Direttore: Aldo Varano    

L’ANALISI. E se il M5s fosse già in calo? La partita Cdx e Csx

L’ANALISI. E se il M5s fosse già in calo? La partita Cdx e Csx
m5sgr Tre giornali: Il Dubbio, il Corriere della Sera (Franco, 8 novembre) e Repubblica (Folli, 18 novembre) hanno ipotizzato che il voto siciliano possa aver segnato la massima espansione possibile del M5s non solo in Sicilia, ma in Italia. Ora potrebbe iniziare l’arretramento. Ma la valutazione è fondata su un dato sbagliato: il voto siciliano non è stato il punto di massima espansione del M5s ma il primo consistente arretramento grillino in Italia. Un dato, quindi, che costringe a ripensare parte delle analisi che si rincorrono nel paese. La Sicilia è l’unico caso in Italia di un voto del M5s ripetuto più volte con stesso elettorato, stesso territorio, stessa ampiezza. Consente una misurazione corretta non più fondata sui sondaggi ma su voti reali di persone in carne ed ossa contate una ad una.

Le date siciliane da tener d’occhio sono: 2012 (regionali), 2013 (politiche), 2017 (regionali). Il 2012 c’è in Sicilia l’esordio del M5s in una competizione d’importanza nazionale (il precedente di Parma è già bruciato dalle rotture). Il successo è notevole: 14,90%. Ma la data decisiva è il 2013 che provoca una profonda rottura del sistema politico italiano che da paese bipolare diventa tripolare proprio grazie all’exploit del M5s. I 5s si presentano all’Italia come una minoranza tanto potente da ridurre a minoranza gli altri protagonisti della vita politica italiana. Nell’occasione in Sicilia il M5s trionfa con 8 punti in più della media nazionale. E’ l’isola (con la sua fama di anticipatrice dei processi nazionali) a costruire nell’immaginario del paese il M5s come probabile candidato per la guida dell’Italia.

Il voto siciliano delle scorse settimane, letto coi dati veri, diventa decisivo per capire cosa sta e cosa potrebbe accadere in Italia. Per questo un conto è immaginare che i 5s abbiano raggiunto il massimo di consenso pur ipotizzando che possano arretrare (ma sarebbe impossibile escludere il contrario) altro conto è prendere atto che il M5s, al primo tagliano di controllo, perde voti e non in modo insignificante.

E’ vero che gli analisti, nelle confuse ore successive allo spoglio siciliano avevano segnalato una perdita di 7 punti dei 5s. Ma non si era compresa la dimensione del fenomeno. Coi calcoli precisi, invece, il dato diventa pesantissimo. In Sicilia il M5s nel 2013 conquistò 843.557 voti, cioè il 33%. Superò il 31,4 della coalizione di Berlusconi e fece mangiare la polvere al centro sinistra di Bersani che si fermò al 21,5. Ora invece il M5s ottiene 513.359 voti. Il che significa che 330mila e 198 siciliani in carne e ossa che avevano votato 5s nel 2013 lo hanno abbandonato nel 2017. Grillo tra le politiche e le regionali perde il 40% dei propri elettori, contati uno per uno. Una catastrofe nascosta dal voto disgiunto e appena appena rivelata dalle confuse manovre di Di Maio che sfida Renzi convinto di vincere in Sicilia, ma si ritira quando capisce e/o gli spiegano il disastro.

L’analisi dei tre tornanti elettorali rivela quindi retroscena e retropensieri. Grillo aveva scelto la Sicilia per la partita della vita certo di stravincere. Bastava (ri)prendere i voti del 2013 per conquistare, con certezza matematica, l’isola e farne un’autostrada per palazzo Chigi (Musumeci vince, maggioranza del parlamento siciliano compresa, con 14mila voti in meno di quelli presi da Grillo nel 2013).

Si può obiettare che non è corretto confrontare elezioni non omogenee. Ma l’obiezione ignora la rottura di sistema del 2013, e la connessa instabilità derivata, che hanno attribuito a tutti gli appuntamenti elettorali identico valore nazionale (vedi i casi di Roma, Liguria e altre realtà; perfino quando il successo non è numerico ma dipende dal meccanismo elettorale). Si può obiettare che l’affluenza alle urne tra voto nazionale e regionale in Sicilia è diversa; ed è vero. Che è diverso il peso clientelare, ed è falso. Argomenti che, comunque e nella migliore delle ipotesi, cancellano la presunta e pretesa diversità del M5s indebolendone carisma e credibilità.

Le conseguenze sono consistenti. Il voto racconta un possibile scenario dell’Italia futura inedito tra analisti e commentatori e pone interrogativi controcorrente: il prossimo scontro elettorale sarà veramente tripolare tra centro destra centro sinistra e M5s? Oppure si risolverà, variante immediatamente successiva, nello scontro da centro destra e M5s? O, terza ipotesi, la partita sarà tra centro destra e centro sinistra con un M5s marginale?

La Sicilia racconta che il centro-destra (col trattino) si riprende i voti ceduti al M5s nel 2013. Berlusconi allora perdente al 31,4 ritorna ora al 42,10. Mentre il centro sinistra, allora con Bersani fermo al 21,5, vede ora perfino una crescita delle proprie liste al 25,40. Insomma, il centro destra tornato credibile, perché schiera di nuovo Berlusconi e, soprattutto, si presenta unito e vincente, riassorbe il proprio elettorato svuotando il M5s che non riesce a scalfire il blocco dell’astensionismo. Se la tendenza verificata nell’isola dovesse riprodursi nazionalmente il M5s perderebbe peso rispetto al 2013 quando si collocò terzo (25,55) dopo il quasi pareggio tra Bersani (29,55) e Berlusconi (29,18). Il voto propone anche un’indicazione per la Sinistra Purosangue (copyright di Luca Ricolfi): non riesce ad assorbire voti né dall’astensionismo né dal centro sinistra.

In questo caso, lo scontro tra centro destra e centro sinistra sarebbe frontale. Ma tenendo presenti gli scenari attuali il centro destra unito avrebbe buon gioco a vincere, specie rispetto a un centro sinistra che sembra conoscere solo le arti della differenza e della rottura.

*già apparso sul Dubbio