Direttore: Aldo Varano    

L’INTERVENTO. L’Urlo di Oliverio

L’INTERVENTO. L’Urlo di Oliverio
popolo    Come giudicare l’urlo del presidente Oliverio? Che dire della sua “minaccia” di incatenarsi dinanzi a Palazzo Chigi per chiedere al governo di rimuovere il regime di commissariamento della sanità calabrese? Non credo che il presidente lo farà mai e se anche lo facesse i risultati non sarebbero clamorosi.

Lo dico con grande amarezza per la stima che gli porto ma si ha l’impressione che Oliverio sia drammaticamente “solo” ed è altra cosa rispetto al “suo” popolo. “Solo” in quanto il “suo” partito s’è liquefatto e quello che rimane può solo danneggiarlo nella evidente pretesa di esigere dazi e balzelli come pegno di un impalpabile sostegno. “Solo” perché i sindacati sono parte del problema e perché stiamo vivendo una pagina nera nella storia della democrazia calabrese.

Il Presidente è una persona intelligente e con una vista lunga in grado di vedere perfettamente la catastrofe che si profila all’orizzonte. Vede le sue idee di governo perdere quota sino a fracassarsi al suolo, comprende che i poteri che hanno annesso e dominato la Regione sin dal 1970 stanno per vincere ancora e su tutti i fronti; lo hanno circondato da ogni lato e probabilmente Egli sente l’istinto di lottare… ma con quali forze? Contro chi? In quale direzione? Tenta di rompere l’assedio con un gesto clamoroso…. ma  servirebbe a qualcosa? 
Ho paura di no!

Anzi al punto in cui siamo arrivati sicuramente “no”, anche perché l’attuale maggioranza regionale (al pari della minoranza) sembra godere dello stato di prigionia dorata nei palazzi del potere. Ci può anche stare il gesto forte, clamoroso, dirompente (e l’incatenamento di un presidente della Regione sarebbe tale) ma questo potrebbe avere una qualche efficacia solo se sostenuto da un popolo che prova la stessa indignazione, individua gli stessi “nemici”, concorda sullo stesso progetto di governo. La storia è fatta anche di “segnali” clamorosi che però diventano “storici” solo quando, pur compiute da una singola persona o da una minoranza, intercettano e si collegano allo stato d’animo latente in un intero popolo. Altrimenti diventano retorici … nonostante le migliori intenzioni di chi li compie.

Il governo Oliverio è nato con una menomazione  democratica, infatti nel 2014 sono andati a votare meno della metà degli elettori calabresi. Una situazione grave ma non riconducibile ad Oliverio o a Wanda Ferro. In quasi mezzo secolo, ogni giorno s’è scavato un solco tra ente Regione e popolo calabrese. Ora quel solco è diventato un baratro facendo diventare la Regione una istituzione senza popolo tenuta in ostaggio nei palazzi dalla casta politico-burocratica .

La vittoria di Mario Oliverio, uomo con una storia ben definita, avrebbe avuto un senso solo se non si fosse trasformata in mera gestione del potere. Qualora avesse rotto la storica e sostanziale continuità di governo. Soltanto se avesse avuto il coraggio di frantumare il consolidato “potere” regionale per creare le condizioni necessarie per collegarsi a coloro che ne sono stati storicamente gli “esclusi” cioè la stragrande maggioranza dei cittadini calabresi.

Se Oliverio avesse operato una tale opzione avrebbe salvato la Regione, dato di nuovo un senso alla parola “Sinistra”, e reso i calabresi protagonisti del loro riscatto. L’eventuale incatenamento sotto Palazzo Chigi – a quel punto-avrebbe avuto un senso ed un’eco nazionale. Sarebbe stato il simbolo non di un presidente incatenato perché disperato ma di un intero popolo che non sopporta più le catene. Non uno dei tanti governatori che chiedono qualcosa al governo centrale, bensì un Presidente che pretende di esser messo in condizioni di tagliare antichi privilegi, insopportabili sprechi, gravi disservizi, gravosi profitti che pesano come macigni sulla nostra sanità.

Tagliare oggi ai pochi, per garantire già da domani la salute a tutti. Una scelta radicale tesa anche a rifondare la nostra democrazia agonizzante, a ridare dignità alla politica calabrese, a salvaguardare l’immagine della Calabria. Non è andata così! Almeno, finora non è andata così…..

Per recuperare il tempo perduto, Oliverio non dovrebbe incatenarsi a Roma ma liberarsi dalle “catene” della “politica” calabrese.

Caro Presidente, i limiti che ho cercato di rilevare nei tre anni passati di governo regionale non sono assolutamente di carattere personale.  Probabilmente nessuno di noi - e certamente non io- avrebbe saputo far meglio. Il limite però c’è! E’ grave ed è politico.

Lei -secondo me- avrebbe una missione “storica” da compiere: strappare il governo regionale dalle mani dei  “soliti noti” per riconsegnarlo alla gente comune. Lei non vincerà alcuna sfida se combatterà una sua battaglia personale con il governo centrale e contemporaneamente sarà debole in un eventuale confronto con le forze che storicamente controllano anche il respiro nella Regione Calabria. Occorre buttare sul tavolo il peso di centinaia di migliaia di calabresi che vivono l’attuale momento tra rassegnazione ed  indignazione da un lato  e voglia di protagonismo e di riscatto dall’altro.

Se oggi Ella si incatenasse, ben pochi la capirebbero ed ancora meno la seguirebbero. Sul problema della sanità c’è un “esercito” pronto a “marciare” - in maniera composta e democratica- in ogni angolo della Calabria. Ovviamente chiede che la demagogia ceda il posto ad una piattaforma concreta in cui ogni calabrese possa riconoscersi. Chiede che prima di fare i conti con “Roma” si sia capaci di farli in Calabria.

E’ difficile, ma perché non uscire da “palazzo”? Perché non saldarsi con il proprio popolo? Perché non venir fuori dalla “palude” in cui ci guazzano gli oligarchi? Solo in un tal contesto un presidente che si incatena diventerebbe un simbolo per tutti. Il suo gesto verrebbe letto non come un segnale di impotenza ma come “urlo” collettivo di riscossa.