A Catanzaro per presentare il suo libro, Minniti ha sottolineato, riferendosi
anche al 'modello Riace' sul quale "bisogna aver fiducia nella
magistratura, che "il modello dell'accoglienza diffusa e del
recupero di borghi antichi e abbandonati e' quello giusto, da
preservare e conservare a tutti i costi. E' la scelta che - ha
ricordato - abbiamo fatto quando ho guidato il ministero
dell'Interno. L'accoglienza diffusa era la chiave e la risposta
vera perche' consente di poter fare integrazione, che e' il
tema cruciale per la sicurezza di un Paese: il Paese che meglio
integra e' il Paese piu' sicuro. Invece, la realta' attuale va
in tutt'altra direzione: abbiamo un decreto del governo,
decreto sicurezza che io invece chiamo decreto insicurezza e
che probabilmente sara' convertito in legge nella prossima
settimana, che taglia drammaticamente l'accoglienza diffusa.
Questa - ha proseguito Minniti - e' una piccola bomba a
orologeria sopra il sistema di sicurezza del nostro Paese,
perche' crea illegalita', spinge alla disperazione, rompe il
tessuto connettivo di integrazione che e' stato fondamentale in
questi anni". Secondo Minniti "la strada che sta per
intraprendere il governo italiano e' una strada che altri Paesi
si hanno gia' seguito in passato, e' l'idea dell'emarginazione,
dei quartieri ghetto, del nascondere la polvere sotto il
tappeto, del non vedere quello che bisogna vedere. Tutto questo
e' esploso in mano a chi ha sottovalutato questi temi. Perche'
chi ha fatto attacchi terroristici in Europa erano i figli
europei di una mancata integrazione. Se non si sta attenti puo'
succedere che in questi ghetti, com'e' avvenuto a Molenbeek
nella capitale dell'Europa, uno si alza, prendo lo zainetto e
invece di metterci droga ci mette tritolo e attacca l'Europa:
questo - ha concluso l'ex ministro dell'Interno - e' il rischio
vero che abbiamo davanti. Su queste cose non e' giusto, anzi e'
sbagliato fare propaganda, sapendo che se uno fa politica su
questi tempi con gesti simbolici deve sapere che qualcun altro
puo' rispondere con gesti simbolici altrettanto chiari e
netti". (AGI)
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