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Burocrazia, il sovrano che ostacola lo sviluppo

Burocrazia, il sovrano che ostacola lo sviluppo
buro Scrive Angelo Panebianco, docente ed editorialista del Corriere della Sera a proposito della situazione italiana: ’’…i principali responsabili (Amministrazione e magistrature) rimangono nell’ombra, al riparo dagli strali dell’opinione pubblica e possono continuare a mal amministrare come hanno sempre fatto’’.

  Ora, in tempi in cui anche alle nostre latitudini si discute del potere e del ruolo delle burocrazie, arriva un agile e utile libro di Francesco Giavazzi e Giorgio Barbieri (firme note della grande stampa, rispettivamente sul Corsera e sull’Espresso, ma il primo anche docente alla Bocconi) che si intitola ‘’I signori del tempo perso’’ (Longanesi), in cui si mostra con tanti esempi come il potere reale si sia spostato in questi anni dalla politica alla burocrazia. L’ultima dimostrazione e’ il sostanziale fallimento della riforma Madia, che voleva incidere sull’inamovibilità dei dirigenti introducendo addirittura la possibilità di licenziarli ed è stata invece fermata da un fuoco di sbarramento che ha coinvolto i potentissimi capi di gabinetto che sono i veri reggitori dello Stato e sono molto più importanti dei Ministri.

  La verità vera è che la burocrazia non si fa riformare da nessuno e nei mesi scorsi su queste colonne abbiamo animato un mini dibattito sul perché la debole politica calabrese, ad esempio, e’ perennemente alle prese con questo problema. Da decenni si invoca un cambio di passo ma il nodo pare irrisolvibile, a quanto pare, molto più complicato di quanto sembri.

  Giavazzi e Barbieri pensano che l’unica possibilità sia quella di giocare d’astuzia: fare, cioè, come fece l’Imperatore del Giappone contro i samurai. Anziché’ combatterli blandirli, compensarli, farli riciclare come imprenditori nell’allora nascente Giappone. Altrimenti, concludono sconsolati i due, non si potrà mai obbligare la burocrazia a cambiare e a cessare di essere – questa la cruda verità – il più potente ostacolo alla crescita economica e allo sviluppo dl paese.

  I due autori del libretto (nemmeno 200 pagine) di cui suggeriamo la lettura anche alle nostre amate sponde suggeriscono tre strade ma alla fine ne resta una sola, essendo praticamente impraticabili le altre due perché troppo radicali. E la strada e’ quella che da queste colonne si suggeriva (ne parlò ad esempio il deputato Demetrio Battaglia): ritornare cioè almeno alla situazione di 30 anni fa, quando la politica era più forte dell’amministrazione ed entro certi limiti la teneva in pugno. Ma qui scatta l’inghippo: né burocrazie e né magistrature (col plurale come si vede) hanno interesse a permettere un rafforzamento della politica, ammesso che ne abbia la forza. Il punto e’ proprio quello di tenere una politica debole e sottomessa come oggi.

  Immaginiamoci come tutto questo ragionamento sia decuplicato in quanto ad effetti dalle nostre parti. Angelo Panebianco notava tempo fa come queste caste riescono persino a convincere una disinformata opinione pubblica che la difesa della burocrazia coincide spesso con la difesa della democrazia! Quindi si tratta di una battaglia lunga, difficile, che paga il dazio a tare storiche del nostro paese come la moltiplicazione delle regole che aumenta il potere discrezionale e rende incontrollabile la burocrazia. Ma il non tentarci nemmeno alla fin fine significa una sola cosa: consegnare il potere a chi non ha avuto alcuna delega dal popolo, minare uno dei cardini della democrazia, consegnarsi e consegnare il potere a chi con quella ipertrofia di regole e cavilli apre grandi spazi alla corruttela e a tutto quello che ne consegue. In Calabria ne sappiamo qualcosa.