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CALABRIA. Piccole imprese crescono (ma timidamente)

CALABRIA. Piccole imprese crescono (ma timidamente)
pmica Si rafforzano i segnali positivi, migliorano i conti economici e gli indicatori di solidità delle PMI meridionali. Nel 2017 sarà necessaria però una robusta e decisiva accelerazione dei processi di crescita per recuperare i livelli pre-crisi. Credito, investimenti e innovazione devono rappresentare l’impalcatura degli interventi per sostenere le imprese del Mezzogiorno e della Calabria.
E’ quanto emerge dalRapporto “Pmi Mezzogiorno 2017”,curato da Confindustria e Cerved, con Srm-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, presentato all’Unione Industriali di Napoli nel corso di un convegno introdotto dal presidente del Comitato Politiche di Coesione di Confindustria,Natale Mazzuca, presidente dei nostri industriali calabresi.

   Il rapporto, basato su una indagine fatta su un campione di 25mila PMI del Mezzogiorno, con personale dipendente tra 10 e 250 addetti, apre ad una lettura attenta e innovativa sul tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno, ed in particolare la sua parte più dinamica, quella delle PMI di capitali, che spiccano in un sistema produttivo costituito prevalentemente da micro imprese.
   Per  Mazzuca,“il profilo del Mezzogiorno, ad inizio 2017, è quello di un’area tornata timidamente alla crescita, ma nella quale il ritmo con cui i segnali della ripartenza si affermano ne rendono solo parzialmente percepibile la consistenza, sia presso i cittadini (soprattutto i più giovani) sia presso le imprese. Per la prima volta dall’inizio della crisi, i valori relativi a Pil, export, occupazione, imprese ed investimenti sono tutti e cinque positivi. Ma la crescita non è omogenea sul territorio meridionale”.

  Da qui l’appello a “fare sistema per mobilitare e rendere produttivi i tanti fondi previsti a vantaggio del Sud. Sarà fondamentale nel 2017 promuovere la piena attuazione degli interventi previsti dai Patti attuativi del Masterplan per il Mezzogiorno. Come ho avuto modo di ripetere più volte, al Sud non servono politiche straordinarie, ma politiche uguali a quelle del resto del Paese sebbene più intense. Le risorse della politica di coesione, comunitaria e nazionale, possono dare a questa azione il necessario carburante, a patto di utilizzarle presto e bene. L’importante sarà sfruttare, con intelligenza ed efficacia, ciò che avremo a disposizione. Il fattore tempo è fondamentale. Il 2017 – ha concluso Mazzuca - deve essere l’anno dell’accelerazione della spesa dei fondi europei, degli investimenti in innovazione anche in chiave dell'obiettivo strategico costituito da Industria 4.0; l’anno in cui la spesa per infrastrutture previste dal Masterplan, deve trovare concreta attuazione sui territori”.
Per Rapporto “PMI Mezzogiorno 2017”la ripartenza è trainata da Basilicata e Campania, che presentano incrementi di fatturato superiori alla media del Sud e del Paese. Più lento il miglioramento altrove, specie per l’accesso al credito e alle abitudini di pagamento. Migliora comunque la fiducia nelle prospettive dell’economia meridionale: 18mila nuove imprese nate solo nei primi 6 mesi anche se si è trattato di piccolissime imprese, con meno di 5mila euro di capitale versato.

   La voglia di fare impresa, al Sud, resta dunque alta anche se le nuove imprese non hanno dimensioni tali da sostituire la capacità produttiva distrutta dalla crisi. Per le circa 25mila imprese di capitali che sono rimaste sul mercato dopo la crisi, cresce il fatturato (+3,9% tra il 2014 e il 2015) anche oltre la media nazionale; aumenta il valore aggiunto che supera per la prima volta i valori pre-crisi (+4,9%); tornano a crescere gli investimenti (7,4% in rapporto alle immobilizzazioni, contro il 5,1% dell’anno precedente e oltre il 7,2% del 2009) e i margini operativi lordi (+5,7%), che proseguono la risalita dopo anni di difficoltà. Ancora troppo poco però per compensare la pesante caduta dei profitti degli anni precedenti: nonostante la ripartenza, infatti, i margini lordi delle PMI meridionali rimangono del 33% più bassi di quelli del 2007. Ungapche richiederà anni per essere colmato. I debiti finanziari tornano inoltre a salire dopo un periodo di contrazione, segnale che la morsa del credit crunchsi è ormai attenuata, ma sono più sostenibili rispetto al passato.

  Insomma, un quadro a tinte varie da cui si ricava una sola conclusione univoca e vincolante: le condizioni ci sono, il quadro sta lentissimamente evolvendo ma bisogna fare in fretta e bene, spendendo l’enorme quantità di denaro a disposizione (Por, Patto etc etc) in maniera produttiva e non nei tradizionali mille inutili rivoli.