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VERSO IL VOTO. Centro destra e M5s, il duello che non c'è (1)

VERSO IL VOTO. Centro destra e M5s, il duello che non c'è (1)
E’ come se fosse scattato un potente algoritmo grazie al quale più si avvicinano le elezioni meno quadrano i conti e più crescono i paradossi. Iniziamo da un conto che non torna.   Il centro destra viene dato vincente. Tanto che i giornali spediscono i loro inviati di punta nei ministeri o nelle stanze dell’alta burocrazia perché raccontino tensioni e nervosismi che accompagnano i riposizionamenti dei dirigenti dello Stato in attesa dell’irrompere della nuova marea berlusconiana. Un voltagabbanismo (di massa) che non avrebbe nulla da invidiare a quello (addirittura più sobrio) dei parlamentari. Le analisi del voto regionale siciliano hanno diffuso il convincimento di un successo nazionale. Al Cdx italiano potrebbe accadere quel che è successo nell’isola. Diviso alle precedenti elezioni siciliane tra Musumeci e Miccichè, gli è bastato ricompattarsi (cioè il Cdx s'è ripreso i voti di Micciché) in un unico Cdx per (ri)conquistare (quasi) tutti i voti e tornare al trionfo. Il Cdx alle prossime elezioni potrebbe rifare il botto riappropriandosi dei voti che nel 2013 gli vennero sfilati dal M5s (allora la Casa delle Libertà perse 7mln e 141mila voti mentre Grillo ne conquistò 8mln e 689mila). Va ricordato che Grillo non sfilò voti soltanto al Cdx. Ma i numeri dicono che dentro il partito di Grillo c’è in stand by un consistente partitino del Cavaliere. Riunificando questi due blocchi, l’attuale Cdx e il partitino attualmente rifugiato presso la Casaleggio, il gioco è fatto. E pare proprio che così stia andando.

Ma qui c’è la prima cosa che non torna. Se Berlusconi riunifica l’attuale Cdx al partito che gli sta tenendo Grillo significa che i 5s restituiscono i voti sottratti a Berlusconi e subiranno una notevole cura dimagrante. Problema: Grillo, in questo caso, dove prende la montagna di voti per rimpiazzare la restituzione di quelli tolti a suo tempo al Cavaliere per poter giocare da primo competitor contro il Cdx (in crescita) nella partita per la conquista del Palazzo, secondo i dettami imposti da gran parte (non tutti) gli osservatori, dal Fatto e dalla Gruber col giochino: Lei chi sceglie tra Grillo e Berlusconi? In realtà, al momento, Cdx e M5s sono collegati: se sale uno scende l’altro, e viceversa.

Di questo legame c’è tra gli interessati consapevolezza. Berlusconi ripete un giorno sì e l’altro pure che il problema italiano è quello di fermare il M5s che rappresenta un grande pericolo per l’Europa. Insomma, è il nemico da abbattere (e non lo dice solo per nascondere i pericoli che vengono da Salvini e FdI che nulla hanno da invidiare al populismo dei 5s). E Di Maio, la sera stessa del colpo ricevuto in Sicilia rinunciò al dibattito con Renzi annunciando che il nemico era il Cdx di Berlusconi. Entrambi si sono scelti con la stessa determinazione (e inutilità) dei Duellanti di Joseph Conrad.

Certo, il legame tra i due blocchi potrebbe essere risolto attingendo dal grande mare dell’astensione. Ma la speranza è debole e, fin qui, i fatti hanno sempre smentito questa ipotesi. Nessuno (non soltanto i 5s) è riuscito fino ad ora ad allungare le mani sul tesoro dell’astensione. Non è riuscito il Pd di Renzi, non ce l’ha fatta il M5s né in Sicilia, né ad Ostia, né altrove. Non c’è riuscita la sinistra radicale, se non nei sondaggi (a pagamento) che la davano in Sicilia al 15% e più forte del Pd. L’unica volta in cui la massa astensionista, da quando s’è formata, ha deciso (in parte) d’intervenire è stato nelle elezioni referendarie, ma resta un mistero in che misura lo abbia fatto per il sì o il no. Il dilemma, allo stato dei fatti, è quindi chiaro: o non è vero che il Cdx svetta verso un forte recupero elettorale, o non è vero che lo scontro si giocherà tra Berlusconi e M5s con una massa tendenzialmente uguale di voti.