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CALABRIA. Porto di Gioia, la speranza si chiama ZES

CALABRIA. Porto di Gioia, la speranza si chiama ZES
porto5  A metà della scorsa settimana da Roma è arrivata una buona notizia, che ovviamente in Calabria è stata triturata nel battere di un paio d’ore, travolta dalle polemiche sempre eterne su sanità, aerei, bankitalia, baciamano, etc etc.

  Normalità di una terra alle prese con un’emergenza da ansia - vera e indotta - che non smette mai di battere forte, ogni giorno e ogni minuto del giorno, e che altrettanto ovviamente impedisce quindi di cogliere gli spiragli su cui potere lavorare.

  La buona notizia riguarda il decreto Sud del Governo che ha previsto le Zone Economiche Speciali (ZES) prendendo proprio Gioia Tauro come modello predisposto. A Gioia, infatti, l’obiettivo è quello di attrarre capitali anche esteri e favorire l’insediamento di imprese. Il nuovo decreto del Governo ha disposto di rilanciare la competitività dei porti delle regioni meridionali prevedendo appunto l’istituzione delle Zes, dove sono in programma incentivi, agevolazioni fiscali, deroghe normative.

  Questa misura strategica colloca la Calabria in prima fila e ciò grazie al lavoro dell’assessore regionale alla Logistica Francesco Russo, designato all’Autorità Portuale di Gioia. Lo studio relativo alla Zes del porto di Gioia Tauro svolto dalla Regione è di fatto un progetto pilota compatibile con gli orientamenti della Commissione Europea, come aveva già anticipato il ministro De Vincenti.

 Dunque, una buona notizia. Risolve per intero la questione Gioia? Certo che no. Medcenter Container Terminal, l'azienda italo-tedesca che controlla il terminal di Gioia Tauro, è sempre sul piede di guerra con le lettere di licenziamento per circa 400 dipendenti in esubero non ancora allocati nella nuova Agenzia portuale.

   I lavoratori chiedono un Piano di investimenti a lungo termine che valorizzi il ruolo del porto come centro di transhipment.

«Il Porto di Gioia Tauro – dice la deputata di 5 Stelle Federica Dieni – è un'infrastruttura che ha tutte le caratteristiche per diventare un hub strategico. Il governo, però, sembra intenzionato a dirottare il traffico dello scalo della Piana verso altri porti del Nord’’.

  Ora le condizioni favorevoli previste dalla Zes possono aiutare anche questo problema di ricolloco della manodopera per i 380 esuberi del terminalista MCT ma è di tutta evidenza che l’obiettivo è quello di puntare finalmente a far decollare dopo 22 anni e una storia infinita l’intera area, 740 ettari in totale di cui meno di un terzo sono appannaggio delle società terminalistiche e quasi la metà invece destinate alle zone industriali, con incentivi, disponibilità di infrastrutture, immobili, terreni a canoni di locazione ridotti, semplificazione amministrativa e l’assicurazione di procedure snelle e celeri.

  La gestione operativa delle Zes dovrà essere affidata ad un solo ente cui spetterà praticamente tutto: piano di attività, modalità, progettazione e costruzione delle infrastrutture, etc etc.

   Gioia da tutto ciò potrebbe trarne vantaggi enormi e vedremo ora se dalla previsione del decreto governativo si passerà finalmente ai fatti dopo decenni di inutili chiacchiere che hanno ridotto quella grande occasione per tutta la Calabria che era il grande porto ad un sogno sempre più lontano e non visibile. Dato che per la prima volta la Calabria si è data un Assessorato dedicato al porto di Gioia che è nelle sapienti mani del prof. Russo, potremmo una volta tanto essere ottimisti.