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L'INTERVENTO. Ma a Reggio dei gioielli di famiglia non se ne occupa nessuno

L'INTERVENTO. Ma a Reggio dei gioielli di famiglia non se ne occupa nessuno
buche   (Riceviamo e pubblichiamo) Nel periodo in cui godevo ancora del privilegio di essere consultato dal futuro sindaco di Reggio su qualsiasi cosa, anche in orari riservati ai familiari e agli amici intimissimi, mi è capitato più volte di esprimere il mio modestissimo parere sulla necessità di riservare energie e risorse alla branca che, di primo acchito, appare avere meno appeal dal punto di vista amministrativo, e cioè: manutenzione ordinaria di strade, marciapiedi, piazze, verde pubblico, edifici pubblici, comprendendo in ciò anche la pulizia quotidiana nello stesso ambito; manutenzione ordinaria del servizio idrico, degli impianti di pubblica illuminazione e di depurazione, dei siti di interesse storico e archeologico.

In sostanza, dicevo al futuro sindaco, è fondamentale concentrare l’attenzione su tutte quelle cose che fanno di una città, o di un qualsiasi centro abitato, un posto normale, come una normale casa di privata abitazione nella quale non appena si usura una serranda la si sostituisce, si fanno le pulizie ogni giorno o quasi, ciò per evitare in primo luogo due problemi: che in un breve lasso di tempo il degrado si impadronisca della casa, e i suoi abitanti comincino a viverci male e a non amare il posto in cui vivono, assumendo di conseguenza comportamenti in grado di accelerare in maniera esponenziale il trend negativo; che, nel momento in cui fatalmente si dovrà decidere di porre rimedio al degrado, si debbano investire risorse molto più ingenti e da reperire in tempi molto rapidi e quindi con maggiore difficoltà e costi sensibilmente maggiori.

Per sintetizzare queste modalità amministrative e gestionali in una sola frase, mi appropriavo di una utilizzata tempo prima dal sindaco di Torino, Chiamparino, che ai suoi concittadini riassumeva il suo programma nei seguenti termini: “Bisogna avere cura dei gioielli di famiglia”. Il futuro sindaco in più occasioni, citandomi, utilizzò questa stessa espressione, mostrando totale condivisione del concetto e del progetto.

A due anni dall’elezione a furor di popolo del sindaco mi chiedo: che fine ha fatto quel proposito?

All’ennesimo annuncio dell’ennesima grande svolta e dell’ennesima rinascita (questa volta legati al collegamento tra il lungomare e il porto), quella che davvero sarebbe stata un grande svolta e una rivoluzione, meritoria, quella sì, delle parole roboanti e altisonanti che sentiamo così spesso, appare sempre più un miraggio che scompare nel deserto del quotidiano avanzare dell’incuria e dell’abbandono.

Non posso elencare tutte le evidenze di questo stato per ragioni di spazio, ma chi legge se le può agevolmente rappresentare tutte, partendo dalle zone lontane dal centro e arrivando al cuore della città, come il Corso Garibaldi, la via Marina, l’area del Tempietto, per fare qualche esempio.

Non può essere sufficiente il meritorio supporto dei privati per manutenere gli spazi pubblici, perché questo si limita per ovvie ragioni di visibilità alle aree più centrali, e anche perché vi sono ambiti nei quali solo la pubblica amministrazione può intervenire efficacemente.

Questa Amministrazione, in sostanza, mutuando i comportamenti del suo punto di riferimento politico, si dedica appassionatamente a tutte quelle cose alle quali non si nega un titolone sul giornale, ma che non incidono, o incidono poco, sulla vivibilità di questo territorio che avrebbe inoltre in nuce, come si dice spesso,  tutti gli ingredienti per essere appetibile dal punto di vista turistico; ma per trasformare questa opportunità in un reale volano economico occorre agire innanzitutto sull’ordinaria amministrazione e sulla cura dei gioielli di famiglia.

Parlare di rinascita a ogni piè sospinto serve a nulla, soprattutto in quanto alla città non mancano altri problemi (‘ndrangheta, corruzione, insufficienza dei trasporti, ecc. ecc., sui quali non mi sono volutamente soffermato) che rendono il quadro complessivo davvero angosciante. Fino a quando non verrà avviata e portata a termine questa vera e propria rivoluzione (se se ne hanno le capacità, beninteso), iniziata dall’Amministrazione Falcomatà (Italo) e poi interrotta da quelle successive, compresa l’attuale, Reggio continuerà a scalare al contrario tutte le classifiche riservate ai capoluoghi di provincia, e lo sviluppo turistico sarà solo una chimera. L’ennesima.