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REGGIO. Il "negretto" nudo. Non sono razzista, però…

REGGIO. Il "negretto" nudo. Non sono razzista, però…
bnero “Io non voglio fare il razzista ma…”. Così inizia un pensiero pubblicato sul social dei social domenica pomeriggio. Ah, grande potere di Facebook/Faccia di libro, nostra madre reverendissima degli opinionisti! La grande democrazia della rete, dove ognuno può dire quello che gli pare. E’ la magia del social, che fa girare i pensieri anche di sconosciuti, solo perché condivisi da entusiasti avventori, disgraziatamente tuoi amici su questa piattaforma magica.

La faccio breve. Il pensiero in questione, era una protesta ferma e sentita. Il pensiero di cui sopra era inoltre correlato da una fotografia della spiaggia reggina, spiaggia non proprio pulitissima a dire il vero e già questo dovrebbe fare arrabbiare, vabbè. D’accordo, anche il mare che non puoi fare il bagno dovrebbe fare arrabbiare. Vabbè anche qui. Ma il problema era un altro per l’opinionista social. Sapete quella nuova categoria che si è tutti esperti in conclusioni, e nessuno in analisi.   

Insomma, si diceva, che la conclusione in questione, era corredata da una foto che ritraeva un ragazzino sulla battigia reggina, di spalle, evidentemente minorenne, evidentemente magro, evidentemente nudo, evidentemente nero. Cioè un immigrato nudo sulla spiaggia reggina. Era lì per farsi il bagno tra le bravi genti, che amano sciacquare le membra  nel nostro mare inquinato. Ma è un dettaglio questo. Non tergiversiamo. L’opinionista del social levava il suo grido di indignazione, andando ben oltre il non si deve fare, il discorso della decenza, del pudore, dell’osceno e bla bla bla, ma lanciando un’invettiva contro l’invasione Africa.

Insomma quei bei pensieri che si è orgogliosi di esprimere su facebook, perché “michia compare hai visto quanti like con ‘sti negri di merda”. Che non so perché a vedere questa foto, mi si è stretto il cuore. Forse perché da dietro, il ragazzino può sembrare un figlio nostro ma meno nutrito, forse perché c’è questa spiaggia sporca, e la percezione feroce di mondi incomunicabili e lontani e di una drammatica perdita di umanità.

E poi non per fare la razzista, c’è la solita pena dei commenti che ne sono seguiti, su impulso dell’opinionista.  Ah i commenti. Ed è giusto riportarli questi pensieri, è giusto, così magari gli autori si riconoscono e si inorgogliscono e vanno dai loro figli e dicono “guarda papà/mamma che bei pensieri che scrive” o dalle mogli e mariti o dagli amanti e amiche e tutti a dare loro ragione. Come il cappotto di Baglioni, avete presente, che sono tutti lì fermi intorno a dire come gli stava.

 Per esempio sentite che bello questo commento “Manganellate e ettolitri di olio di ricino per loro e in doppia quantità per i nostri amministratori che hanno consentito questo!”. Perché il nostalgico arriva puntuale, come i brufoli adolescenziali.

Oppure questo nella lingua indigena, come rafforzativo di tanta profondità di pensiero: “Calatulu a mari cu na zavorra mi su mangiunu i pisci a stu curnutu”. Che caro. Sì sì, che bello, anneghiamo il bambino negretto.

Oppure quello che c’ha la rivolta di Reggio inside e spera in una buona causa che la risvegli. E la caccia la negro è servita: “Non serve la rivolta basterebbero un paio di uomini di buona volontà con fucili caricati a pallettoni per sparare alle gambe di questi zozzoni, tanto comunque per il resto del mondo sarebbe sempre opera della ndrangheta anche se sparasse il vescovo in persona!”. Un sociologo.

O quello che non le manda a dire, conservando tuttavia una certa classe e buona educazione: “Lo smonto e lo butto a mare. ...io non faccio finta di niente . . mai fatto finta di niente. .. ora mi sono rotto i coglioni. . scusate la parolaccia”.

Per non parlare dell’esperto in antropologia e teologia: “Io direi che un minimo di razzismo in questo caso sia dovuto. Essere razzisti, di fronte a individui che sono completamente privi di qualsiasi freno inibitorio e si lasciano andare a pulsioni tipiche degli animali sia il minimo. Ci aveva già pensato Nostro Signore a dividere gli uomini in razze e lingue diverse. O no?”. In effetti direi che un minimo di razzismo di fronte a individui privi di qualsiasi freno inibitorio con le pulsioni da animale ci vuole…

E sentite un po’qui, che pare un film di Sergio Leone  : “Io la legge me la faccio da me.... Spero che ci sia gente che mi appoggi a fare un altro olocausto”. E come glielo diciamo a questo che l’olocausto è già in atto, che poi ci rimane male?

Ma sì, tanto che gli frega.

Ora, questo non è un articolo che propone soluzioni, per una realtà che ci sta esplodendo tra le mani. Difficile e complessa, piena di responsabilità diffuse e di tragedia che sovrasta. E’ solo un insieme di pensieri gettati per il dolore che provocano certe affermazioni. Spero serva a farci vergognare, quel tanto che basta, per recuperare l’umanità perduta dentro facili conclusioni, così piene di osceno e scandalo.  Allora, se succede questo, a quel bambino nudo sulla spiaggia a cui è stato augurato di morire, lo avremo coperto con un telo attorno alla vita e gli avremo detto di non tuffarsi nel nostro sporco mare.

*foto tratta da Fb