Direttore: Aldo Varano    

COME ERAVAMO. Quando il PCI processò Pasquino Crupi

COME ERAVAMO. Quando il PCI processò Pasquino Crupi
crupi Quello che segue è il testo inedito di un documento dattiloscritto (4 pagine: 1, 51 righe; 2, 50; 3, 48; 4, 10, per complessive 9482 battute spazi inclusi) riemerso dall’archivio privato dell’ingegnere Leone Pangallo il quale aveva concordato col professore Pasquino Crupi di pubblicarlo assieme ad un intervento che, volentieri, ci aveva promesso. La sollecitazione telefonica successiva del direttore di zoomsud, a cui Pasquino aveva risposto confermando la sua voglia di trattare l’argomento, arrivò purtroppo tardi perché la rapidità della malattia gli impedì, quasi mezzo secolo dopo, di regalarci uno scrigno di riflessioni che immaginiamo taglienti e ironiche, polemiche, forse amare ma anche divertite.

Il documento, che non è datato, sembra dar seguito a un mandato precedente del Comitato Federale del PCI di Reggio Calabria (l’organismo dirigente provinciale più largo e importante del partito che normalmente si riuniva assieme alla Commissione federale di Controllo, complessivamente oltre un centinaio di persone) che si svolse dopo le  elezioni politiche del 19 maggio del 1968 (quando quindi Pasquino aveva 28 anni essendo nato a Bova M nel 1940). Crediamo, ma la ricostruzione potrebbe essere imprecisa, che la riunione di CF in cui venne presa la decisione di “punire” Crupi fu la seconda dopo le elezioni essendosene svolta una precedente sui temi politici generali (presieduta da Giorgio Napolitano, allora tra i più autorevoli dirigenti nazionali del Pci) alla quale partecipò anche Aldo Varano (che negli anni scorsi, in occasione della visita del Presidente Napolitano in Calabria, ricostruì e pubblicò, su sollecitazione di Paolo Pollichieni al tempo direttore di CalabriaOra, la polemica di Pasquino col dirigente nazionale del Pci in quell’occasione; articolo al quale seguì un ricordo, anch’esso pubblicato, firmato da Crupi sullo stesso giornale).

Alla seconda riunione del CF (o alla seconda parte di quello stesso CF, senza più la partecipazione di Napolitano), invece, gli autori di questa nota, furono assenti entrambi: Varano, perché si era trasferito in Sicilia; Pangallo (che non aveva partecipato neanche alla prima riunione) perché studente di ingegneria a Torino. Entrambi quindi non parteciparono al vero e proprio processo che si svolse in CF quando venne varato il documento, e non sono in grado di raccontare nulla sul clima in cui si svolse. Si tenga presente che le elezioni del maggio ’68, che in Italia segnarono un successo del Pci, registrarono un cattivo risultato in Calabria e in provincia di Reggio. Insomma, in riva allo Stretto il clima era molto teso. 

Il documento è di straordinario interesse storico, al di là di miti e deformazioni, per capire come eravamo veramente. Pasquino, condivise questo giudizio e la sua pubblicazione perché, noi crediamo, oltre ad essere un prestigioso intellettuale e un uomo carico di passioni fu anche un giornalista di razza.



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La C. F. e la C.F.C (Comitato Federale e Commissione Federale di Controllo, ndr) hanno esaminato la posizione del compagno Crupi in ottemperanza alle decisioni adottate dal C.F. del 27/5 in cui venne decisa la misura cautelativa prevista dall’art. 32 comma IV dello Statuto.

Gli organismi della Federazione hanno condotto l'indagine sull'attività del compagno Crupi con spirito fraterno valendosi della collaborazione degli organismi dirigenti della Sezione di Bova Marina. I risultati di questa indagine hanno consentito di accertare due elementi:
1)  Il compagno Crupi aveva manifestato l'intenzione di lasciare il Partito;
2)  Il compagno Crupi non solo in colloqui con iscritti e non iscritti al Partito ha tenuto un atteggiamento di passività rispetto ad attacchi che venivano rivolti al Partito, alla sua linea, ai suoi dirigenti, ma ha operato in maniera tale da spingere altri compagni ad affrontare l’ipotesi di una scelta identica a quella che lo stesso compagno aveva già fatto.

Risultano così confermati i due elementi che avevano spinto gli organismi dirigenti della Federazione ad adottare la misura cautelativa di sospensione del compagno Crupi dalla funzione di membro del C.F. del Partito.

