Calabria. Nasce il polo museale, intervista alla direttrice Angela Tecce

Calabria. Nasce il polo museale, intervista alla direttrice Angela Tecce
tecce   La ristrutturazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e turistiche (Mibact) – imposta dalla spendingreview –, partita due anni fa con la riforma Franceschini, ha portato rilevanti novità. In Italia sono state riunificate le soprintendenze che perdono la funzione di garantire la valorizzazione del luogo culturale di propria competenza. Ora tale compito è assegnato al Polo museale regionale. I poli museali, istituiti con la riforma, sono in tutte le regioni a statuto ordinario. È un ufficio periferico della Direzione generale musei del Mibact e ha il compito di valorizzare il patrimonio culturale e artistico in consegna allo Stato. Il Polo museale della Calabria ha sede nel centro storico di Cosenza, a Palazzo Arnone. Coordina 18 luoghi culturali: i parchi ei musei archeologici (tranne il MArRC), la Cattolica di Stilo, la Galleria nazionale di Cosenza. Un vasto e disgregato patrimonio artistico da promuovere e da rendere fruibile. Il passaggio di consegne di questi luoghi al Polo non appare di semplice implementazione. Zoomsud.it ha incontrato la direttrice Angela Tecce, in carica da 10 mesi al Polo museale calabrese, per rivorgerle qualche domanda sullo stato dell’arte. «Sono stata assegnata – dice Angela Tecce – come dirigente al Polo museale della Calabria l’1 settembre 2015.La mia esperienza precedente è stata nella Soprintendenza ai beni artistici e poi al Polo museale napoletano; ho sempre lavorato all’interno di musei e ne ho diretti due a Napoli: una dozzina di anni il Museo Pignatelli e gli ultimi 16 anni il Castel Sant’Elmo».



Il Polo museale della Calabria è molto ampio: da Sibari a Locri. Come l’ha trovato?



La risposta è complessa. I primi 10 mesi sono volati per le consegne. Soprattutto un lavoro amministrativo e burocratico. Per il resto: ci sono molte differenze tra i luoghi. Per esempio: il castello di Isola, che pure fa parte del Polo è in affidamento a quel Comune. Ma nella maggior parte dei casi non ho trovato un patrimonio sciattamente curato o conservato. Molti musei del Polo sono di nuova istituzione. A musei e parchi archeologici serve manutenzione continua. Al museo, poi, servono continui adeguamenti funzionali e scientifici. La riforma (del Mibact, ndr) implica un ripensamento della funzione stessa del museo che è ancora da costruire.



Ma il Polo che competenze ha?

C’è stato un cambiamento di ottica radicale. Ora c’è una sola soprintendenza. Il Polo museale statale ha, invece, il compito di assicurare la fruizione e la valorizzazione del luoghi di cultura in consegna allo Stato. L’esigenza più sentita era quella dell’autonomia dei musei. La riforma ha dato autonomia a 20 musei. Altri 10 diventeranno autonomi presto. I poli museali conservano invece un’organizzazione centralistica. Io sono molto favorevole alla riforma. La nuova organizzazione dei poli penso sia stata ideata perché ogni museo sia riconoscibile. L’idea è creare una rete in cui tutte le realtà museali, anche minori e non statali, possano svolgere il ruolo di attrattori culturali.

Il Polo progetterà una maggiore omogeneità e fruizione del sistema museale calabrese?

L’omogeneità è intanto garantita dal fatto che si tratta di musei statali. Ovviamente non c’è omogeneità a livello scientifico e di ampiezza delle collezioni. E noi non puntiamo alla omogeneità ma invece alla valorizzazione. Vogliamo incrementare non solo i numeri, come ci viene chiesto, ma realizzare valore scientifico che possa accrescere l’educazione e la divulgazione, a partire dalle scuole e dagli uffici scolastici. Siamo in contatto con l’Università della Calabriaed esistono numerose formule per adeguare la realtà del Polo al desiderio di fruizione che il pubblico richiede. Nuove tecnologie e app sono utili. L’Unical ha già fatto un esperimento in cui c’è la possibilità di osservare quasi a tutto tondo i reperti e gli oggetti ricollocandoli virtualmente nel luogo d’origine. Vogliamo ampliare queste esperienze e ci stiamo impegnando nei musei più piccoli del Polo che verranno coinvolti, tramite fondi europei, in restauri e adeguamento funzionale. Oltre a rimettere a posto impianti strutturali e sistemi di sicurezza cambieremo esposizione e presentazione degli oggetti. Tra l’altro è una necessità: ci sono differenze storiche enormi, in un sito come Crotone o Sibari, sia dal punto di vista cronologico-storico che dal punto di vista dei reperti rinvenuti. La contestualizzazione di questi oggetti è una grande attrattiva per il pubblico. Il pubblico oggi ha bisogno di essere accompagnato per mano e capire che il fine di un museo non è tanto la venerazione di un’opera ma di storicizzarla. Questa parte della riforma è quella che trovo più interessante. L’aver scisso concettualmente le competenze (tutela/valorizzazione, ndr) consentirà di lavorare molto su questo: sulla comunicazione e sulla fruizione del museo.

In Calabria si favoriscono erogazioni liberali (decreto Art Bonus) a favore del patrimonio culturale? I privati sono presenti nel mondo dei beni culturali?

Non ancora. Il fenomeno in parte dipende dai privati. Ma in parte anche dai tempi che la riforma sta richiedendo per andare a regime. Il privato viene coinvolto più facilmente nel momento in cui gli si propone una iniziativa di visibilità. Visto che tutti noi siamo impegnati nella gestione, le manifestazioni non sono state tantissime ma ci sono state. Il direttore del Museo archeologico di Crotoneha ottenuto da privati importanti collaborazioni. Speriamo in una crescita veloce che ci consenta di attrarre investimenti privati. A Palazzo Arnone è partita l’idea di lanciare un’associazione di “amici del museo” che io vorrò allargare a tutti musei del Polo. Per mia esperienza vissuta credo che ciò possa essere un importante volano.

In che modo si possono creare distretti culturali in Calabria?

Il modo lo suggerisce l’articolo117 della vecchia Costituzione secondo cui le Regioni concorrono con lo Stato alla valorizzazione dei beni culturali. Spero che la Regione promuova iniziative del genere. Quando parlo di itinerario, parlo di incrementare tante cose:visite guidate, una piccola rete di siti, pubblicazioni. Cose da inventare ce ne sarebbero tante. Ho visto in altre regioni che si sta diffondendo il pacchetto di biglietti, come l’arte card, e ai turistiquesto piace molto vista la possibilità di risparmiare, ma soprattutto di crearsi degli itinerari di visita. Anche se l’artecard è spesso legata alla viabilità. Utilizzare la valorizzazione del patrimonio artistico anche per creare dei servizi,porterebbe un indotto molto grande.

Qual è la promozione giusta da fare, penso a lucani e pugliesi, per attrarre i turisti in Calabria?

Hanno fatto investimenti. Penso alle Film Commission, che hanno promosso territori procurando vantaggi. Ci sono posti in Calabria – messi a sistema, come si dice oggi – che grazie ad un’accoglienza meno casualepotrebbero dare grandi frutti. Penso al centro storico di Cosenza. Matera dove hanno investitoc’è stato un boom di alberghi, botteghe, locali e ristoranti. Comunque tutto ciò si riassume in una sola esigenza forte: investimenti!