NDR. Catturato Giuseppe Alvaro, al vertice della cosca “Carni i cani”

NDR. Catturato Giuseppe Alvaro, al vertice della cosca “Carni i cani”
GiuseppeAlvaro Le forze di polizia hanno catturato, nell'agro di Monterosso Calabro (provincia di Vibo Valentia) il latitante Giuseppe Alvaro, alias 'Peppazzo', considerato ai vertici della cosca ndranghetista Alvaro, detta 'Carni i cani', originaria di Sinopoli (Rc) ma attiva anche in Lazia Lazio e all'estero.

Alvaro, uno dei latitanti più antico della Piana di Gioia Tauro era sfuggito nel 2009 a un’ordinanza d’arresto del Gip del Tribunale di Reggio, per associazione mafiosa nell’ambito dell'operazione Virus, della Squadra Mobile di Reggio. Il ricercato è stato catturato dopo essere stato braccato in un'ampia zona rurale. Vistosi scoperto ha tentato la fuga precipitandosi da una finestra del frantoio in cui era nascosto. La polizia lo ha acciuffato quasi subito anche perché nella caduta  s’è fratturata una caviglia. Quindi è stato trasportato all'ospedale di Vibo Valentia per essere sottoposto a un intervento chirurgico, dov’è atentamente controllato dalla polizia.

Il provvedimento contro Giuseppe Alvaro era stato deciso nell’ambito delle indagini sul padre Carmine Alvaro, 63 anni, (latitante dal giugno 2003 al luglio 2005) condannato dalla Corte di Appello di Reggio nel 2002, per associazione mafiosa, e come promotore, organizzatore e capo dell'omonima famiglia.

Giuseppe, arrestato il padre, aveva subito assunto un ruolo di assoluto rilievo nella cosca Alvaro. Gli affiliati non esitavano a eseguire puntualmente le sue direttive riconoscendogli il ruolo di portavoce del padre boss.

Giuseppe Alvaro era ricercato sin dall'inizio della propria latitanza, da quando si era sottratto alla cattura insieme al cugino Paolo Alvaro, 51 anni, originario di Sinopoli, catturato il 20 novembre 2015 a Melicuccà nel Reggino dai carabinieri. A suo carico: associazione mafiosa, ricettazione, furto, rapina, truffa, riciclaggio, violazioni della legge sulle armi, favoreggiamento personale e procurata inosservanza dei provvedimenti dell'autorità. Deve rispondere anche a una condanna, al termine di un processo con rito abbreviato, a 8 anni di carcere reclusione ed euro 8mila di multa, inflittagli dal Gup del Tribunale di Reggio. Condanna confermata dalla Corte di Appello di Reggio il 20 aprile 2010.