Direttore: Aldo Varano    

VERSO IL VOTO. Elezioni, sondaggi e depistaggi

VERSO IL VOTO. Elezioni, sondaggi e depistaggi
sondaggi Leggete il passo che segue e tentate d’immaginare chi potrebbe averlo scritto.

“I sondaggi, si sa, sono fotografie (talora sfocate), non oracoli. Tuttavia possono influenzare le opinioni e i comportamenti di voto di molti elettori, incerti e non”.

Voi pensate di avere indovinato. Ma (quasi) certamente vi sbagliate.

L’Autore, che pure non lo afferma mai con nettezza, sostiene che i sondaggi non mantengono quel che promettono. Sono, la parola è un po’ (solo un po’) forzata: una truffa. Non per chi li commissiona e utilizza. Ma per chi li legge e ascolta, e li subisce. Si leggono o ascoltano pensando che, sia pure in modo approssimativo, riflettono i rapporti di forza politici che in quel momento si sono affermati nel paese. Errore. Sono fotografie, per giunta sfocate. Non un oracolo. Quindi, estranei e lontani dalla verità. Ma allora perché vengono propinati un giorno sì e l’altro pure? Il nostro Autore, in modo accorto, lo rivela: “influenzano le opinioni e i comportamenti di voto” degli elettori. Traduco: i sondaggi fanno guadagnare e perdere voti perché la loro lettura influenza chi li legge facendo crescere o abbassare il consenso dei partiti. Ovviamente, viene taciuto che i sondaggi costano fior di quattrini a chi li commissiona. Ed è quindi lecito immaginare che sondaggisti e istituti di sondaggio siano portati (per carità, in modo naturale e in buona fede!) a tener conto degli interessi di chi paga e quindi (certo, involontariamente!) aiutano chi sborsa i quattrini rifilando dati che registrano la buona salute di chi paga, o comunque dati che aiutano il cliente. Anche quando i sondaggi li ordinano giornali e Tv il meccanismo è identico. 

Si immagina che i sondaggi siano una rilevazione oggettiva degli orientamenti dell’opinione pubblica. Quindi, uno pensa che i partiti e/o i leader politici li acquistino (questo fanno: li acquistano e ne diventano proprietari con il diritto di distribuirli o nasconderli) per meglio calibrare le loro posizioni e capire cosa vuole l’opinione pubblica (la funzione un tempo assolta dai partiti). Invece, il nostro autorevole Autore ci rivela che sono i dati a provocare la crescita o il deperimento dei consensi. Cioè, il sondaggio non rileva la situazione ma contribuisce a determinarla.

Continuiamo a leggere il nostro Autore esattamente dal punto in cui lo abbiamo lasciato:

“Galvanizzano i sostenitori dei partiti in salute e deprimono quelli dei partiti dati per perdenti. In tal senso il pronostico degli italiani è emblematico: uno su tre (33,7%) prevede che alle prossime elezioni si affermerà il centrodestra, il 23 il M5s e solo il 12 ritiene che vincerà il centrosinistra. Ed è questo e non tanto la flessione nelle intenzioni di voto attuale il dato che dovrebbe preoccupare maggiormente il Pd, perché lo “sconfittismo” porta con se tre rischi…”, che vengono elencati dal nostro Autore e vi risparmio.

Insomma, secondo i sondaggi si affermerà il Cdx, ma non significa nulla: non vuol dire che il Cdx sia primo (e magari lo è veramente) ma che la lettura del sondaggio lo spingerà avanti, né significa che il Pd sia l’ultimo dei tre (magari lo è effettivamente). Riassumendo: la pubblicazione dei sondaggi, in questo caso, aiuterà il Cdx, danneggerà il Csx, lascerà nel limbo i 5s.

Insomma, leggendo gli elettori del Cdx verranno galvanizzati, faranno più propaganda e prenderanno più voti; quelli di Csx entreranno in depressione, s’impegneranno di meno sentendosi sconfitti, prenderanno meno voti; i 5s verranno paralizzati e senza essere galvanizzati né depressi resteranno fermi.

***
P.S. Le citazioni sono tratte dall’articolo pubblicato domenica 17 dicembre sulla prima pagina del Corriere della Sera firmato da Nando Pagnoncelli. Il titolo, a pagina 2, è: “La caduta del Pd”. Sotto tre righe di catenaccio: “I dem al 23,4: perso un punto in otto giorni. Ma la sinistra alleata di Renzi balza al 2,8. Stabile Grasso, centrodestra al 36, calo del M5s”.

Questo spiega perché i giornali più diffusi e potenti hanno un sondaggista di fiducia che sforna in continuazione sondaggi sempre sensibili alla linea politica e agli interessi economici del committente.