Se, infatti, da un lato, il secondo elemento venuto alla luce costituisce una chiara violazione di uno dei doveri primari di ogni militante comunista , la attuazione della linea e la difesa del Partito dagli attacchi da qualunque parte essi  provengano, dall’altro il fatto stesso che un dirigente comunista metta in discussione la sua appartenenza al Partito, neghi cioè il ruolo e la funzione del Partito quale strumento di lotta che la classe operaia si è data per realizzare i suoi obiettivi politici e sociali e avanzare verso la democrazia e il  socialismo, rivela una incomprensione di fondo dei problemi e delle esigenze delle masse popolari nel nostro Paese, una sostanziale non accettazione della strategia rivoluzionaria del Partito e pone quindi al Partito stesso l’esigenza di valutare con spirito fraterno e con serenità la posizione del compagno all’interno della organizzazione.

Tuttavia, pur avendo constatato l’esistenza di atteggiamenti e posizioni contrastanti col costume e col metodo del militante comunista, il C. F. e la C.F.C. ritengono di non potere limitarsi a pronunciare un giudizio che si fondi sulla semplice constatazione dei fatti, ma di dovere approfondire l’analisi su tutta la collocazione del compagno Crupi nel Partito, sulle cause che hanno determinato tale collocazione per esprimere sugli ultimi avvenimenti un giudizio che giovi al Partito e consenta allo stesso compagno di meditare criticamente, al di là di ogni formale accettazione dei principi, sul proprio comportamento di militante comunista.

Un elemento di fondo sta alla base delle posizioni assunte dal compagno Crupi nel Partito: ha pesato su di lui il non essere riuscito a liberarsi completamente di tutte le scorie della sua figura speciale di intellettuale tradizionale inserito in una società come la nostra che tende, con la pretesa della superiorità della cultura a porre un diaframma tra intellettuali e masse lavoratrici. Questo elemento ha costituito un forte limite a che il compagno riuscisse a liberarsi di una certa presunzione di superiorità intellettuale nei confronti del Partito e delle masse popolari, e concepisse se stesso come uno dei milioni di intellettuali che costituiscono quell'intellettuale collettivo che è il Partito. Tutto ciò lo ha portato ad assumere spesso un atteggiamento non di giusta difesa delle proprie idee ma di rifiuto di tutto ciò che che contrastava con le sue particolari opinioni.

La riproposizione delle proprie idee politiche all'esterno del Partito  anche dopo e contro le decisioni  dei congressi, la contestazione degli degli organismi dirigenti, la negazione  del carattere democratico del regime interno del Partito, e infine la collaborazione a livello di responsabilità politica in pubblicazioni come il Gazzettino dello Jonio che si pone nei fatti come uno strumento di pressione a livello di massa di una certa politica riformista, sono tutti atteggiamenti tipici del compagno Crupi e che risalgono a quel limite di fondo.

Questi elementi, che sono stati evidenziati con chiarezza dagli ultimi fatti, mostrano una incomprensione di fondo del carattere democratico e insieme rivoluzionario del nostro Partito, il cui regime interno è tale da garantire la più ampia dialettica delle posizioni, l'apporto critico di tutti i militanti e  insieme una sintesi politica che risponda alle esigenze generali del movimento di lotta dei lavoratori.

Questa incomprensione del ruolo e del  carattere  del "Partito nuovo" quale partito di quadri e di massa, fondato su una solida base popolare operaia e contadina, capace di organizzare  per la lotta  e con la lotta le masse popolari , di individuare concreti obiettivi, di dare risposte alle esigenze poste dalle condizioni stesse di vita dei lavoratori, ha portato compagno Crupi a concepire il Partito come un nucleo chiuso rivolto alla pura e semplice attività propagandistica ed elettorale e a ridurre tutta la prospettiva rivoluzionaria all'esigenza della preparazione di un'ora X risolutiva.

Non si può certo dire, infatti, che il compagno Crupi abbia saputo evitare tutti i pericoli che derivano da una collocazione del tipo che si è delineata, né che abbia dato un contributo alla lotta politica che il gruppo dirigente ha portato e porta avanti per rinnovare il Partito. La campagna elettorale del maggio 1968 è a tale riguardo assai illuminante. La contestazione della scelta degli organismi dirigenti, la critica distruttiva a compagni candidati in alcune zone, la tendenza a presentarsi in maniera paternalistica come il portavoce e l'interprete della volontà dei compagni di Bova Marina , sono elementi significativi a tale proposito.

