Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. Arghilla, uscire dal ghetto e diventare risorsa della città

REGGIO. Arghilla, uscire dal ghetto e diventare risorsa della città
arghilla L'etimologia del nome "Arghillà" farebbe risalire al termine greco αργαλὲος-argalèos (difficile, faticoso), quindi luogo faticoso da raggiungere. Infatti, in passato, l'accesso sia da Catona, sia da Salìce era molto difficoltoso. Oggi non è' difficile, né tantomeno faticoso, raggiungerla, appena quindici minuti di macchina dalla città' di Reggio con una strada discreta e collegata con comodo svincolo autostradale. In realtà questo quartiere  si trova invece distante anni luce dalla città perché' non è stata raggiunto in tutti questi anni da quelle attenzioni, quelle  cure in grado di fare percepire a questa fetta di popolazione di fare parte a tutti gli effetti della comunità' reggina.

C’è un distinguo, però, per fare. Il quartiere di Arghillà si divide in due settori: il primo è formato da villette e da cooperative costruite da diversi anni e che si presentano decorose e con una discreta vivibilità complessiva.  E poi c’è Arghillà nord. Qui vivono, sarebbe meglio dire sopravvivano, circa cinque mila persone, ma in mancanza di un censimento la cifra esatta non la conosce nessuno. Un luogo dove le diverse amministrazioni con scelte scellerate hanno portato a vivere persone provenienti da storie di disagio le più diverse, di tutte le etnie: italiani e romeni, albanesi e marocchini, zingari e Rom, stranieri comunitari ed extracomunitari con documenti o clandestini. Molti colpiti da provvedimenti di carcerazione o sottoposte agli arresti domiciliari. Un coacervo di esistenze, che senza un piano d’integrazione, senza l’attivazione delle infrastrutture sociali essenziali che dessero almeno una parvenza di Welfare, ha creato quello che ormai nella coscienza collettiva è un ghetto a tutti gli effetti.

Un luogo che produce illegalità e disperazione. Che fa notizia per i focus anti-ndrangheta  e le operazioni di polizia che periodicamente sono programmate per la repressione dei reati o per i servizi dei mezzi d’informazione che sporadicamente accendono le luci su questo rione per poi spegnerle subito dopo.
Il nostro Comune ha nelle periferie disagiate il suo vulnus, le aree dei diritti negati. Arghillà si può dire che è la capofila, tra tutte è quella ha più pagato le politiche di abbandono collettivo al suo destino e la scelta scellerata della Giunta Scopelliti di trasferire centinaia di nuclei rom dando il colpo di grazia a un quartiere già in difficoltà.  

L’amministrazione Falcomata' è la prima che si è almeno posto il problema, che ci ha messo la faccia, affidando la responsabilità della dismissione del ghetto all'assessore Angela Marciano', una donna politicamente indipendente, che gode la stima dei cittadini ed anche quella trasversale di tutte le forze politiche alla quale bisogna però dare risorse e mezzi per intervenire. Il tavolo tecnico su Arghillà da Lei presieduto e che sta lavorando al comune, ha fatto emergere una serie rilevante di emergenze e criticita', alcune  vanno affrontate con urgenza, altre  a medio e lungo termine. Da quelle ambientali con una raccolta di rifiuti che ancora non ha eliminato le vergognose  discariche a cielo aperto, all’illuminazione assente, alla mancanza di servizi sanitari e sociali e di spazi verdi e di aggregazione sociale, alla mancanza di un censimento degli abitanti e degli alloggi che potrebbero almeno dare un quadro di chi è' abusivo e chi legittimo assegnatario, delle abitazione che andrebbero risanate perché a rischio sanitario e di epidemie. Su tutto il quartiere una cappa d’illegalità  dilagante, che l’ha resa  una terra di nessuno che richiederebbe una presenza delle forze dell'ordine permanente e con un commissariato di polizia stabile.

Servirebbe un piano almeno quinquennale  di rigenerazione urbana che ridisegni questo quartiere dormitorio per cambiarne il volto e renderlo vivibile. Per questo servono assunzioni di responsabilità' politiche , serve un ascolto degli abitanti e il loro coinvolgimento nelle scelte importanti per il quartiere, offrendo a chi vive nell’illegalita' la possibilità' di uscirne, Per questo serve un sistema di Welfare generativo, fatto di opportunità di lavoro e di servizi, che passa attraverso la valorizzazione delle presenze positive che il territorio esprime, come  la parrocchia, l’Istituto comprensivo Radice-Dante Alighieri, la coop Collina del Sole, il comitato di quartiere, il parco di Ecolandia, le diverse associazioni  come Libera che si stanno avvicinando al quartiere. Un progetto che  passa anche dal recupero e dalla valorizzazione delle strutture fisiche  disponibili e spesso vandalizzate o abbandonate, come il centro civico, i locali della Piazzetta, la palestra, il centro polifunzionale dell’ex circoscrizione.                                                                                                            
La risorsa più importante di Arghillà è la sua posizione in un contesto ambientale che ha grandi potenzialità, un vero e proprio balcone sullo stretto, che potrebbe diventare con le sue estese aree libere una grande opportunità per attivare investimenti turistici, economici, culturali in collegamento con il Parco.

Arghillà rappresenta una vera e propria sfida di buon governo per la nostra classe politica locale che è chiamata ora concretamente a investire su di essa  risorse ed energie  chiamando a raccolta anche il mondo delle imprese, l’Università, il volontariato e la cooperazione sociale, per una azione collettiva capace di disegnare un volto diverso ed a misura d’uomo di questo parte  importante della città.