L'INTERVENTO. Reggio, asili in fiamme

L'INTERVENTO. Reggio, asili in fiamme
asiloinfiamme Va in fiamme, prima ancora di essere inaugurato, l’Asilo Nido di Santa Venere. Precedentemente era stato vandalizzato quello di Archi. Incendi, bombe, bombette e sparatorie.

Un modo come un altro per la politica mafiosa di lanciare messaggi. Questi gesti sono come dei comunicati stampa. Ogni fatto di questo tipo appartiene alle News del Crimine. Forse ci sono degli addetti stampa-bombaroli che pianificano i palinsesti al tritolo di queste terre.

Però questa volta si sono confusi.

Prendersela con gli asili non è un atto qualsiasi, gentili inventori di strategie criminali in crisi di idee. È piuttosto un atto criminoso che racchiude il compendio della prevaricazione, è l’enciclica delle resistenze reazionarie, la sentenza assoluta che produce giurisprudenza persino in un codice taroccato e instabile come quella della malavita.

Cosa recitano i messaggi? Qualche ipotesi: resistere alle lusinghe dello Stato; non cedere alle sirene della comunità, anche se possono significare miglioramenti e comodità; rifiutare- a priori – qualsiasi offerta che non sia specifica e destinata solo ai pochi privilegiati. Altre idiozie dello stesso tenore.

Più che malandrineria, questa è religione ottusa e idolatra. Più che di strategie economiche si tratta di dogmi e tabù: il possesso della Terra, e così via. Più che atto mafioso, questo è un gesto paranoico. Tra Freud, Torquemada e il brigante Crocco: bruciare l’Asilo. E non vergognarsene neanche un po’. Si tratti di inconsapevoli cialtroni o di raffinate menti, il risultato è sconcertante in ogni caso.

Se il gesto è stato voluto e attuato da cretini malati di mafia magari in una serata da fuori di testa, allora la questione si ferma di fronte alla loro totale mancanza di grammatica della civiltà. Se invece questa idea ha illuminato il banchetto di una cena di tripponi mammasantissima, allora il caso è non soltanto giudiziario, ma anche sociale, politico e persino psicologico.

Quali possono essere i motivi che portano al rogo di un Asilo Nido in una zona particolarmente disagiata? Le risposte possibili sono tante, molte suscitano la comicità, altre l’angoscia, e sono tutte plausibili. Con certi cervelli calabresi, pronti ad incendiarsi ad un minimo sfrigolare, tutto è possibile. Una volta spararono uno perché aveva insediato la cugina della comare della suocera di un boss. Imperscrutabili sono le ragioni della volontà di potenza. L’unica costante è che seguono, quasi sempre, la via dei soldi.

Ma, in tutti i casi possibili ed immaginabili, resta il gesto. Talmente grave da essere portati a chiedere la perizia psichiatrica di chiunque ne sia stato l’esecutore.

Un Asilo, nella mente di ogni essere umano, richiama quanto di meglio la vita può offrire. Vociare di bambini, visi e occhi grandi, tenerezza. Rievoca a qualsiasi persona sana di mente attimi d’indicibile affetto, di abbandono totale e senza resistenze verso questo strano animale, l’essere umano, quando è cucciolo, indifeso e ogni cosa in lui è illuminata dalla curiosità e dalla speranza. Incendiarlo è un gesto da negazione del futuro.

Un Asilo con i bambini dentro è più bello di un museo sterminato con tutte le opere d’arte mai prodotte dal genere umano; un asilo è più bello.

Persino vuoto, un Asilo è l’emblema della vita. Per questo bruciarlo non è solo un atto di vigliaccheria: è piuttosto un crimine contro l’idea stessa di vita. Una pulsione di morte latente, direbbe il barbuto.

Una regressione verso la bestialità, più probabilmente.