IL REPORTAGE. Quell’orrore tranquillo di San Lorenzo del Vallo

IL REPORTAGE. Quell’orrore tranquillo di San Lorenzo del Vallo
sldv  "E'qui? Qui l’hanno ammazzata Edda?". Una signora bionda si avvicina alla macchia bianca di calce che sporca il cemento del cimitero di San Lorenzo del Vallo. Si porta la mano alla bocca, trema e inizia a piangere. «Era la mia maestra, è stata la maestra dei miei figli. E Ida, dove l’hanno ammazzata Ida?». Vaga per il cimitero senza pace. «Voglio salutarla un’ultima volta», dice senza riuscire a trattenere le lacrime. Il campo santo è avvolto da un silenzio surreale. Lì, 24 ore prima, qualcuno ha sparato uccidendo due donne. Edda e Ida, madre e figlia, due volti puliti e sorridenti. «Brave persone, brave famiglie», sussurrano i pochi che hanno voglia di parlare. Gli altri si allontanano non appena il tono interrogativo fa capolino.

Tra le lapidi tirate a lucido, alla vigilia di ognissanti, dell’orrore rimane una macchia informe. Lì Edda è stata colpita alle spalle, mentre puliva la tomba del figlio Franco, morto nel 1981 a soli 19 anni. Franco, lo stesso nome di suo nonno, lo stesso nome di quel fratello che non ha mai conosciuto, Francesco, nato un anno dopo, finito in carcere per un omicidio consumato per esasperazione. La signora bionda fissa il marmo nero e grigio, sotto il quale spuntano un secchio, una scopa e uno straccio. Edda stava lì, a prendersi cura di suo figlio, quando qualcuno ha fatto fuoco contro di lei. Tutto è rimasto lasciato a metà, mentre sul cemento che fa da pavimento al cimitero si contano sei cerchi rosa, dove la scientifica ha trovato i colpi esplosi dal killer. La donna si porta la mano alla bocca, poggiando un bacio sulla foto di Franco. «Perché non le hai protette?», chiede. Il pianto ormai è inarrestabile. «Non siamo niente», è l’ultima frase che dice prima di cercare il luogo in cui ha perso la vita Ida. Che ha provato a scappare, facendosi largo nel labirinto di croci. Ma non ce l’ha fatta.


Nel reticolo di foto sbiadite e fiori di plastica, la gente è poca. Prova a parlare di altro, mentre le scope provano a cancellare i ricordi del giorno precedente. Tutto sembra ruotare attorno a quella calce bianca, che sbarra l’ingresso ad una signora che vuole salutare i propri cari. Allunga la gamba per evitare di calpestare quella sagoma informe, ultima immagine della signora Edda. Ha cresciuto ed educato buona parte del paese, Edda. Per tutti è solo “la maestra”, sguardo buono e sorriso da nonna. Fuori dal cimitero, dal quale si vede tutto il paese, incorniciato dalle pale eoliche e da distese verdi, rimangono le bottiglie d’acqua utilizzate per far riprendere i parenti accorsi domenica sul luogo del delitto. Attorno ad un camioncino carico di fiori, alcuni signori confabulano fingendo che non sia accaduto nulla. «Pensavamo fossero dei mortaretti. Sa, i ragazzi, per Halloween», dice.

Ma presto quei colpi sordi si sono moltiplicati e la gente ha cominciato ad urlare. «Erano appartati davanti alle rispettive cappelle, a pulire, nessuno ha visto niente», insiste l’uomo. Finché la gente non ha cominciato a scappare dalla porta principale, urlando: “stanno sparando, stanno sparando”. «L’assassino sarà scappato da un’altra uscita, ce ne sono tante», dice ancora. «Gli Attanasio sono persone per bene. Anche Francesco, ma chi può dirlo cosa scatta nella testa della gente», continua l’uomo. E anche Damiano Galizia, morto per mano di Francesco Attanasio, «era rispettoso, salutava sempre quando ti vedeva». Chi non ha voglia di parlare, invece, è il custode. Chiude in anticipo la porticina di legno all’ingresso del cimitero: «non è giornata», dice ingranando la marcia e scappando via. Il suo turno finisce così un’ora e mezza prima del previsto. E nemmeno al telefono si riesce a parlargli.


Dal cimitero la strada scivola fino al centro del paese. La piazza è vuota, spezzata da un vento freddo. Pochi metri più in là c’è la casa della signora Edda, che viveva da sola con il marito Emanuele. Un gruppetto di anziani confabula a bordo strada. «Chi lo sa com'è stato possibile. Qui ci conosciamo tutti ma non ci conosciamo nessuno», dice un signore con le mani in tasca. «Le conoscevamo come brave famiglie - dice un altro col cappello e i baffi -. Sia gli Attanasio che i Galizia», gli vien fuori spontaneamente. Qualche ragazzo, intanto, si attarda al bar davanti alla piazza. Alcuni bambini indossano una maschera sul volto, sparano i mortaretti e forse non hanno idea di quanto sia reale Halloween. Gli adulti, con la birra in mano, parlano di cose normali. "La femmina l'hai sposata?", chiede uno all'altro. Come se a qualche manciata di metri non fosse successo l'inferno. Ma in fondo, dice l’uomo con le mani in tasca, a San Lorenzo si vive bene. «Cosa c’è di più tranquillo di questo posto?».