Il XII Congresso ha segnato l'avvio di un processo di rinnovamento all'Interno della sezione di Bova Marina con l’affermarsi di un gruppo dirigente orientato nel senso di sviluppare i legami tra il Partito e le masse popolari , e di potenziare le capacità di iniziativa e di lotta del P.

Tutto questo ha creato una situazione diversa e tale nella prospettiva da dare un colpo a tutte le posizioni notabilari che se possono esistere in un partito chiuso in se stesso e forte alla sola prospettiva della lotta elettorale, perdono terreno via via che il P. diventa strumento di organizzazione della lotta democratica e socialista.

Man mano che va avanti questo processo infatti si stabilisce un rapporto nuovo tra partito e masse popolari i cui dirigenti vengono selezionati a seconda della loro capacità di comprendere e dirigere i processi reali di lotta, si afferma il principio dell'intellettuale collettivo e sempre meno diviene centro motore dell'azione del Partito l'intellettuale capace di portare avanti un'azione di propaganda generale.

È significativo che la crisi politica del compagno Crupi ed il suo rifiuto del Partito avvenga nel momento in cui si avvia questo processo di rinnovamento.

Le posizioni politiche portate avanti dal compagno per giustificare questo suo atteggiamento (assenza di democrazia interna , carattere non rivoluzionario della linea del Partito) non hanno alcuna base reale.

Dopo il XII Congresso, caratterizzato da un ampio e acceso dibattito e dalla individuazione di una linea che, riaffermando il ruolo del Partito come strumento promotore di processi reali  di lotta, riaffermando il rapporto dialettico tra lotte sociali dal basso e modificazione dei rapporti politici tra le classi, si pone come l'unica valida prospettiva di lotta rivoluzionaria del nostro Paese (e i recenti avvenimenti politici ne sono una chiara conferma) ; quel tipo di posizioni politiche niente altro possono essere se non una copertura politica a motivazioni che hanno la loro radice nel modo in cui è stata concepita l'adesione al Partito stesso.

Il C. F. e la C.F.C. ritengono che sia necessario sviluppare su questi problemi una forte battaglia politica per rendere il P. più capace di far fronte alle esigenze che pone la stessa attuale situazione.

Il C.F. e la C.F.C. prendono atto che lo stesso compagno Crupi ha riconosciuto la sua debolezza momentanea di fronte ad attacchi che venivano rivolti al P. ritengono necessario ribadire come la difesa e la situazione della linea del Partito, sia uno dei doveri primari di ogni militante comunista soprattutto in una situazione come la nostra in cui il Partito è sottoposto ad attacchi subdoli, da parte di gruppetti cosiddetti di sinistra che sotto una fraseologia pseudo -rivoluzionaria tendono a provocare fratture nel Movimento Operaio e a portare confusione proprio nel P più conseguente nella battaglia per il socialismo.

Il C.F. e la C.F.C. sulla base di queste valutazioni, nel mentre esprimono il loro apprezzamento sul comportamento politico dei compagni della sezione di Bova Marina, esprimono la più aperta e chiara condanna politica delle posizioni assunte dal compagno Crupi. In considerazione che lo stesso in seguito all'aiuto fraterno prestatogli dai compagni di Bova e dagli organismi dirigenti ha avviato un processo di revisione delle sue posizioni e ritenendo che lo stesso compagno possa modificare gli atteggiamenti assunti nel passato ritengono di dover limitare il provvedimento ad un biasimo scritto e ritenendo che lo stesso compagno possa modificare gli atteggiamenti assunti nel passato ritengono di poter limitare il provvedimento ad un biasimo scritto e di sospendere la misura cautelativa adottata.

Il Comitato Federale e la Commissione Federale di Controllo sono convinti che il provvedimento aiuterà il compagno a rendersi conto degli errori compiuti.

Invitiamo il compagno Crupi a riflettere sulla compatibilità per un dirigente del PCI di mantenere la corresponsabilità politica in pubblicazioni di orientamento governativo e comunque diversa da quella del Partito, a valutare criticamente gli atteggiamenti assunti nel passato  e di recente e di sforzarsi di acquistare un corretto costume comunista , maggiore rigore intellettuale e coerenza politica.