Raso.

L’ACCUSA - Secondo la Dda, Girolamo Raso, Jimmy Giovinazzo ed i nipoti Rocco e Rosario Politi si sarebbero attivati presso i due politici - «gli amici di Reggio» - per ottenere lo sblocco dei lavori edili relativi all’immobile, nonché per garantirsi l’aggiudicazione di alcuni appalti pubblici nel settore del trasporto e dello smaltimento di inerti e rifiuti urbani del Comune di Roma, ipotesi che, però, non è stata provata. La cosca, tramite Caridi, aveva chiesto aiuto a Galati, promettendo in cambio un lotto di terreno, di proprietà di Rocco Politi.

Erano giorni di contatti intensi, quelli tra settembre e dicembre 2009, tra Caridi e Giovinazzo, che si sono visti più volte, anche insieme a Galati, sia a Reggio Calabria sia a Roma, tramiti i rispettivi “emissari”, ovvero Giuseppe Iero e Rocco Politi. Per la dda, le intercettazioni messe in fila portano ad una sola conclusione: il motivo degli incontri riguardava l’esigenza di ottenere lo sblocco dei lavori. Intercettazioni dalle quali emergerebbe anche «la completa messa a disposizione dell’assessore Caridi agli interessi ‘ndranghetistici».

È Francesca Politi, alias “Luciana”, a spiegare alla zia che suo marito “Jimmy” aveva preso contatti con un parlamentare. «Sto onorevole… amico nostro…. Che è entrato con il governo Berlusconi», dice, onorevole particolarmente fidato che avrebbe promesso «un immediato e risolutivo intervento». In cambio, il marito aveva garantito al politico la cessione di un lotto di terreno del cognato Rocco Politi, «particolarmente gradito al politico». L’incontro caricava di aspettative l’intera famiglia, che puntava agli «amici di Reggio» per parlare di più di una questione. «Mo ci deve dare la risposta, prima della fine di settembre… - si sente dire a Francesca Polito - ci ha promesso… perché non è solo la casa fatta come… coso… col piano che non si può costruire… è tutto il terreno qui no… la parte nostra… è parco… gli ha detto (Jimmy)… guarda, se tu riesci a farci questa cosa, io parlo con mio cognato… con Rocco… no… e faccio darti un pezzo di terreno a te a questo onorevole personalmente. Quindi ha detto sì interessa, sì interessa per forza perché a lui questa zona gli piace… però, gli ha detto, essendo parco non puoi fare niente… però se riesci a sbloccare la casa, calcola che 500 metri di terra, perché lui vuole costruirsi la casa… in questa zona, perché gli piace… te li diamo a te, allora lui si è interessato».

Il regista occulto di tutta l’operazione, appuntano gli inquirenti, è Mommo Raso, mentre Caridi funge da trait d’union con Galati. L’incontro tra Giovinazzo, Caridi e Galati avviene il 22 settembre 2009, a Reggio Calabria, presso lo studio di Caridi. Dopodiché sono diversi gli incontri tra i membri della cosca e Iero, direttamente a Roma, tutti con unico obiettivo: «questa terra». Secondo la dda, l’episodio dello sblocco dei lavori rappresenta solo una delle espressioni del rapporto illecito, tanto da ipotizzare che «il ricorso ad interlocutori tanto qualificati ed autorevoli fosse indifferenziato, ogni qualvolta si prospettassero vantaggi della cosca difficilmente perseguibili altrimenti». 

«Si fa tutto insieme e con questi qua se la mangiano Roma», dice appunto Francesca Raso. Per la Dda, c’è l’ipotesi di una holding tra aziende per ottenere più lavori. Ma l’ipotesi rimane tale, avvalorata – ma non basta – da questa frase. Quel che è certo, dunque, per gli inquirenti è l’appoggio di Caridi alla cosca: un appoggio all’intera ‘ndrangheta, sottolinea De Raho in conferenza stampa. 

*Nella serata di martedì l'on. Pino Galati ha dettato alla agenzie una dichiarazione in cui, confermando la propria fiducia nella giustizia, si dice certo che risulterà la sua completa estraneità a qualsiasi suo coinvolgimento nelle vicende di questi giorni. Afferma anche di avere l'impressione di trovarsi nerl mezzo di una "forzatura mediatico giudiziaria". La dichiarazione dell'on Galati è pubblicata integralmente in altra parte del nostro giornale nel testo trasmesso dall'Ansa.