Direttore: Aldo Varano    

VERSO IL VOTO. Berlusconi, Gentiloni e la mossa del cavallo

VERSO IL VOTO. Berlusconi, Gentiloni e la mossa del cavallo
berl Con l'indicazione di mantenere il governo Gentiloni se nessuno avrà la maggioranza dopo le elezioni, Berlusconi ha fatto la mossa del cavallo. Si tratta di un primo scacco in attesa del matto. Intanto confonde tutti, spiazza Salvini e la Meloni e impone se stesso e la sua mossa al dibattito politico. I giornali, infatti, ora in gran parte rovistano tra le baruffe del centro destra anziché spiegare che la mossa di B. punta al controllo dell’intera scacchiera. L’esito a tratti è perfino buffo coi quotidiani di destra che bombardano Gentiloni (che fa “peggiorare l’Italia” e/o è “vecchio” e lo vorrebbero “rifilare” agli italiani) mentre B lo indica come futuro presidente del Consiglio se il paese dovesse rischiare di sprofondare nel burrone dell'istgabilità e bisognerà salvarlo.

La dichiarazione è nitida e chiara: “Senza vincitori a Palazzo Chigi resti Gentiloni”. Non un'incidentale sfuggita ma un progetto strategico che valuta con precisione la condizione attuale del paese, difficoltà aspettative speranze, ed offre da subito, in solitudine e perfino contro le proprie armate, la soluzione. Berlusconi è convinto che la tensione e l’ansia degli italiani siano alte e che il paese si trovi sull’orlo di una crisi di nervi, o che abbia addirittura iniziato a precipitarvi. Su questo il Cavaliere (ex) ha ragione. La sensazione che nessuno dopo le elezioni avrà la maggioranza in parlamento è diffusa dalle Alpi a Pantelleria, specie tra gli strati che hanno maggior peso economico, politico e culturale; veicoli importanti per la formazione dell’opinione pubblica (e il voto). Le difficoltà politiche – scissioni, arrocchi, abbandoni - appaiono in stridente contrasto con l’interesse e il sentire del paese. Accade proprio quando i dati della nostra economia finalmente segnalano unanimi l’inseguita ripresa sia pure accompagnata da dubbi e riserve connessi alla debolezza dei nostri fondamentali. Il centro sinistra, che pure a questo risultato ha lavorato, invece di giocarselo contro gli avversari appare incapace di tranquillizzare il paese, impegnato com’è in una guerra che ha per obiettivo, piaccia o no, l’annientamento di una sua parte e quindi l’indebolimento del suo insieme.

B., è questo il suo primo obiettivo, si propone a questa Italia disconnessa come il più coerente garante della stabilità e della sicurezza, garantisce che penserà prima di tutto al paese e non alla sua parte. Di più, il capo del centro destra si accredita come un politico che pur di dare certezze all’Italia mette a rischio le sue alleanze con la Lega del “capriccioso” Salvini e coi fascio-fratelli della Meloni.

La mossa del cavallo, secondo vantaggio, finisce con l’esaltare la rissosità e le chiusure di tutti gli altri partiti e movimenti rispetto agli interessi di fondo degli italiani. Colpisce in pieno la sinistra concentrata nell’operazione che da sempre affronta con entusiasmo: rotture e scissioni. La scelta di Gentiloni, terzo vantaggio, è azzeccata perché Gentiloni è già stato verificato dagli italiani che lo hanno sperimentato imparando ad aver fiducia in lui, anche in contrapposizione a Renzi, ai dirigenti Pd, agli scissionisti di LeU, ai senzamestiere politico dei 5*. Così il paradosso diventa straordinario: Berlusconi, uno dei grandi capi dell’opposizione, allunga le mani per impadronirsi e lucrare una parte del consenso raccolto da Gentiloni con cui il leader di Fi cerca di far scattare negli italiani un’identificazione. Lo aiuta Confalonieri che rilancia la vecchia battuta: “Quello di Gentiloni è il miglior governo del ventennio berlusconiano”.

Certo, il Cavaliere sa che bisogna dire che la propria merce è sempre la migliore e più apprezzata sul mercato. Assicura, come tutti gli altri (forse con qualche chances in più), che sarà lui a vincere le elezioni (più probabile: ad arrivare primo pur restando senza maggioranza) e che quindi avrà peso sul prossimo governo. Ma se non capitasse sarà tutto chiaro. Anche D’Alema in passato ha affrontato lo stesso tema: “Se non ci fosse nessuna maggioranza, le forze politiche che vorranno salvare la democrazia dovranno sostenere un governo che sia al di sopra delle parti e garantisca una seria riforma del sistema. Condivisa, non imposta da qualcuno in modo improvvisato” (Corsera, 27 settembre). Chi legge s’inquieta. Sospetta poteri forti, Mario Monti e la Fornero. Manovre, lungaggini, veti contrapposti conditi da un chissà come andrà a finire. Volete mettere con l’usato sicuro di Gentiloni?