La mattanza tra le tombe del cimitero di San Lorenzo del Vallo

La mattanza tra le tombe del cimitero di San Lorenzo del Vallo
mattanza Freddate mentre si trovavano al cimitero, davanti alla cappella di famiglia, per onorare i propri morti. Edda Costabile Ida Attanasio, madre e figlia di 77 e 52 anni, sono state colpite alle spalle, a San Lorenzo del Vallo, da qualcuno che sapeva di trovarle lì ieri mattina. Uccise forse per vendetta, per lavare col sangue la morte di Damiano Galizia, il 31enne ucciso ad aprile scorso dal reo confesso Francesco Attanasio, figlio e fratello delle due vittime.

Il duplice omicidio è avvenuto attorno alle 10: i killer hanno sparato prima alle spalle di Edda, insegnante in pensione, piegata a porgere dei fiori sulla tomba di uno dei suoi figli, morto 30 anni fa in un incidente stradale. La figlia Ida, che era tornata a San Lorenzo da Tarsia proprio per andare sulla tomba del fratello con la madre, ha tentato inutilmente di scappare, facendosi strada tra le lapidi, prima di essere raggiunta anche lei dai proiettili, che l'hanno lasciata senza vita all'interno del cimitero. Una morte sentenziata, simbolicamente, in un luogo di morte.

Sarebbero almeno otto i colpi esplosi davanti alla cappella di famiglia, che poco dopo la morte di Galizia era stata sfregiata, data alle fiamme, elemento, questo, che avvalora l'ipotesi della vendetta. Il 3 maggio scorso, 24 ore dopo il ritrovamento del corpo di Galizia, qualcuno si era introdotto nel cimitero di San Lorenzo, spargendo del liquido infiammabile sulla cappella degli Attanasio. Il fuoco ha poi mandato in frantumi le vetrate, distruggendo tutto.

Indizi che si associano alle minacce riferite agli inquirenti dallo stesso Attanasio: poco prima che confessasse il delitto, quando i parenti di Galizia credevano che il loro congiunto fosse stato arrestato per quel box pieno d'armi stanato dalla polizia proprio grazie ad una soffiata di Attanasio, lo avevano contattato, chiedendo informazioni e cercandolo là dove si era rifugiato. In quel box, che Galizia aveva affittato usando Attanasio come tramite, la polizia aveva trovato sei mitragliatrici, due pistole, un fucile mitragliatore, un fucile a pompa, due moschetti, due fucili, due pistole e migliaia di proiettili.

Gli investigatori, però, non escludono alcuna pista. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di San Marco e del reparto operativo del comando provinciale di Cosenza, guidati dal colonnello Milko Verticchio, raggiunti dopo poco dal procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla, che coordina le indagini. «Una vera e propria esecuzione», ha commentato, confermando che tra le ipotesi più accreditate vi sia quella della vendetta.

Per tale motivo è stata informata anche la Dda: Galizia, infatti, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto contatti con la criminalità di San Lorenzo, suo paese natale e luogo della mattanza, in particolare con il clan Presta. Nessuno avrebbe visto o sentito nulla, conferma il colonnello Verticchio.

Ma domenica mattina al cimitero c'era molta gente, che sentiti gli spari sarebbe scappata via. «Chi ha visto collabori - ha dichiarato Facciolla all'Ansa -, anche in forma anonima chiamando le forze dell'ordine. Non solo c'era tante gente - ha aggiunto -, ma addirittura la donna più giovane è stata inseguita e finita. Quello che è accaduto potrebbe succedere anche a chi era presente, perché ha visto gli assassini. Quindi potrebbe accadere anche a loro e nessuno li può proteggere».

Per fare il punto della situazione, oggi è prevista una riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Dopo il delitto, i carabinieri hanno effettuato dei sopralluoghi a San Lorenzo, mentre pochi giorni fa, sei mesi dopo la morte di Galizia, la polizia aveva eseguito dei controlli in casa dei genitori di Francesco Attanasio. Particolare, questo, che potrebbe essere significativo per la tempistica del duplice omicidio.